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  • Sabato 1 agosto 2026

Cosa diamine è successo a Ceuta

La più grave crisi migratoria della storia spagnola recente è già rientrata: ora bisogna capire come è stata possibile, e ci sono molte teorie

Oggetti lasciati dalle persone migranti arrivate a Ceuta a nuoto, 31 luglio 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)
Oggetti lasciati dalle persone migranti arrivate a Ceuta a nuoto, 31 luglio 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)
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Quella che venerdì mattina era una delle più gravi crisi migratorie della storia della Spagna e dell’Europa, per venerdì sera era già risolta. Delle 50 mila persone migranti che soprattutto giovedì erano entrate nell’exclave spagnola di Ceuta, travolgendo di fatto le barriere della città, oltre 48.300 sono tornate volontariamente in Marocco, dopo aver trascorso una giornata all’addiaccio, spesso senza cibo, acqua né un luogo per ripararsi dal sole. Almeno 67 persone sono morte nella traversata.

Molte persone, intervistate dai giornalisti, hanno detto di voler tornare in Marocco perché avevano fame, o perché nell’exclave spagnola non avevano ricevuto l’accoglienza che speravano, e nessuno aveva dato loro nemmeno un bicchiere d’acqua. Molti hanno capito che sarebbe stato estremamente difficile raggiungere l’Europa continentale: non tanto per i nuovi e pretestuosi controlli imposti dall’Italia e da altri paesi, ma perché la Spagna impone vincoli molto stretti ai migranti che arrivano a Ceuta. La fine della crisi però pone due grosse domande: come (e perché) è cominciata, e se possa succedere di nuovo.

Ci sono alcune ipotesi su cosa sia successo in questi giorni a Ceuta. Tutte implicano che il Marocco abbia avuto un ruolo – attivo o passivo – nella crisi.

La prima ipotesi è quella sostenuta dal governo della Spagna, e vede come causa scatenante dell’arrivo delle persone migranti una sentenza della Corte suprema spagnola. La sentenza, emessa a inizio luglio, prevede che le persone migranti intercettate mentre cercano di raggiungere Ceuta (o Melilla, l’altra exclave spagnola in Marocco) via mare non possono essere immediatamente rimpatriate. In precedenza le autorità spagnole quando intercettavano migranti che cercavano di raggiungere a nuoto l’exclave li respingevano immediatamente, senza consentire loro di fare richiesta d’asilo o di altri tipi di protezione umanitaria: erano le cosiddette devoluciones en caliente, respingimenti a caldo.

L’idea è che, quando in Marocco si è sparsa la notizia che la Corte suprema aveva stabilito l’illegalità delle devoluciones en caliente, migliaia di persone abbiano cominciato a prepararsi per tentare la traversata, incitandosi a vicenda e organizzandosi sui social media. Nei giorni scorsi sui social in Marocco sono stati pubblicati contenuti che mostravano il modo migliore per portarsi dietro il cellulare e altri beni senza farli bagnare nella traversata, e in generale è abbastanza evidente che c’è stato un certo grado di emulazione sui social: un ragazzo si è perfino fatto un video con un selfie stick mentre raggiungeva Ceuta a nuoto.

Gli arrivi a Ceuta sono aumentati per tutto luglio (qualche centinaio al giorno), ma l’attraversamento di massa è avvenuto venerdì perché in Marocco è festa nazionale per il 27esimo anniversario dell’ascesa al trono di re Mohammed VI. Per via della festa i controlli alla frontiera marocchina sarebbero stati più laschi, e i migranti ne avrebbero approfittato per arrivare a decine di migliaia a Ceuta, dapprima a nuoto e poi via terra, dopo aver sopraffatto i controlli di frontiera. Secondo il governo spagnolo, dei non meglio precisati «gruppi mafiosi» avrebbero organizzato e incitato la traversata.

Questa è la versione ufficiale per il momento: sentenza della Corte suprema, organizzazione sui social, controlli laschi per la festa nazionale e aiuto dei «gruppi mafiosi».

