Il divieto alle auto diesel Euro 5 nel Nord Italia è stato rimandato di un anno
Lo ha stabilito un decreto-legge del governo, che di fatto riguarda solo la Lombardia perché le altre ci avevano pensato da sole
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Con un decreto-legge approvato giovedì il governo ha rimandato di un anno, dal primo ottobre 2026 al primo ottobre 2027, l’entrata in vigore del divieto di circolazione delle auto e dei veicoli commerciali diesel Euro 5 (cioè immatricolati fino al 2015) in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Il rinvio riguarda di fatto solo la Lombardia, perché le altre regioni avevano già rinviato il divieto adottando varie misure di compensazione.
È una decisione che ha voluto il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che da tempo sostiene che vietare la circolazione di questi veicoli penalizzi le persone che non possono permettersi di comprare auto o altri mezzi meno inquinanti, perché costano troppo per loro. «Lavoratrici e lavoratori nella sola Lombardia potranno continuare a lavorare, a spostarsi tranquillamente, nonostante i folli divieti imposti da Bruxelles», ha detto Salvini. Il riferimento è dovuto al fatto che da oltre trent’anni l’Unione ha iniziato a introdurre regole per ridurre l’inquinamento, tra cui appunto i divieti di circolazione legati alla classificazione delle auto. Nel tempo ha anche avviato diverse procedure di infrazione contro l’Italia a causa dei livelli di inquinanti presenti nell’aria della pianura Padana, una delle zone più inquinate del continente.
Nel settembre del 2023 il governo di Giorgia Meloni approvò un decreto con il quale stabilì il divieto di utilizzare veicoli diesel Euro 5 nei comuni con una popolazione superiore ai 30mila abitanti nelle quattro regioni dal primo ottobre del 2025. Nel 2025 però il governo firmò, per volontà soprattutto della Lega, un altro decreto-legge per posticipare di un anno l’entrata in vigore del blocco, alzando da 30mila a 100mila la soglia di popolazione delle città coinvolte. Introdusse inoltre la possibilità per le regioni di aggirare, di fatto, il divieto, a patto di adottare misure di compensazione per ridurre le emissioni in misura equivalente.
È quello che avevano già deciso di fare Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto. La Lombardia era stata l’unica regione a non impedire il divieto, che avrebbe quindi dovuto entrare in vigore la prossima settimana nei comuni di Milano, Monza, Brescia e Bergamo. L’Emilia-Romagna per esempio aveva deciso di rimandare di 15 giorni l’accensione dei riscaldamenti in alcune zone della regione, e di mettere a disposizione 10 milioni di euro per rinnovare gli impianti di riscaldamento più vecchi e inquinanti. Il Piemonte, invece, ha approvato diversi interventi per migliorare la qualità dell’aria stanziando complessivamente 100 milioni di euro.
L’assessore all’Ambiente della Lombardia, Giorgio Maione, ha apprezzato la decisione del governo e ha detto che «in questo momento economico non si può scaricare sulle persone il costo di cambiare l’auto». I divieti alla circolazione delle auto più vecchie, insieme agli aumenti dei prezzi dei carburanti, sono in effetti misure impopolari e criticate perché finiscono per creare un disagio alle famiglie con meno capacità di spesa. Dall’altra parte, però, cambiare il modo in cui spostiamo è uno dei fattori che più possono influenzare il contrasto al cambiamento climatico, perciò rimandando il divieto si rimanda semplicemente un problema che prima o poi andrà affrontato.



