Il posto dove è morto Abderrahim Fakir non è una periferia come le altre
Del “Pilastro”, a Bologna, si raccontano da sempre quasi solo i problemi, ma oggi ci sono anche molti buoni motivi per viverci
di Alice Facchini, da Bologna
- Condividi
- X
- Regala il Post

La morte di Abderrahim Fakir, avvenuta domenica a Bologna mentre due poliziotti lo tenevano fermo a terra per immobilizzarlo, è avvenuta al Pilastro, dove Fakir era andato a trovare alcuni amici e dove vive parte della sua famiglia. Il Pilastro si trova nella periferia nord est della città, ha una grande concentrazione di case popolari e da anni è raccontato dai media come un’area marginalizzata e pericolosa. È in effetti un quartiere con molti problemi, ma anche con una vita sociale molto attiva, molte iniziative di solidarietà e una comunità che negli anni l’ha reso per certi aspetti un posto anche molto vivibile.
Negli anni Ottanta finiva spesso sui giornali per lo spaccio e il consumo di eroina, episodi di microcriminalità e problemi di vario genere, quelli che spesso confluiscono nella definizione un po’ vaga di “degrado”. Nel 1991 ci fu la cosiddetta “strage del Pilastro”, quando tre carabinieri in servizio furono uccisi dalla “banda della Uno bianca”, gruppo criminale diventato famoso tra gli anni Ottanta e Novanta e attivo tra Emilia-Romagna e Marche.
Nel 1994 il cantante Jovanotti scelse il quartiere come ambientazione per il videoclip della famosissima canzone “Serenata Rap”: in quegli anni il Pilastro, perlomeno nella percezione comune, era il corrispettivo italiano delle banlieue parigine o dei quartieri popolari nelle città statunitensi. Nel 2020 il quartiere tornò sui giornali per un video in cui Matteo Salvini citofonava a casa di un uomo tunisino chiedendo se fosse uno spacciatore.
Come spesso accade in questi casi, questa narrazione non tiene conto di molte altre cose che succedono al Pilastro, che oggi è una zona periferica meno isolata e problematica rispetto ai quartieri periferici di altre grandi città (per esempio Rogoredo a Milano o lo Zen a Palermo). E questo è successo soprattutto perché a partire dagli anni Sessanta al Pilastro gli abitanti si coordinarono e portarono avanti lotte politiche e sociali per migliorarlo.
Il 9 luglio del 1966 vennero consegnate le prime 400 case popolari del Pilastro. A trasferirsi furono soprattutto lavoratori poveri arrivati dal sud Italia nel secondo dopoguerra. Nel 1976 venne aperto quello che diventò il simbolo del quartiere: il “Virgolone”, un edificio curvo di sette piani, lungo circa 700 metri, che ospita 552 appartamenti, costruiti in parte dall’ente che allora gestiva le case popolari (lo IACP), in parte da cooperative di abitanti. Ancora oggi circa il 36 per cento degli abitanti del Pilastro vive in una casa popolare.
Inizialmente nel rione mancavano i servizi di base: acqua, riscaldamento, strade asfaltate, trasporti pubblici, scuole, impianti sportivi. Fu il Comitato inquilini, di cui facevano parte diversi abitanti delle case popolari, a mobilitarsi per ottenere più servizi. Questo attivismo è anche oggi alla base della grande mobilitazione che c’è stata immediatamente nel quartiere dopo la morte di Fakir, con molte persone che si sono radunate per ricordarlo.
Oggi al Pilastro ci sono le scuole dell’infanzia, la scuola primaria e le medie, una biblioteca, un centro che ospita i servizi sanitari territoriali, due case di quartiere, un centro commerciale con l’ufficio postale, la banca, il supermercato e l’edicola. L’anno scorso ha aperto anche una caserma dei carabinieri.
Con il tempo anche gli abitanti sono cambiati. Negli anni Novanta hanno iniziato a trasferirsi qui tante persone provenienti da altri paesi: oggi il Pilastro ha in tutto settemila abitanti, di cui quasi duemila stranieri. È il 27 per cento del totale, mentre in tutta Bologna la media è del 16 per cento.
