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  • Domenica 16 agosto 2026

La Juventus del Palio di Siena

Per la Contrada dell'Oca vincere è l'unica cosa che conta

Lo stemma della contrada dell'Oca (Ansa/Claudio Giovannini)
Lo stemma della contrada dell'Oca (Ansa/Claudio Giovannini)
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Poche persone conoscono il Palio di Siena come il fantino Andrea Degortes, meglio conosciuto come “Aceto”. Lo ha vinto 14 volte, più di chiunque altro, e in 5 occasioni l’ha fatto correndo per la contrada più vittoriosa di sempre, che in città ha una considerazione simile a quella che la Juventus ha nel calcio italiano: l’Oca.

In un’intervista di qualche anno fa, lo stesso Degortes paragonò l’Oca alla squadra torinese per via dei suoi molti successi, enormemente superiori a quelli ottenuti dalle altre 16 contrade senesi e difficilmente superabili, ma anche per altre affinità.

In città l’Oca ha la fama della contrada con la dirigenza più illuminata. È la più abile nella gestione delle finanze, nella scelta dei fantini e nella definizione di tutto quell’insieme di alleanze più o meno tollerate che influiscono sull’esito della corsa: quella per cui vincere è l’unica cosa che conta, insomma.

Si riconosce per via del suo stemma, un’oca con corona reale che porta al collo la croce sabauda. Ha vinto il Palio 67 volte, sedici in più della Chiocciola, la contrada che la segue nell’albo d’oro. E, un po’ come la Juventus, tende ad attribuirsi arbitrariamente qualche vittoria in più rispetto al conteggio ufficiale riconosciuto dal comune. Si autoattribuisce infatti il Palio del 17 agosto 1874, corso “alla romana” (una formula speciale in cui i cavalli sono divisi in più batterie eliminatorie e i rispettivi vincitori si sfidano poi nella corsa finale) e vinto dal fantino Angelo Romualdi detto Girocche.

(ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI)

A Siena, città che ha costruito una vasta mitologia attorno agli aneddoti del Palio e all’astuzia spregiudicata dei capitani delle contrade, è rimasto celebre anche il broglio con cui l’Oca si aggiudicò la corsa del 4 luglio 1858. L’Oca aveva poche possibilità di vincere. Aveva preso accordi con Gano di Catera, un fantino molto poco esperto e che fino a quel momento non aveva mai vinto una “carriera”, il nome con cui a Siena viene definita la corsa.

Era andata male anche la cosiddetta “tratta”, la cerimonia ufficiale in cui avviene l’assegnazione a sorte dei cavalli alle contrade: all’Oca toccò infatti “Trattienti”, un cavallo marrone dall’aspetto piuttosto anonimo che doveva il nome alla sua proverbiale lentezza (“trattienti” in toscano antico significa “trattieniti”). Ma il caso volle che, qualche giorno prima del Palio, da Fontebranda passò un prete con un cavallo che assomigliava a Trattienti. Vista la situazione difficile in cui si erano infilati, i contradaioli decisero di testarne la condizione.

Si resero conto che era velocissimo e decisero così di scambiarlo con Trattienti: il cavallo del prete corse al posto di quello assegnato all’Oca, che venne tenuto nascosto nella stalla, e vinse il Palio.

L’Oca porta avanti una rivalità antichissima con la contrada della Torre, dovuta in parte al prestigio del territorio che occupano: la prima comprende Fontebranda e la casa in cui nacque Santa Caterina, la figura religiosa più importante di Siena; la seconda invece confina con piazza del Campo e comprende la torre del Mangia, uno dei monumenti storici della città.

Ma la storia dei dissapori tra Oca e Torre è legata anche ad altri motivi: per esempio, nella prima metà dell’Ottocento le due contrade si contesero le prestazioni del miglior fantino dell’epoca, Francesco Santini (che come tutti nel Palio aveva un soprannome: “Gobbo Saragiolo”), che lo vinse tre volte per l’Oca e cinque volte per la Torre. A livello di vittorie complessive, comunque, non c’è paragone: la Torre ha infatti vinto il Palio 45 volte, 22 in meno della contrada rivale.

Anche in questo caso, secondo Degortes un paragone calcistico può essere utile a far comprendere meglio i rapporti che legano le due contrade a chi sa poco o nulla del Palio: «La Torre mi fa venire a mente l’Inter, tanti soldi buttati per montare fantini inadatti». Un riferimento soprattutto all’Inter di fine anni Novanta e dei primi Duemila, che investì molti soldi nel calciomercato senza vincere grandi trofei.

(ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI)

L’Oca ha vinto nel 2025 il Palio di Provenzano, uno dei due che si corrono ogni anno, e sarà al canape anche nel prossimo, quello dell’Assunta, in programma il 16 agosto. Negli ultimi anni ha vinto soprattutto con Giovanni Atzeni, detto “Tittia”, uno dei più dominanti nella storia del Palio, nel 2007, nel 2011, nel 2013, nel 2023 e nel 2025.

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