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  • Lunedì 27 luglio 2026

Un candidato molto di sinistra ci sta provando in Michigan

La candidatura di Abdul El-Sayed alle primarie per il Senato è un’altra sfida all’establishment dei Democratici, questa volta in un seggio difficile

Abdul El-Sayed parla a un evento della campagna elettorale il 7 aprile 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
Abdul El-Sayed parla a un evento della campagna elettorale il 7 aprile 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
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Il 4 agosto in Michigan ci saranno le elezioni primarie per scegliere i candidati che a novembre si sfideranno per un seggio al Senato degli Stati Uniti, nelle elezioni di metà mandato. Tra i Democratici la campagna elettorale è serrata: i candidati sono la moderata Haley Stevens e il progressista Abdul El-Sayed, che sta attirando molte attenzioni anche a livello nazionale. Nei sondaggi sono piuttosto vicini.

El-Sayed è un candidato molto progressista, con idee simili a quelle di Bernie Sanders, di Alexandria Ocasio-Cortez e di Zohran Mamdani (Sanders e Ocasio-Cortez hanno appoggiato pubblicamente El-Sayed). È molto lontano invece dalle posizioni e dall’approccio dell’ala più centrista del partito, legata all’establishment e identificabile in figure come Joe Biden e Hillary Clinton. È una spaccatura che sta diventando sempre più evidente e problematica, esacerbata dal fatto che negli ultimi mesi vari candidati di sinistra, giovani e con poca o nessuna esperienza in politica, sono riusciti a battere candidati più esperti, ma anche meno progressisti: l’eventuale vittoria di El-Sayed rafforzerebbe questa tendenza.

El-Sayed ha posizioni molto nette su Israele: definisce «genocidio» le sue operazioni nella Striscia di Gaza, è contrario all’invio di aiuti militari e ritiene che l’establishment del Partito Democratico sia troppo accondiscendente con il governo di estrema destra del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Sostiene anche che molti tra i Democratici siano influenzati dai finanziamenti dei miliardari e delle grandi aziende, tanto che una delle promesse principali della sua campagna elettorale è: “Fuori i soldi dalla politica”.

El-Sayed è a favore dell’introduzione di una tassa del 7 per cento sul patrimonio dei miliardari e della necessità di rendere l’assistenza sanitaria negli Stati Uniti universale e finanziata dal governo federale (una proposta nota come “Medicare for All”, resa popolare da Sanders durante la campagna per le primarie Democratiche alle presidenziali del 2016). El-Sayed insiste molto su questo anche per la sua storia personale: ha un dottorato in epidemiologia a Oxford e, tra le altre cose, ha diretto il dipartimento della Salute pubblica della città di Detroit, in Michigan.

Sostiene anche l’abolizione dell’ICE, una delle agenzie federali statunitensi che si occupano d’immigrazione e che nell’ultimo anno è finita al centro di enormi proteste per i metodi brutali e violenti usati dai suoi agenti contro le persone soggette ai controlli e contro chi contestava le dure operazioni anti-immigrazione ordinate dal presidente Donald Trump. Nel 2020 chiese anche di tagliare i fondi alla polizia, un tema che dopo l’uccisione di George Floyd a Minneapolis era diventato popolare nell’estrema sinistra e molto impopolare nel resto del paese. Ha poi negato di averlo mai fatto.

Finora i candidati più progressisti hanno vinto soprattutto in aree degli Stati Uniti molto Democratiche e molto di sinistra, come appunto New York: posti dove spesso vincere le primarie del partito significa vincere le elezioni vere e proprie, dato che il o la candidata Repubblicana non ha reali speranze. Per El-Sayed il discorso è diverso. Il Michigan è uno degli stati in cui negli ultimi anni le sfide tra Democratici e Repubblicani sono state più aperte: Gary Peters, il senatore Democratico uscente, vinse nel 2020 per meno di 2 punti percentuali; lo stesso anno alle presidenziali Biden batté Trump per circa 3 punti; nel 2016 e nel 2024 vinse Trump, seppure per pochissimo.

Se El-Sayed vincesse le primarie e poi le elezioni a novembre – cosa non scontata – dimostrerebbe che un candidato molto di sinistra e populista può essere competitivo anche in luoghi dove i Democratici non sono egemoni.

– Leggi anche: I progressisti che hanno vinto a New York

Sarebbe un segnale significativo anche in vista delle presidenziali del 2028 e compenserebbe almeno in parte il fallimento della candidatura per il Senato in Maine di Graham Platner. Anche lui era stato sostenuto dalla sinistra Democratica, ma durante la campagna elettorale sono emerse sue passate posizioni violente e gravi, numerose e circostanziate accuse di violenza sessuale: molti hanno ritrattato il sostegno che gli avevano dato, e alla fine Platner si è ritirato.

