• Mondo
  • lunedì 1 Giugno 2020

«8 minuti e 46 secondi»

La dettagliata ricostruzione del New York Times sull'uccisione di George Floyd

Il New York Times ha pubblicato la sua ricostruzione dell’uccisione di George Floyd, l’uomo afroamericano morto a Minneapolis il 25 maggio mentre veniva arrestato con violenza dalla polizia. La ricostruzione si basa sull’analisi dei video dell’arresto di Floyd girati dai passanti e dalle telecamere di sorveglianza, dei racconti fatti dai testimoni, delle registrazioni delle comunicazioni radio della polizia e dei documenti ufficiali.
Prova a spiegare cosa sia successo nei 17 minuti tra l’intervento della polizia per il sospetto uso di una banconota falsa da 20 dollari al momento in cui Floyd è stato caricato su un’ambulanza privo di sensi, e poi – poco dopo – dichiarato morto.

La morte di Floyd ha fatto nascere manifestazioni in tutti gli Stati Uniti, diventate in breve tempo proteste più ampie, contro le violenze, gli abusi e le discriminazioni nei confronti dei neri. L’uccisione di Floyd sarà tuttavia oggetto di molte discussioni e, probabilmente, di un processo. I quattro agenti di polizia coinvolti nel suo arresto e nella sua morte sono stati licenziati; uno di loro, Derek Chauvin, è stato arrestato e accusato di omicidio.

La ricostruzione del New York Times, presentata in un video in inglese, contiene immagini molto forti.

Pochi minuti prima delle 20 del 25 maggio, George Floyd – un 46enne che a causa dell’epidemia da coronavirus aveva perso il suo lavoro da buttafuori – è nella sua auto parcheggiata sulla 38esima strada, all’angolo con Chicago Avenue, a Minneapolis. È in compagnia di due altre persone e lì, mostrano le registrazioni di una telecamera di sicurezza, viene raggiunto da due dipendenti di Cup Food, un piccolo negozio dall’altra parte della strada, dove sembra che Floyd avesse appena comprato delle sigarette usando una banconota falsa da 20 dollari.

I due impiegati chiedono di riavere le sigarette, ma si allontanano in fretta e poco dopo chiamano la polizia. La trascrizione della telefonata al numero di emergenza mostra che uno dei due impiegati spiega che più persone avevano comprato sigarette usando una banconota falsa e che erano in un’auto parcheggiata vicino. Una di queste – un uomo – era visibilmente «ubriaco» e «fuori controllo», dicono al telefono.

La prima auto della polizia arriva pochi minuti dopo. A bordo ci sono Thomas Lane e J. Alexander Kueng. I due si avvicinano all’auto di Floyd e Lane, dopo aver estratto la pistola, ordina a Floyd di mettere le mani sul volante. Poi mette via la pistola e trascina Floyd fuori dall’auto, ammanettandolo. La scena è ben visibile nel video girato da una persona che si trovava nell’auto parcheggiata dietro a quella di Floyd.

Kueng e Lane portano Floyd sul marciapiede, ammanettato. Floyd non si comporta in modo violento e non reagisce all’arresto, ma i video mostrano che fosse già sofferente. Intanto è arrivata una seconda auto della polizia. Sei minuti dopo, Floyd viene portato verso l’auto di Lane e Kueng. I video girati sul posto mostrano che Floyd cade a terra e si rifiuta di salire sull’auto. I documenti ufficiali della procura di Minneapolis dicono che Floyd aveva detto di essere claustrofobico e di non voler salire sull’auto della polizia, e che aveva più volte detto agli agenti che non riusciva a respirare. Per il momento non esistono registrazioni che mostrino con sicurezza cosa sia successo in questi minuti.

In quei minuti arriva la terza auto della polizia, quella con gli agenti Tou Thao e Derek Chauvin, che venerdì è stato arrestato e poi accusato di omicidio per la morte di Floyd. Sia Thao che Chauvin, dice il New York Times, avevano in precedenza ricevuto lamentele per il loro lavoro: Thao era stato accusato di brutalità per aver gettato a terra un uomo immotivatamente; Chauvin era stato coinvolto in tre sparatorie, una della quali con un morto.

Chauvin si avvicina subito a Floyd per aiutare i suoi colleghi a caricarlo sull’auto di Lane e Kueng. Kueng prova a spingere Floyd, Chauvin invece lo trascina fuori dall’auto e lo fa stendere a terra: non si sa perché. A questo punto, Floyd è sdraiato a terra vicino a un’auto della polizia, con i polsi ammanettati dietro la schiena e a faccia in giù. Kueng, Lane e Chauvin lo bloccano al suolo, mettendo il loro peso sulle gambe, il torace e il collo di Floyd. Thao osserva i suoi colleghi poco distante. Questa scena è mostrata da un primo video girato da un passante. Sono le 20.20 e si sente Floyd lamentarsi e ripetere più volte: «Non respiro».

Gli agenti chiamano un’ambulanza chiedendo un “Codice 2” – un intervento non urgente – per una ferita alla bocca di Floyd. Poco dopo, in una nuova chiamata, gli agenti chiedono un “Codice 3”, un intervento urgente.

La scena, ora, è quella ripresa nel video girato dalla 17enne Darnella Frazier diventato il principale elemento di accusa nei confronti di Chauvin. Nel video si vede Chauvin premere con il ginocchio sul collo di Floyd per più di otto minuti, nonostante le lamentele di Floyd, che dopo alcuni minuti perde conoscenza. Dal video di Frazier non si vede cosa stiano facendo Kueng e Lane, che sono nascosti dall’auto della polizia. Si vede però Floyd dire a Chauvin: «Non respiro, per favore, il ginocchio nel collo. Non respiro». Alle 8.25 Floyd chiude gli occhi e perde conoscenza. Chauvin non si muove anche mentre diversi passanti cominciano ad agitarsi, chiedendo che qualcuno aiuti Floyd.

Il codice di comportamento della polizia di Minneapolis dice che gli agenti possono usare la tecnica del ginocchio sul collo solo quando una persona resiste attivamente all’arresto, che dai video non sembra essere il caso di Floyd. La tecnica è ormai vietata da tantissimi corpi di polizia statunitensi, perché giudicata troppo pericolosa.

Dopo 20 minuti dall’intervento della polizia, arriva la prima ambulanza. Gli agenti non hanno tentato di soccorrere Floyd, anche se ha perso coscienza, e anche dopo l’arrivo dell’ambulanza Chauvin continua a premere con il ginocchio sul collo di Floyd. I documenti ufficiali della procura dicono che Lane aveva chiesto due volte a Chauvin se non fosse meglio girare Floyd su un fianco e che Chauvin si era opposto. Floyd viene infine caricato su una barella e portato via; dall’ambulanza viene chiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco per avere aiuto medico. Quando il camion dei Vigili del Fuoco arriva sul posto, però, ci vogliono diversi minuti prima che ottengano informazioni per rintracciare l’ambulanza.

Floyd intanto ha avuto un arresto cardiaco. Viene dichiarato morto in un vicino ospedale alle 21.25.

– Leggi anche: Da dove vengono le rivolte americane, un estratto dal libro di Francesco Costa sugli Stati Uniti