L’università telematica Pegaso vuole cambiare faccia

Negli ultimi anni ha assunto professori di alto livello e cambiato management, tra strascichi giudiziari lasciati dalla precedente gestione

L'ex magistrato Luciano Violante, ora presidente della società Multiversity, che possiede l'università Pegaso (Antonio Masiello/Getty Images)
L'ex magistrato Luciano Violante, ora presidente della società Multiversity, che possiede l'università Pegaso (Antonio Masiello/Getty Images)
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Da alcuni mesi l’Università Pegaso, una delle più grandi università telematiche italiane, è oggetto di due indagini, una in Italia e una in Spagna. A Napoli la procura sta indagando su oltre 4mila iscrizioni che ritiene siano irregolari. In Spagna, invece, l’indagine è nata dalla denuncia di un ente di formazione che aveva una collaborazione con Pegaso e che ora accusa l’ateneo di gestire alcuni percorsi formativi in modo fraudolento.

Le indagini stanno complicando il tentativo dell’università di costruirsi una nuova immagine e segnare una discontinuità rispetto alla gestione di Danilo Iervolino, fondatore dell’ateneo, che lo dirigeva all’epoca dei fatti contestati e indagato sia nell’indagine di Napoli che in quella spagnola.

L’università Pegaso venne fondata nel 2006 con l’obiettivo, comune ad altre università telematiche, di rendere accessibili le lauree a persone con difficoltà a ottenerle in un ateneo tradizionale. Negli anni è cresciuta anche grazie a una rete estesa di collaborazioni con enti formativi stranieri, e a una comunicazione pubblicitaria massiccia.

La sua crescita si è basata soprattutto sull’offerta di lauree e master a prezzi contenuti. Per molti anni nella sua rete di collaboratori sono entrati enti formativi di tutti i tipi, anche molto meno regolamentati e rigorosi di un’università. In generale le università telematiche non godono di una buona reputazione, perché operano in un settore meno regolamentato e sono accusate di privilegiare l’aumento degli iscritti rispetto alla qualità, approfittando dei tempi più lunghi e della farraginosità del sistema universitario tradizionale.

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Due anni fa Iervolino è stato condannato per corruzione, per aver fatto assumere in università il figlio di una dirigente del ministero del Lavoro senza che svolgesse nessuna mansione. Secondo i giudici, l’assunzione faceva parte di uno scambio di favori tra il ministero e un patronato con cui l’università aveva una convenzione.

Tra il 2021 e il 2022 Iervolino ha ceduto Multiversity, la società proprietaria dell’università Pegaso, al fondo di investimento britannico CVC Capital Partners. È uno dei maggiori al mondo e nel tempo ha investito in settori molto diversi, tra cui il gruppo Formula One, il gruppo di profumerie Douglas, Unilever e altri. Come molti fondi simili, CVC acquista aziende con potenziale di crescita, ne aumenta il valore rafforzandone risultati, organizzazione e reputazione, per poi rivenderle a un prezzo maggiore. Nel caso di CVC, il periodo di permanenza degli investimenti varia da circa un anno a oltre sei, a seconda dell’operazione.

Con l’acquisizione di Multiversity, CVC ha puntato su un settore in forte crescita, quello dell’istruzione online. La domanda è aumentata soprattutto con la pandemia, che ha accelerato la diffusione della didattica a distanza e di percorsi formativi flessibili, pensati anche per chi lavora e vuole acquisire nuove competenze. In Italia, a differenza di altri paesi europei, il settore è ancora dominato dagli operatori privati. Oltre a Pegaso, Multiversity controlla anche le università telematiche Universitas Mercatorum e l’Università San Raffaele di Roma.

Da quando è stata acquisita da CVC Capital Partners, l’università Pegaso ha cambiato logo, struttura, dirigenza e strategia comunicativa: il nuovo rettore, Pierpaolo Limone, aveva annunciato parte di questi cambiamenti dicendo che l’università era «cambiata radicalmente».

Il primo cambiamento ha riguardato l’advisory board di Multiversity, cioè l’organo consultivo che indica la strategia: è ora costituito da personaggi rispettati, come la politologa ed ex vice ministra degli Esteri Marta Dassù e l’economista e accademico dei Lincei Pierluigi Ciocca. Il presidente del board è l’ex magistrato ed ex presidente della Camera Luciano Violante.

