Due Europei, 65 medaglie
Le ha vinte l'Italia nell'atletica e nel nuoto, e non è un caso
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Domenica sera sono finiti a Birmingham e a Parigi gli Europei di atletica leggera e gli Europei di nuoto: l’Italia è andata benissimo in entrambi. In tutto gli atleti e le atlete italiane hanno ottenuto 65 medaglie, di cui 23 d’oro. Agli Europei di atletica l’Italia ha vinto il medagliere, mentre in quelli di nuoto è arrivata seconda dietro la Gran Bretagna, vincendo però più medaglie di ogni altro paese (si contano anzitutto gli ori).
Non è la prima volta che l’Italia va così bene agli Europei, ma quest’anno erano l’evento più importante della stagione, anche in vista delle Olimpiadi di Los Angeles del 2028. Tra chi ha vinto gli ori ci sono peraltro giovani atlete come la nuotatrice Sara Curtis o la marciatrice Sofia Fiorini, che a Los Angeles potrebbero puntare al podio alle loro prime Olimpiadi.
Sia per il nuoto che per l’atletica gli Europei sono stati una conferma dopo anni di risultati eccellenti anche a livello mondiale e soprattutto alle Olimpiadi: nel 2024 a Parigi nuoto e atletica portarono all’Italia 9 delle sue 40 medaglie; nel 2021 a Tokyo ne portarono 12 su 40. Sono sport con molti eventi, e quindi molte possibilità di medaglia, ma sono anche tra gli sport più diffusi e quindi con maggiore competizione.
L’Italia aveva già vinto il medagliere agli Europei di atletica nel 2024, che furono a Roma un mese e mezzo prima delle Olimpiadi, in vista delle quali atlete e atleti puntavano a raggiungere il loro picco di forma (furono insomma un po’ meno importanti). Così come nel 2024, anche a questi Europei Nadia Battocletti ha vinto nei 5.000 e nei 10.000 metri, e sia Leonardo Fabbri che Gianmarco Tamberi hanno vinto nel getto del peso e nel salto in alto.
Nell’atletica l’Italia ha vinto anche l’oro nella staffetta 4×400 maschile (con Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati), nella maratona di marcia (sia maschile che femminile, con Massimo Stano e Sofia Fiorini), nel salto in lungo (con Larissa Iapichino) e nel salto triplo sia maschile che femminile (con Dariya Derkach e Andy Díaz Hernández).
Gli ori sarebbero potuti essere perfino un paio di più: il velocista Marcell Jacobs si è infortunato durante la finale dei 100 metri (col tempo che aveva fatto in semifinale avrebbe vinto l’oro) e Lorenzo Simonelli (vincitore della gara sui 110 metri a ostacoli agli Europei di due anni fa) non era presente per problemi fisici.
L’atletica italiana, insomma, continua a ottenere risultati in molte specialità diverse, con atleti e atlete che si riconfermano dopo aver già vinto a livello europeo e mondiale ma anche con giovani che puntano alle Olimpiadi del 2028. Dietro gli atleti più famosi c’è un movimento che vince anche a livello giovanile. I risultati nelle staffette, dove si gareggia in quattro sulle stesse distanze, mostrano inoltre come l’Italia sia forte e competitiva con più di un atleta nella stessa disciplina. Le tante presenze di atleti e atlete italiane in finale, seppur non sul podio, provano che il talento è tanto e diffuso.
«Questa è la squadra più forte di sempre», ha detto dopo la fine degli Europei Stefano Mei, presidente della FIDAL, la federazione italiana di atletica leggera. È sempre più vero che l’eccezionale risultato alle Olimpiadi del 2021, in cui l’Italia vinse cinque ori, compreso quello nei 100 metri, non fu un evento estemporaneo, un exploit sbucato dal nulla, ma anzi, per molti versi, solo l’inizio di qualcosa di rilevante e duraturo.
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Le cose vanno altrettanto bene nel nuoto, in cui prima del 2000 l’Italia non era poi così forte. In un secolo di Olimpiadi, dal 1896 al 1996, aveva vinto solo 7 medaglie, di cui nessuna d’oro. Nelle sette edizioni tra il 2000 e il 2024, ne ha vinte 24, di cui 7 d’oro.
Negli ultimi anni nel nuoto – e più in generale negli sport acquatici, che comprendono anche tuffi e nuoto in acque libere – l’Italia va sempre meglio: Simona Quadarella, Gregorio Paltrinieri, Thomas Ceccon, Ginevra Taddeucci, Sara Curtis, Nicolò Martinenghi e Chiara Pellacani sono tra i migliori al mondo nelle rispettive specialità, anche quando agli avversari europei si aggiungono quelli del resto del mondo.
Anche Paolo Barelli, dal 2000 presidente della FIN, la federazione degli sport acquatici, è comprensibilmente molto soddisfatto. A Repubblica ha parlato di un «sistema virtuoso» che poggia su basi diverse da quelle che sostengono il nuoto negli altri paesi d’Europa. Secondo Barelli, che è anche deputato di Forza Italia e sottosegretario ai Rapporti con il parlamento, il nuoto in Italia funziona grazie all’«enorme sforzo delle società sportive, del volontariato, dei gruppi militari e dei migliori tecnici».
Nel 2009 venne creato il centro federale di Ostia Lido, un polo d’alto livello per gli allenamenti vicino a Roma. Secondo diversi osservatori fu un momento di svolta: adesso i centri federali sono oltre una decina e a breve se ne aggiungeranno altri. Il tutto mentre i costi di gestione crescono molto: l’energia per mantenere una piscina costa quattro volte di più di quanto costava nel 2019, dice Barelli.
Sia atletica che nuoto riescono a sostenersi anche grazie a decine di milioni di contributi pubblici. La FIN ha preso quasi due milioni in più rispetto al 2025, per esempio, anche se quasi il 60 per cento dei suoi ricavi (circa 43 milioni di euro in totale) arriva da sponsorizzazioni.
Sia atletica che nuoto hanno inoltre un ottimo bacino di praticanti. Il nuoto ha un milione e mezzo di iscritti (un dato quasi uguale al numero di tesserati alla FIGC nel calcio, lo sport più popolare) e circa 1.500 società affiliate alla federazione. Nell’atletica i tesserati alla FIDAL sono quasi raddoppiati dal 2001 al 2024 (da 125mila a 243mila) e i giovani tesserati sono aumentati del 39 per cento tra il 2020 e il 2024.
Un gran numero di praticanti facilita il ricambio generazionale e di conseguenza aumenta la possibilità di trovare e crescere atleti o atlete di talento in ognuna delle tante discipline, distanze e specialità dell’atletica e degli sport acquatici.
A volte alcuni settori entrano in difficoltà (è il caso delle specialità veloci del nuoto maschile, la cui 4×100 stile libero era una volta il punto di forza e agli Europei è stata eliminata nelle batterie), ma vengono rimpiazzati da altri atleti in altre gare: per la prima volta, per esempio, un’italiana ha vinto una medaglia agli Europei nei 100 metri stile libero.
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