Foto di un’estate piena di alghe, sul Po a Torino in secca

Continuano a occupare ampi tratti del fiume, nonostante cinque settimane di interventi

Torino, 27 giugno 2026 (Mauro Ujetto/LaPresse)
Torino, 27 giugno 2026 (Mauro Ujetto/LaPresse)
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Le temperature ampiamente sopra la media stagionale e la scarsità di pioggia hanno favorito sul Po la proliferazione di alghe, di piante acquatiche e anche di alcune specie invasive che hanno ricoperto ampi tratti di fiume e creato disagi soprattutto a Torino, che è attraversata dal Po per circa 9 chilometri. In molti punti il fiume è diventato una distesa densa e verde: in estate non è una novità, ma quest’anno è successo prima del solito, già tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, e in modo massiccio. Per ora le soluzioni adottate sono state insufficienti.

Secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) del Piemonte, a giugno del 2026 le precipitazioni medie sul bacino del Po sono state pari a circa 62 millimetri, il 36 per cento in meno rispetto alla media mensile registrata tra il 1991 e il 2020. A luglio è andata peggio: sono caduti mediamente circa 33 millimetri di pioggia, il 54 per cento in meno rispetto alla media 1991-2020. La tendenza si era già vista ampiamente ad aprile e maggio, quando è stata registrata una diminuzione delle piogge rispettivamente del 56 e del 44 per cento.

Il livello dell’acqua più basso, le temperature più elevate e la riduzione della corrente – che a sua volta favorisce il riscaldamento dello strato d’acqua più superficiale – creano un ambiente perfetto per la proliferazione delle piante, facilitata poi dagli scarichi e dai residui agricoli provenienti da monte, che agiscono da fertilizzante.

A Torino una delle zone più colpite dal ristagno di alghe è quella dei Murazzi, gli argini del fiume che un tempo venivano usati come approdi per le barche e dove oggi si trovano molti locali frequentati soprattutto la sera. Ma la situazione è critica anche al Ponte Isabella, nell’area davanti a piazza Vittorio Veneto (forse la più famosa di Torino e anche questa frequentatissima), e nel tratto di fiume più vicino alla diga Michelotti, dove la corrente rallenta favorendo non solo la proliferazione della vegetazione, ma i cattivi odori e la diffusione di sciami di insetti e zanzare.

Quando gli ammassi diventano estesi possono avere conseguenze sull’ossigenazione e sulla fauna acquatica, e trattenere i rifiuti. Oltre a modificare il paesaggio le alghe stanno infine rendendo complicate le attività nautiche. I circoli di canottaggio e le società sportive torinesi hanno segnalato difficoltà negli allenamenti, poiché i remi e le imbarcazioni si impigliano nella vegetazione sommersa (come emerge bene in questo reportage di Repubblica).

Per affrontare la situazione dall’11 giugno al 17 luglio il comune di Torino ha effettuato degli interventi di rimozione meccanica delle alghe, grazie a un escavatore posizionato su una chiatta galleggiante che ha raccolto almeno 200 tonnellate di vegetazione. Le operazioni, che sono costate circa 100mila euro, sono state organizzate cercando di limitare il rischio che frammenti di piante restassero in acqua, favorendone ulteriormente la diffusione: molte specie invasive sono infatti in grado di riprodursi a partire da piccole porzioni del fusto. Dopodiché, grazie alla collaborazione con la società Amiat, che in città gestisce i rifiuti, il materiale recuperato è stato trasferito a terra per lo smaltimento e la trasformazione in compost da usare in agricoltura.

Mezzi al lavoro per ripulire il Po della alghe, Torino, 11 giugno 2026 (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Parte degli interventi è stata fatta manualmente per liberare gli accessi ai pontili e i canali stretti, dove i grossi macchinari non riescono ad arrivare. Le operazioni sono state portate avanti con il lavoro di volontari che hanno utilizzato rastrelli e reti direttamente dalle sponde o da piccole imbarcazioni: raccogliere la pianta a mano permette di strappare i filamenti insieme alle radici, rallentando la velocità di riproduzione della pianta.

Nonostante gli interventi, anche a causa del caldo persistente il problema non è stato risolto, e in diversi tratti di fiume le piante sono tornate a occupare ampie superfici. Per questa ragione, a fine luglio il comune ha richiesto il supporto della protezione civile per monitorare le sponde e pianificare nuove raccolte manuali settimanali nei punti dove la puzza e gli insetti stanno creando i disagi maggiori.

Finora nel tratto di Po che attraversa Torino è stata censita una decina di specie compresa la Elodea nuttallii, pianta non autoctona originaria del Nord America e utilizzata soprattutto negli acquari: si è cominciata a vedere nel Po a partire dal 2022, probabilmente dopo lo svuotamento di un acquario nelle sue acque.

ARPA ha fatto sapere che nella seconda metà di agosto si attende un possibile ritorno a condizioni climatiche più vicine alla norma stagionale. Per evitare che si ripeta questa situazione, per il 2027 il comune prevede di modificare i tempi di controllo e intervento facendoli iniziare già tra marzo e aprile.

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