Maine e Michigan sono due stati fondamentali per il controllo del Senato, dove ora i Democratici hanno 45 seggi e i Repubblicani 53. Per recuperare la maggioranza, alle elezioni di novembre i Democratici devono confermare tutti i seggi che hanno ora e vincerne almeno altri quattro (ci sono anche due indipendenti, tra cui Sanders, che votano con i Democratici). Non possono quindi permettersi di perdere in Michigan.

Un tema di questa campagna elettorale è chi tra El-Sayed e Stevens abbia maggiori possibilità di battere il candidato Repubblicano, l’ex deputato Mike Rogers.

I politici Democratici più moderati, tra cui il leader del partito al Senato Chuck Schumer e il senatore uscente Peters, sostengono che la migliore sia Stevens, che è deputata alla Camera federale dal 2019 e ha incentrato la sua campagna sul sostegno al settore manifatturiero, fondamentale per l’economia del Michigan, e sull’esperienza maturata in questi anni. El-Sayed è considerato un candidato troppo di sinistra che spaventa l’elettorato centrista e i Repubblicani delusi da Donald Trump, che non lo voterebbero mai.

El-Sayed ritiene invece che le sue proposte siano in grado di attrarre gli elettori delusi da entrambi i partiti, che invece non sarebbero convinti da una candidata dell’establishment come Stevens. Per esempio, punta sui molti arabi e musulmani del Michigan che alle presidenziali del 2024 non avevano votato per i Democratici perché delusi dal sostegno dell’amministrazione Biden a Israele (la popolazione araba e musulmana del Michigan è tra le più grandi degli Stati Uniti in proporzione alla popolazione totale). A questo proposito El-Sayed critica il sostegno che Stevens sta ottenendo dall’AIPAC, la principale e più potente lobby filoisraeliana negli Stati Uniti.

El-Sayed sta facendo una campagna elettorale per certi versi simile a quella fatta da Mamdani lo scorso anno per l’elezione a sindaco di New York.

È figlio di due immigrati egiziani, è relativamente giovane (ha 41 anni) ed è musulmano: se eletto sarebbe il primo al Senato. Alla rivista Time ha raccontato le difficoltà incontrate per via del suo aspetto fisico e del suo nome (Abdul) dopo gli attentati di Al Qaida dell’11 settembre 2001: «Sono passato dall’essere un ragazzino dalla pelle scura con un nome buffo a un tipo molto particolare di ragazzino dalla pelle scura con un tipo molto particolare di nome buffo», ha detto.

In questa campagna elettorale sta rivendicando le sue origini come un fattore di ricchezza culturale, come aveva fatto Mamdani, e come lui usa uno stile comunicativo aperto e innovativo. I due però divergono sul fatto che Mamdani si definisce un Socialista Democratico, mentre El-Sayed no.

In questo video della sua campagna elettorale il nome “Abdul” è ripetuto una decina di volte. Allo stesso tempo El-Sayed ribadisce di essere nato in Michigan e alla fine si vede Sanders dire ridendo: «Non preoccupatevi del suo nome».

El-Sayed è un ottimo oratore. In varie interviste ha raccontato di come, nel 2007, impressionò l’ex presidente Democratico Bill Clinton tenendo un discorso come rappresentante degli studenti musulmani alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Michigan. Clinton gli consigliò di entrare in politica, ma El-Sayed preferì continuare con la carriera accademica, dicendo: «Presidente, vede il mio nome. Quelli come me non si candidano».

Cambiò idea e si candidò al primo incarico elettivo oltre dieci anni dopo, nel 2018, ma perse per oltre 22 punti le primarie Democratiche per la carica di governatore del Michigan contro Gretchen Whitmer, che è in carica ancora oggi.

El-Sayed non ha mai avuto alcun incarico elettivo, e proprio la sua inesperienza in politica viene spesso sottolineata dai suoi detrattori. È stato criticato anche per la vicinanza allo streamer Hasan Piker, che è influente tra i giovani elettori progressisti e ha 8 milioni di follower sui social media. Piker è però una figura controversa, soprattutto perché in passato ha detto cose come «l’America si è meritata l’11 settembre» e che «voterebbe per Hamas anziché per Israele in ogni singola occasione».

Hasan Piker e Abdul El-Sayed a un evento della campagna elettorale presso l’Università del Michigan (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

El-Sayed ha più volte rifiutato di prendere le distanze dalle passate dichiarazioni di Piker e sta facendo campagna elettorale con lui in vari campus universitari del Michigan. A proposito delle critiche ha detto al Time: «L’establishment non si rende conto di quanto sia impopolare» attaccare i suoi legami con lo streamer.