Quasi nessuno però ritiene che sia davvero andata così. Cioè: tutti gli elementi citati sopra hanno avuto sicuramente un ruolo nella crisi, ma moltissimi giornalisti, analisti ed esponenti politici spagnoli ritengono che il governo del Marocco abbia avuto un ruolo molto più centrale e rilevante.

Ha scritto sul País Andrea Rizzi, corrispondente per gli Affari globali del quotidiano: «Chiunque abbia un minimo di cognizione di causa o buon senso capisce che l’arrivo di decine di migliaia di persone in un lasso di tempo così piccolo e in un luogo così sensibile e facilmente controllabile non avverrebbe mai senza l’approvazione o la cooperazione del Marocco, uno stato con solide capacità di polizia e di intelligence».

L’idea è che il Marocco abbia favorito questa crisi migratoria per punire o lanciare un avvertimento nei confronti della Spagna, con la quale i rapporti sono generalmente buoni, ma con cui di recente ci sono state occasioni di scontro.

Il 20 luglio, per esempio, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è stato in visita di stato in Algeria, che è il principale rivale regionale del Marocco. Spagna, Marocco e Algeria sono implicati in una specie di triangolo politico che riguarda il Sahara occidentale, un ampio territorio non autonomo a sud del Marocco. Il Marocco da decenni rivendica questo territorio come proprio e ne occupa buona parte. L’Algeria, per danneggiare il Marocco, sostiene invece il Fronte Polisario, cioè il movimento locale che lotta per fare del Sahara occidentale uno stato autonomo. La Spagna, in quanto ex dominatrice coloniale del Marocco e del Sahara occidentale, ha sempre cercato di mediare.

Di recente il governo di Pedro Sánchez si era spostato maggiormente sulla posizione del Marocco, arrivando vicino a riconoscere le sue rivendicazioni sulla regione. Ma nelle scorse settimane varie sue mosse non sono piaciute al governo marocchino: anzitutto la visita ad Algeri, e poi il fatto che nel parlamento spagnolo sia stata presentata una legge per concedere la nazionalità spagnola alle persone nate nel Sahara occidentale e ai loro discendenti.

L’ipotesi è che il Marocco, vedendo che la Spagna stava riorientando la sua posizione su una questione che ritiene così importante come il Sahara occidentale, avrebbe facilitato, se non direttamente alimentato, la crisi migratoria a Ceuta. Ci sono molti indizi: sui social sono circolati dei video (che è impossibile verificare in maniera indipendente) che mostrano decine di persone scaricate da camion prima di entrare a Ceuta, mentre un poliziotto marocchino ferma il traffico per farli passare.

I giornalisti sul posto, inoltre, hanno intervistato molte persone che hanno detto di essere state spinte ad attraversare la frontiera con Ceuta proprio dalla polizia marocchina.

Ci sono anche molti precedenti: il più recente è del 2021, quando il Marocco fece arrivare più di 10 mila persone a Ceuta dopo che la Spagna aveva accolto per cure mediche un leader del Fronte Polisario.

C’è poi un’ipotesi ancora più estrema – e a questo punto un po’ complottista – di come sono andate le cose. Ci sono soltanto due paesi al mondo che riconoscono la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale: gli Stati Uniti e Israele, che di conseguenza sono diventati alleati molto stretti del Marocco. Di recente sia l’amministrazione di Donald Trump sia il governo di Benjamin Netanyahu si sono scontrati duramente con il governo spagnolo di Sánchez, che è il principale oppositore di Trump in Europa e il maggiore critico dell’operato di Israele contro i palestinesi.

La teoria dunque è che il Marocco non avrebbe agito da solo, ma assieme a Stati Uniti e Israele, per congegnare una crisi migratoria e punire la Spagna. Questa però è soltanto una teoria: non ci sono per ora prove né indizi che sia vera.

Il governo Sánchez al momento sta addossando la colpa sui «gruppi mafiosi» e anzi ha ringraziato il governo del Marocco per la collaborazione, proprio per evitare nuove crisi. Al contempo però vari esponenti dei partiti di sinistra suoi alleati stanno incolpando direttamente non soltanto il Marocco, ma anche Stati Uniti e Israele.