L’Emilia-Romagna ha approvato una legge sul suicidio assistito

È la terza regione a regolamentare la procedura con cui ci si autosomministra un farmaco letale, dopo Toscana e Sardegna

Il tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, durante una raccolta firme per la legge sul fine vita, nel 2024 (ANSA / MATTEO BAZZI)
Il tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, durante una raccolta firme per la legge sul fine vita, nel 2024 (ANSA / MATTEO BAZZI)
Caricamento player

Il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato una legge per regolamentare il suicidio assistito nella regione, con i voti della maggioranza di centrosinistra. È la terza regione dopo Toscana e Sardegna a farlo. Con suicidio assistito, o morte assistita, si intende la procedura con cui ci si autosomministra un farmaco letale, a determinate condizioni.

In Italia è legale dal 2019 grazie a una sentenza della Corte costituzionale, ma non è mai stata approvata una legge nazionale che regoli tempi e modi per accedere al suicidio assistito (nonostante numerose sollecitazioni della Corte al parlamento). Alcune regioni hanno quindi approvato leggi regionali per farlo.

Come quelle della Toscana e della Sardegna, la legge approvata giovedì si basa sulla proposta di legge chiamata “Liberi Subito” e presentata in tutta Italia dall’associazione Luca Coscioni, che si occupa di libertà di ricerca scientifica e diritti civili. Il testo è stato formulato sulla base dei requisiti per poter accedere alla morte assistita stabiliti dalla sentenza della Corte costituzionale del 2019.

Sono quindi previste quattro condizioni necessarie, che devono sussistere tutte insieme. La persona che chiede di accedere alla pratica deve essere in grado di prendere decisioni libere e consapevoli, avere una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, ed essere tenuta in vita da «trattamenti di sostegno vitale» (una definizione non del tutto chiara e su cui si continua a discutere).

La legge dell’Emilia-Romagna definisce i passaggi per la risposta a chi fa richiesta di accesso alla pratica, che dovrà essere fornita «senza ingiustificati ritardi»: tra le altre cose prevede l’istituzione di una commissione multidisciplinare per la valutazione di ogni singola domanda, e che spetti poi alle aziende sanitarie competenti fornire l’accesso al farmaco necessario alla pratica, così come eventuali strumenti necessari per l’autosomministrazione.

La commissione di valutazione multidisciplinare sarà composta da specialisti clinici (palliativista, anestesista rianimatore, medico legale, psichiatra, specialista della patologia, farmacologo, psicologo, infermiere) e la domanda dovrà poi essere sottoposta a un parere non vincolante del COREC, il comitato regionale per l’etica clinica.

Già nel 2024 la giunta dell’Emilia-Romagna del presidente regionale Stefano Bonaccini aveva approvato una delibera regionale che regolamentava il suicidio assistito, definendo un tempo massimo di 42 giorni per la valutazione della richiesta. Le delibere regionali sono però strumenti molto più deboli delle leggi regionali e la legittimità di quella delibera era stata contestata dal governo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.