Perché migliaia di persone sono entrate a Ceuta tutte insieme
Molte si sono organizzate sui social, spinte da decine di account anonimi che promettevano che la Spagna le avrebbe accolte
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Sta diventando più chiaro il ruolo che i social media hanno avuto nel produrre la crisi migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta. Il 30 luglio più di 50mila persone sono entrate a Ceuta dal Marocco a nuoto o sfondando le barriere di protezione, e quasi tutte poi sono tornate indietro quando hanno capito che le autorità spagnole non avevano intenzione di accoglierle, come invece si aspettavano. A farglielo credere, nei giorni precedenti, erano state decine di post online che veicolavano lo stesso messaggio: il confine con la Spagna è aperto e basta attraversarlo per poter restare in Europa.
«Sono disperato, non riesco a trovare il mio posto in Marocco. I messaggi che ho ricevuto sullo schermo mi hanno portato a Ceuta, ma sono dovuto tornare indietro», ha detto a Reuters Ahmed, un 23enne disoccupato marocchino tornato a Fnideq, la città marocchina più vicina al confine con Ceuta. La stessa cosa ha detto ad Associated Press il 17enne Omar Danbor, mentre tornava a piedi a Fnideq: «Ho visto online che il confine era aperto e ho deciso di partire».
I primi post a diventare virali nei giorni antecedenti all’attraversamento sono stati quelli che suggerivano che il confine fra Spagna e Marocco si stesse aprendo per via di una sentenza della Corte Suprema spagnola di luglio. La sentenza vieta le cosiddette devoluciones en caliente, ossia il respingimento immediato da parte delle autorità spagnole dei migranti intercettati mentre cercano di raggiungere via mare Ceuta (o Melilla, l’altra exclave spagnola in Marocco). Sancisce che queste persone hanno il diritto di fare richiesta d’asilo, ma non modifica le procedure di accoglienza, che per i migranti che arrivano da Ceuta sono particolarmente rigide.
Al contrario i post, fra cui un video su TikTok con 1,3 milioni di visualizzazioni, descrivevano la sentenza come una specie di via libera e incoraggiavano le persone ad approfittare del momento per raggiungere l’Europa. Contenevano messaggi come «La porta di Ceuta è aperta a tutti, condividi» e l’hashtag “hrig”: una parola che in dariya, il dialetto arabo marocchino, significa letteralmente “bruciare”, ma che è usata per descrivere l’atto di distruggere i propri documenti ed emigrare senza permessi. In Marocco, dove la disoccupazione fra le persone fra i 15 e i 24 anni è del 37 per cento, i giovani che provano ad andarsene sono moltissimi. Quelli che ci riescono vengono chiamati, appunto, “haraga”.

Alcuni uomini marocchini arrivati a Ceuta vengono caricati su un camion dell’esercito spagnolo per essere riportati al confine, il 2 agosto del 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)
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Con il passare dei giorni account con migliaia di follower come Hrig Sebta (il nome arabo di Ceuta) hanno iniziato a pubblicare contenuti più specifici, indicando quali fossero i punti migliori per attraversare il confine e mostrando come portarsi dietro il cellulare e altri beni senza farli bagnare nella traversata.
Su gruppi Facebook come Fnideq Bab Sebta, gli utenti hanno condiviso screenshot provenienti da siti che localizzano gli spostamenti delle imbarcazioni per individuare i momenti in cui le pattuglie delle guardie costiere sembravano meno numerose. Alcuni chiedevano consigli sull’uso dei gommoni, mentre altri pubblicizzavano la vendita di mute da sub, che avrebbero reso più facile nuotare per i circa cinque chilometri da percorrere per superare il frangiflutti al confine fra i due territori.
Online è poi iniziata a circolare la voce che venerdì 31 luglio sarebbe stato il giorno migliore per compiere la traversata, dato che i controlli alla frontiera marocchina sarebbero stati più laschi per via della festa nazionale per il 27esimo anniversario dell’ascesa al trono di re Mohammed VI.
Gli utenti hanno iniziato a darsi appuntamento per compiere la traversata. Anche per un meccanismo di emulazione che si è autoalimentato con il passare delle ore, fra giovedì e venerdì in migliaia sono arrivati a Fnideq su autobus, treni e anche taxi. Da lì hanno attraversato il confine. Parlando con Reuters, il 16enne Ayoub El Abyad ha detto di aver fatto 12 ore di macchina in autostop insieme a suo cugino per raggiungere la frontiera, dopo aver visto su Instagram che i primi migranti erano riusciti a entrare a Ceuta.

Un soldato spagnolo nasconde alle telecamere il volto di un 12enne marocchino arrivato a Ceuta, la cui espulsione è stata bloccata per via delle proteste di un gruppo di passanti e giornalisti (AP Photo/Bernat Armangue)
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Non è ancora chiaro chi fosse dietro agli account che hanno alimentato la crisi di Ceuta, e ci sono buone ragioni per credere che abbia anche usato bot programmati per aumentare la diffusione dei contenuti. Molti sono stati cancellati poche ore dopo l’inizio dell’attraversamento di massa e oggi sui social ci sono principalmente le foto delle persone che sono andate a Ceuta e non hanno più dato notizie alle loro famiglie, o quelle delle oltre 80 che sono morte provando a compiere la traversata.
Il governo marocchino e quello spagnolo hanno detto di aver aperto delle indagini e ufficialmente non si sono accusati a vicenda, anche se ormai le autorità spagnole hanno fatto capire di ritenere che il Marocco abbia avuto un ruolo, attivo o passivo, nella crisi.
Due anni fa il Marocco aveva bloccato un tentativo di ingresso a Ceuta organizzato in modo praticamente identico sui social: a settembre del 2024 aveva arrestato una sessantina di persone e le aveva accusate di incitamento all’immigrazione irregolare per aver condiviso sui social messaggi che invitavano a entrare nell’exclave in massa dopo essersi dati un punto di ritrovo. Nelle settimane successive aveva anche schierato più agenti al confine per bloccare eventuali tentativi di attraversamento.
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