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  • Venerdì 31 luglio 2026

È difficile che la “sospensione di Schengen” serva davvero

L'ha decisa il governo italiano dopo la crisi migratoria a Ceuta, più per opportunità politica che per ottenere effetti concreti

Ceuta, 30 luglio 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)
Ceuta, 30 luglio 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)
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La grave crisi migratoria a Ceuta, exclave spagnola in Marocco dove giovedì sono entrate decine di migliaia di persone migranti, ha provocato un incidente diplomatico tra Italia e Spagna. Venerdì sera il governo italiano ha sospeso temporaneamente la libera circolazione delle persone tra l’Italia e la Spagna prevista dal trattato Schengen, ripristinando così i controlli sulle persone provenienti dal paese.

È una mossa che probabilmente sposta poco dal punto di vista del controllo dei flussi migratori da Ceuta, e che serve soprattutto al governo di Giorgia Meloni per posizionarsi internamente, mostrarsi fermo nel contrasto all’immigrazione irregolare in un momento in cui viene incalzato da destra dal nuovo partito del generale Roberto Vannacci. Potrebbe inoltre creare alcuni disagi, soprattutto ora che moltissime persone viaggiano per turismo tra Italia e Spagna.

La crisi tra Italia e Spagna è cominciata giovedì sera, dopo che Meloni aveva pubblicato un post sui social media in cui scriveva: «Le immagini che arrivano sono impressionanti […] L’Italia non resterà a guardare. Stiamo convocando gli organismi preposti, e all’esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna».

Poco prima del post di Meloni, anche il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il ministro degli Esteri Antonio Tajani si erano detti d’accordo con la chiusura dello spazio Schengen con la Spagna.

In risposta, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi, per protestare contro le dichiarazioni del governo. Convocare l’ambasciatore di un altro paese è una misura diplomatica abbastanza grave (benché senza conseguenze immediate: è una protesta verbale) che mostra il livello di disappunto della Spagna. Albares ha poi scritto sui social che le dichiarazioni dei leader italiani (lui si è concentrato in particolare su quella di Tajani, che è il suo omologo) non erano all’altezza «di un paese partner e amico, dal quale ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica».

Pedro Sánchez e Giorgia Meloni nell'ottobre 2025 (AP Photo/Francois Walschaerts, Pool)

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez e Giorgia Meloni nell’ottobre 2025 (AP Photo/Francois Walschaerts, Pool)

La decisione del governo italiano non prevede in realtà una sospensione del trattato di Schengen (quello che garantisce la libera circolazione delle persone tra gli stati dell’Unione Europea) ma l’applicazione di una delle misure previste dal trattato stesso, che consente «il ripristino del controllo alle frontiere interne […] in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna».

Il ripristino temporaneo dei controlli è stato attivato decine di volte negli ultimi anni, spesso per rispondere a crisi migratorie. Lo ha già fatto da tempo la Francia per tutti i suoi confini di terra, compreso quello con la Spagna e quello con l’Italia. Attualmente l’Italia ha attivato i controlli al confine con la Slovenia, anche se sono molto laschi e in alcune circostanze quasi inesistenti.

Di per sé aumentare i controlli di frontiera non è una decisione del tutto insensata davanti a una crisi migratoria di questa portata; il punto, piuttosto, è quanto una misura tutto sommato pesante come il ripristino dei controlli possa davvero incidere sulla migrazione da Ceuta verso l’Italia.

La questione principale è che Ceuta non si trova nell’Europa continentale. È un’exclave, cioè una piccola porzione di territorio spagnolo circondata dal Marocco. Per questa ragione il trattato di Schengen prevede regole speciali per le persone in entrata e in uscita, che comprendono già adesso il controllo dei documenti di tutte le persone che da Ceuta vogliono raggiungere l’Europa continentale (in traghetto, visto che nell’exclave non c’è un aeroporto commerciale).

In pratica: l’Italia ha ripristinato il controllo dei documenti dalla Spagna anche se a Ceuta questo controllo esiste già. C’è però il rischio che così tante persone arrivate tutte assieme in un territorio piccolo come Ceuta sfuggano alla trafila regolamentare di valutazione dei documenti e delle richieste di protezione umanitaria.

Lo stato spagnolo ha accordi di rimpatrio rapido con il Marocco, per cui moltissime delle persone marocchine entrate a Ceuta saranno rimpatriate velocemente. Alcune persone però potrebbero cercare di imbarcarsi in modo irregolare su uno dei traghetti che da Ceuta portano all’Europa continentale. È inoltre probabile che molte delle persone che rimarranno a Ceuta (in attesa che siano valutate le loro richieste d’asilo) saranno trasferite sulla penisola spagnola, perché nell’exclave le strutture d’accoglienza non sono sufficienti. Da lì c’è il rischio che sfuggano ai controlli e che si mettano in viaggio verso altri paesi europei.

Non è chiaro però se davvero si presenterà alla frontiera italiana (che peraltro sarebbe il confine con la Francia) o ai porti italiani un afflusso di persone tale da richiedere misure emergenziali di «difesa dei confini» come quelle invocate dal governo.

Peraltro la proposta di ripristinare i controlli di frontiera con la Spagna potrebbe causare non pochi disagi: maggiori code agli aeroporti, agli imbarchi dei traghetti, possibili ritardi nel rientro dei tanti turisti italiani che stanno trascorrendo le vacanze in Spagna. E infatti già venerdì mattina il ministero dell’Interno aveva fatto sapere di prevedere soltanto controlli «a campione», con i quali sarà complicato trovare i migranti che dovessero tentare un ingresso in Italia da Ceuta.

Ceuta, 31 luglio 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)

Ceuta, 31 luglio 2026 (AP Photo/Antonio Sempere)

Di fatto, dunque, la decisione del governo italiano potrebbe avere effetti pratici limitati: nel migliore dei casi può essere vista come una misura preventiva nel caso in cui la crisi si aggravi ulteriormente e la Spagna perda del tutto il controllo della situazione. Al momento però è soprattutto un’ottima opportunità politica.

Per Meloni e i suoi alleati le immagini che arrivano da Ceuta sono anche un’occasione per attaccare e presentare come un modello negativo il governo di Pedro Sánchez, che è il governo europeo con le posizioni più aperte nei confronti dell’immigrazione. Tajani in particolare ha associato l’arrivo di migranti da Ceuta in questi giorni a una campagna del governo spagnolo per regolarizzare centinaia di migliaia di migranti.

Questo legame non è provato e anzi con ogni probabilità non esiste: la campagna di regolarizzazione si è conclusa ormai più di un mese fa, e i migranti arrivati in questi giorni da Ceuta non avrebbero comunque avuto diritto di accedervi.