La comunità marocchina è una delle più grandi, con circa 500 persone che abitano nel quartiere. Abderrahim Fakir, marocchino d’origine, frequentava la comunità marocchina del Pilastro anche se non ci viveva. «Siamo come una famiglia, per me Fakir era come un fratello», dice Mike El Gana, che dal 2002 vive in una casa popolare al Pilastro con la moglie e tre figli. El Gana conosceva Fakir da quando era un bambino: «La sua era una delle prime famiglie arrivate a Bologna negli anni Novanta. È sempre stato una bravissima persona, un pezzo di pane», dice.
Oltre alle comunità nazionali delle persone straniere e di seconda generazione, ci sono diverse associazioni rilevanti. Una di queste è il circolo La Fattoria, nato nel 1967, che organizza corsi, eventi e attività gratuite per la scuola del quartiere. Poi c’è la palestra popolare di pugilato e arti marziali Le Torri, frequentata da circa 250 persone di 15 nazionalità. Tra loro ci sono anche molti giovani, che vanno in palestra per incontrarsi e stare insieme, oltre che per imparare uno sport.

Uno spettacolo di giocoleria alla Fattoria del Pilastro (Circolo La Fattoria)
Al Pilastro ci sono anche gli orti urbani più grandi d’Italia, più di 16mila metri quadrati divisi in 427 appezzamenti. «Qui vengono persone da ogni angolo del mondo: italiani, bengalesi, kosovari, peruviani», racconta Maria Cristina Gnudi, presidente dell’associazione della Zona ortiva di via Salgari. «Ognuno coltiva il suo orto, e nel frattempo conosce altre persone». L’associazione mette a disposizione anche uno spazio comune per eventi e iniziative, dove da poco è stata organizzata la festa per il sessantesimo compleanno del Pilastro (che cade il 9 luglio, il giorno della consegna delle prime case popolari).
Il compleanno del Pilastro però non è stato solo un giorno di festa, a causa di polemiche legate alla costruzione del Museo dei bambini Futura, un progetto voluto dal comune e contestato da alcuni abitanti perché comporta la cementificazione di un’area del parco Mitilini Moneta Stefanini (ne abbiamo parlato più approfonditamente dentro Portici, la newsletter del Post su Bologna).
Per opporsi al progetto l’autunno scorso alcuni abitanti hanno fondato il comitato MuBasta, da cui poi è anche nato il Comitato Popolare Pilastro, che si occupa dei temi più importanti per il quartiere: ambiente, casa, lavoro, scuola e servizi. «Il Pilastro ha fatto molta strada, ma gli abitanti ancora faticano ad avere voce in capitolo sulle scelte che riguardano il proprio quartiere», dice Sergio Spina, maestro in pensione e tra i fondatori del comitato.
Ancora oggi al Pilastro il 20 per cento delle persone fa parte di famiglie a basso reddito, il 40 per cento di chi ha tra i 25 e i 64 anni ha solo il diploma di scuola media e il 16 per cento dei giovani abbandona la scuola o ripete l’anno. Alcuni ragazzi non sono usciti dal quartiere quasi mai.
A febbraio il comune ha deciso di accorciare il tragitto della linea del tram in costruzione, che avrebbe dovuto arrivare fino al Pilastro e che invece si fermerà prima: oltre agli autobus resta solo il servizio di bike sharing RideMovi, che però non consente di parcheggiare le biciclette nella zona.
In più, negli ultimi anni molti negozi di quartiere hanno chiuso, e oggi passeggiando per le strade si vedono molte serrande abbassate. Tra le vie un tempo più frequentate c’erano proprio quelle che costeggiano il cortile dove è morto Fakir: via Svevo, via Deledda, via Natali e via Trauzzi. Oggi gli spazi aperti sono pochi: ci sono un bar, un piccolo negozio di alimentari, una farmacia e una sartoria.
L’anno scorso ha aperto anche uno spazio gestito dal movimento bolognese Plat, che si occupa soprattutto di diritto alla casa, e dal sindacato di base Si Cobas, che hanno messo a disposizione servizi come un patronato, uno sportello per l’abitare e uno sportello per le migrazioni. In otto mesi sono state seguite 230 pratiche. Luca Simoni di Plat dice che «a volte nelle case popolari le spese condominiali superano il costo dell’affitto». Per questo alla casa di quartiere ogni settimana c’è una distribuzione di cibo e altri beni per le famiglie più fragili. «Le difficoltà esistono, è la rete sociale a fare la differenza», dice Simoni.
Iscriviti a Portici, la newsletter del Post su Bologna che arriva ogni venerdì.



