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  • Martedì 15 settembre 2026

Solo la Lombardia vieterà le auto diesel Euro 5 da ottobre

Le altre tre regioni a cui era stato imposto aggireranno il divieto con una scappatoia permessa dal governo, persino l'Emilia-Romagna

Automobili a un incrocio, Milano, 7 settembre 2026 (Emanuele Cremaschi/Getty Images)
Automobili a un incrocio, Milano, 7 settembre 2026 (Emanuele Cremaschi/Getty Images)
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L’Emilia-Romagna ha sospeso il divieto di circolazione per le auto diesel Euro 5, che sarebbe dovuto entrare in vigore da ottobre come misura contro l’inquinamento. È una decisione un po’ inaspettata per una giunta di centrosinistra, l’area politica tradizionalmente più attenta ai temi ambientali. Il blocco era previsto già per l’anno scorso in quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), ma dopo alcune proteste della Lega era stato rimandato. Ora anche la nuova scadenza si avvicina e paradossalmente lo applicherà solo la Lombardia, governata da un amministratore proprio della Lega, Attilio Fontana.

Negli ultimi anni l’Unione Europea ha avviato diverse procedure di infrazione contro l’Italia a causa degli alti e persistenti livelli di inquinamento nell’aria della pianura Padana. Per questo nel settembre del 2023 il governo di Giorgia Meloni approvò un decreto con il quale stabilì il divieto, dal primo ottobre del 2025, di utilizzare veicoli diesel Euro 5 (cioè immatricolati fino al 2015) nei comuni con una popolazione superiore ai 30mila abitanti all’interno delle quattro regioni che comprendevano parte della pianura padana.

L’obiettivo era ridurre lo smog derivato dal trasporto su strada, che è una delle più importanti fonti di inquinamento nella pianura Padana insieme al riscaldamento delle case e agli allevamenti. È infatti responsabile della metà delle emissioni di ossidi di azoto (gas inquinanti) ed è la seconda più importante causa di polveri sottili, dopo i sistemi di riscaldamento.

Nel 2025 però il governo firmò, su pressione soprattutto della Lega, un altro decreto-legge per posticipare di un anno l’entrata in vigore del blocco, alzando da 30mila a 100mila la soglia di popolazione delle città coinvolte. Ma soprattutto introdusse la possibilità per le regioni di aggirare, di fatto, il divieto, a patto di adottare misure di compensazione per ridurre le emissioni in misura equivalente.

È la soluzione che alla fine in questi giorni hanno scelto il Piemonte e l’Emilia-Romagna, e che ha intenzione di adottare anche il Veneto (la proposta di legge regionale è stata approvata dalla giunta, ma deve ancora passare dal consiglio). La Lombardia è stata l’unica regione a non impedire il divieto, che entrerà in vigore dal primo ottobre nei comuni di Milano, Monza, Brescia e Bergamo, e sarà valido dalle 7:30 alle 19:30.

I divieti sulla circolazione delle auto inquinanti sono misure generalmente impopolari, e criticate anche perché più spesso finiscono per creare un disagio alle famiglie con auto più vecchie. Di solito sono anche quelle meno abbienti, per le quali l’auto è indispensabile per andare al lavoro ma hanno difficoltà a spendere diverse migliaia di euro per un mezzo meno inquinante, a volte senza nessun incentivo o con vantaggi molto scarsi.

Per questo, tutte le regioni che hanno deciso di evitare il divieto hanno giustificato la loro decisione con la volontà di tutelare le fasce di popolazione più fragili e le imprese, già appesantite dall’aumento dei costi dell’energia. «Negli ultimi anni», ha detto il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, «per moltissime famiglie, con la perdita del potere d’acquisto, cambiare la macchina è stata una sfida impossibile».

Le regioni hanno quindi fatto leva sulle misure compensative. L’Emilia-Romagna per esempio ha deciso, tra le altre cose, di rimandare di 15 giorni l’accensione dei riscaldamenti in alcune zone della regione, e di mettere a disposizione 10 milioni di euro per rinnovare gli impianti di riscaldamento più vecchi e inquinanti. Le regioni sostengono che queste misure garantiranno una riduzione delle emissioni uguale o addirittura superiore a quella prevista con il blocco delle auto.

Le associazioni ambientaliste sostengono che questa equivalenza non sia dimostrata – l’accensione dei riscaldamenti privati è una scelta privata e di fatto non controllata – e che le misure compensative servano principalmente a rimandare un problema strutturale, quello relativo al parco auto inquinante, che prima o poi andrà affrontato, idealmente con incentivi dedicati alle fasce più fragili della popolazione.