L’università Pegaso ha investito molto anche nella ricerca scientifica, un ambito prima molto marginale. I docenti strutturati sono passati da una quarantina a oltre 400, alcuni dei quali provenienti dal King’s College o da Oxford. Avere professori scientificamente solidi è essenziale per migliorare la reputazione dell’università, anche perché permette di attirare finanziamenti pubblici e privati cospicui. L’aumento della qualità del reclutamento è stato riconosciuto anche dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), l’ente del ministero dell’Università che periodicamente valuta la qualità della ricerca degli atenei italiani.

Secondo dati forniti da Multiversity, dal 2019 a oggi l’organico complessivo delle tre università che possiede è passato da 280 a 1.600 persone. Anche gli studenti sono cresciuti, passando da circa 63mila nel 2019 a oltre 190mila attuali (108mila solo a Pegaso). La comunicazione dell’università Pegaso insiste molto sulla flessibilità dei percorsi formativi, cosa che permette agli studenti di non doversi trasferire in una città universitaria, con i relativi costi.

La flessibilità è anche la leva con cui l’università Pegaso cerca di accaparrarsi i docenti con buoni curriculum, offrendo condizioni di lavoro più compatibili con le esigenze di ricerca e la possibilità di mantenere i propri incarichi anche negli atenei di provenienza, con un meccanismo di doppia affiliazione.

Le indagini sull’università Pegaso sono iniziate tra il 2024 e quest’anno: i fatti riguardano sia il periodo precedente l’acquisizione di Multiversity sia quello in cui, pur in presenza di CVC, una parte della società era ancora sotto il controllo di Iervolino. Dopo aver ceduto la società a CVC, Iervolino aveva prima acquistato la squadra di calcio della Salernitana e poi il gruppo BFC Media, che pubblica Forbes e altre riviste.

Tra le oltre 40 persone indagate dalla procura di Napoli, oltre a Iervolino, ci sono ex dirigenti dell’università, ex funzionari amministrativi, referenti territoriali e persone esterne alla Pegaso ma collegate alla rete dei poli di orientamento convenzionati con l’ateneo. I reati contestati includono associazione a delinquere, corruzione, induzione indebita, falsità ideologica e reati contro la pubblica amministrazione.

Secondo le indagini ci sarebbero state irregolarità nelle immatricolazioni, nel riconoscimento dei crediti formativi, nei tirocini e nello svolgimento degli esami a distanza: l’ipotesi è che siano stati rilasciati titoli senza il rispetto dei requisiti richiesti, e che parte di questi reati siano stati compiuti con l’obiettivo di accrescere i ricavi e il numero di iscritti. L’università Pegaso, che si è dichiarata parte lesa, ha aggiunto che gli episodi contestati sarebbero avvenuti diversi anni fa e che i dipendenti che hanno contribuito a compierli sono stati allontanati.

L’indagine in corso in Spagna è nata invece per iniziativa di INISEG, un ente di formazione che vende corsi online sulla sicurezza e che aveva una convenzione con Pegaso.

Nel 2024 INISEG ha denunciò Pegaso sostenendo che i corsi che aveva venduto in Spagna non erano validi, perché Pegaso non sarebbe più accreditata al ministero dell’Università italiano per svolgerli. La denuncia si basa sul fatto che la Secretaría General de Universidades, una specie di ministero dell’Università, ha rifiutato di riconoscere ad alcuni studenti il titolo ottenuto con i corsi di Pegaso venduti da INISEG, sulla base del fatto che non erano riconosciuti nel paese d’origine.

Ci sono diversi elementi non chiari in questa denuncia, a partire dal numero di persone coinvolte. Un articolo del giornale di inchieste IRPI Media parla di oltre 400 persone coinvolte: è un dato diffuso da INISEG, che però non è contenuto nei documenti dell’indagine.

Il Post ha visionato un documento del tribunale spagnolo che sta seguendo il caso, che parla di una denuncia di otto persone, non è chiaro se studenti di INISEG o meno. E un atto con cui la Secretaría General de Universidades rifiuta il riconoscimento di un master in scienze sociali e giuridiche a uno studente, sostenendo che non fosse riconosciuto in Italia: INISEG non ha fornito prove documentali sul fatto che sia successo anche ad altri studenti.

Rispetto al mancato riconoscimento del titolo in Spagna, da cui è nata la denuncia, il ministero dell’Università italiano ha detto che dalla sua fondazione a oggi l’università Pegaso non ha mai smesso di essere accreditata dal ministero, e che i singoli master venduti da Pegaso non richiedono accreditamenti specifici.