Storia di un finto teatro antico fatto con pietre invecchiate
Venne costruito vicino a Vicenza da un uomo – noto come Franco Alessandro Molosso Maltarel von Rosenfranz – che chiedeva persino il biglietto per andarlo a vedere
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Un uomo è stato condannato in via definitiva e incarcerato per aver costruito abusivamente un finto teatro antico, che poi spacciò per un parco archeologico chiedendo ai visitatori il pagamento di un biglietto di ingresso fino a 40 euro. La struttura esiste ancora, si trova ad Arcugnano in provincia di Vicenza, ed è composta da una serie di gradinate realizzate con pietre sovrapposte e lavorate in modo che sembrino antiche. Sono finte anche le colonne, fatte di cemento, le statue di gesso e un laghetto artificiale scavato sotto ai gradoni, nella parte dell’arena.
La sentenza della Cassazione che ha reso definitiva la condanna dell’uomo è di alcuni mesi fa, ma è stata raccontata mercoledì da un articolo del Corriere della Sera.
Il finto teatro venne costruito nel 2016 su un’area di circa 5mila metri quadrati. Fu poi presentato come una straordinaria scoperta archeologica con reperti di epoca neolitica, romana e greca, annunciata e pubblicizzata con il nome di “Anfiteatro marittimo berico Porto degli Angeli” (in realtà gli anfiteatri sono quelli a pianta ellittica, come il Colosseo, mentre quelli a pianta semicircolare è più corretto chiamarli teatri). Negli articoli di quell’anno viene descritto come «un’autentica perla archeologica millenaria del territorio paleoveneto», dove sarebbero stati organizzati eventi, concerti, spettacoli e conferenze.
Già nel corso del 2016, però, la procura di Vicenza avviò approfondimenti su segnalazione del comune di Arcugnano, e i carabinieri constatarono che il teatro era in realtà una costruzione moderna realizzata senza le necessarie autorizzazioni su una collina sottoposta a vincolo paesaggistico. L’area fu quindi sequestrata e il gestore della struttura, il 69enne Franco Malosso (che si faceva chiamare Franco Alessandro Molosso Maltarel von Rosenfranz), fu accusato di abuso edilizio e contraffazione di opere d’arte.
Il tribunale di Vicenza lo condannò in primo e in secondo grado. Nel 2021 gli avvocati di Malosso fecero ricorso alla Corte di Cassazione, chiedendo che fosse riconosciuta la prescrizione dei reati edilizi e ambientali e contestando la validità del vincolo paesaggistico e l’entità della pena, considerata troppo severa. La difesa di Malosso sostenne anche che la falsificazione del teatro era talmente grossolana che non avrebbe potuto ingannare nessuno. A distanza di 5 anni, la Cassazione ha respinto il ricordo degli avvocati e ha confermato la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione decisa nel processo di secondo grado.
Nella sua sentenza il tribunale di Vicenza aveva stabilito che Malosso avrebbe dovuto risarcire i danni al comune e demolire il teatro e le altre strutture abusive ripristinando le condizioni originarie della collina. Nel 2017 l’allora sindaco di Arcugnano, Paolo Pellizzari, aveva detto al Corriere della Sera che se il privato si fosse rifiutato di riqualificare l’area sarebbe stato possibile che i costi per il ripristino sarebbero ricaduti sulle casse del comune. Malosso però non ha ancora provveduto a rimuovere il teatro.



