Perché gli agenti coinvolti nella morte di Abderrahim Fakir a Bologna non sono indagati

La procura ha applicato una nuova norma introdotta dal governo con un recente “decreto sicurezza”

Tre fotogrammi del video che ha ripreso l'operazione della polizia in cui è morto Abderrahim Fakir, a Bologna (ANSA)
Tre fotogrammi del video che ha ripreso l'operazione della polizia in cui è morto Abderrahim Fakir, a Bologna (ANSA)
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Lunedì mattina la procura di Bologna ha fatto sapere di aver avviato un’inchiesta sulla morte dell’uomo di origini marocchine Abderrahim Fakir, avvenuta domenica mentre due agenti di polizia lo stavano immobilizzando a terra. La procura ha anche detto che gli agenti non sono indagati, almeno non nell’accezione con cui lo si intende solitamente. È una scelta che può apparire inconsueta per un caso come questo, e in effetti è una novità, che dipende da una nuova norma introdotta dal governo lo scorso febbraio con un “decreto sicurezza”.

La norma ha modificato il codice di procedura penale nella parte in cui descrive come deve avvenire l’iscrizione delle persone come indagate. Normalmente il pubblico ministero (pm), cioè colui che svolge le indagini, scrive in un apposito registro le notizie di reato, cioè i fatti potenzialmente illeciti di cui viene a conoscenza. Poi nel fascicolo relativo a ogni notizia di reato indica i nomi degli eventuali indagati, non appena ci sono indizi a loro carico. Con la nuova norma può decidere di iscrivere le persone che hanno compiuto un fatto su cui si sta indagando in un altro registro, detto «annotazione preliminare».

In base al decreto, il pm lo può fare quando «appare evidente» che il fatto è stato compiuto in presenza di una «causa di giustificazione». Sono situazioni in presenza delle quali un reato non viene considerato illecito e quindi non viene punito, e sono quattro: la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi, lo stato di necessità e l’esercizio di un diritto, o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità.

L’iscrizione in questo registro serve a fare ulteriori accertamenti, prima di decidere eventualmente se indagare le persone coinvolte. È una norma pensata per i membri delle forze dell’ordine, anche se non vengono menzionate esplicitamente nel decreto, che serve più che altro ad affievolire l’impressione di colpevolezza che nel dibattito pubblico viene spesso attribuita a chi è sottoposto a un’indagine giudiziaria (sebbene l’indagine non comporti alcuna colpevolezza). Formalmente si potrebbe applicare a chiunque, ma nella pratica i casi previsti sono quelli che più spesso riguardano le forze dell’ordine.

La polizia nel punto in cui è morto Abderrahim Fakir (Guido Calamosca/LaPresse)

Per questo il governo è stato accusato di voler introdurre una sorta di “scudo penale” per gli agenti, cioè una limitazione della loro punibilità: il governo ha sempre negato questa accusa e ha sostenuto che il nuovo registro serva più che altro come “filtro” durante la fase delle indagini preliminari. Nella pratica cambia poco: l’indagine prosegue come sempre e la persona iscritta nell’“annotazione preliminare” gode degli stessi diritti e delle stesse garanzie delle persone propriamente indagate.

Successivamente, se il pm ritiene di non dover fare approfondimenti sulla persona iscritta nell’annotazione, deve chiedere l’archiviazione delle indagini entro 30 giorni. Altrimenti ha 120 giorni per svolgere «ulteriori accertamenti» o chiedere perizie tecniche: se non trova elementi per indagare la persona, ha altri 30 giorni per chiedere l’archiviazione. Se invece il pm in questo lasso di tempo ritiene che sia necessario fare indagini più approfondite o vuole chiedere un incidente probatorio, la persona iscritta nell’annotazione deve essere indicata come indagata nel registro delle notizie di reato (l’incidente probatorio è uno strumento con cui durante le indagini preliminari si acquisisce una prova che potrebbe essere utilizzata nel corso di un processo).

Diversi esperti di diritto hanno criticato questa norma. Il magistrato Edmondo Bruti Liberati per esempio l’aveva definita inutile e dannosa, soprattutto perché le cause di giustificazione (anche dette scriminanti) sono già contenute e dettagliate nel codice penale e servono appunto a escludere la punibilità di una persona. Di solito però la loro sussistenza è accertata durante il processo, cioè dopo che la persona sospettata di aver commesso illeciti viene indagata e sottoposta a giudizio. Secondo i critici è raro che le cause di giustificazione siano evidenti fin da subito: molto più spesso è necessario accertarle in un secondo momento, cioè nel corso delle indagini o nel dibattimento.

Per stabilire se esistano cause di giustificazione nel caso della morte di Fakir, la procura si è quindi dovuta basare sui pochi elementi a disposizione dopo nemmeno un giorno di indagini, e per ora non è chiaro su quali basi le abbia ritenute applicabili. Per ora la procura ha solo detto che l’intervento della polizia è stato «prolungato», di durata maggiore rispetto a quanto mostrato dal video che sta circolando. Il video contiene immagini impressionanti, compresi i momenti della morte di Fakir. Si può vedere qui:

L’intervento in cui è morto Fakir è avvenuto intorno a mezzogiorno nel quartiere periferico Pilastro, nella parte nord-est di Bologna. La questura ha detto che la polizia era stata chiamata sul posto da alcuni condomini, che avevano segnalato una persona «in escandescenza». Ha aggiunto che «gli agenti, per contenere il soggetto», erano «stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un’auto».

Il fratello di Fakir, che era presente durante l’intervento insieme alla sorella, ha detto ai giornalisti che gli agenti hanno usato dello spray urticante contro Fakir, spruzzandoglielo anche in bocca; secondo le ricostruzioni di agenzie di stampa e giornali locali, successivamente gli agenti avrebbero deciso di immobilizzarlo per poi farlo sedare. Qualche conoscente, arrivato sul posto, ha detto che Fakir aveva problemi di salute, che era cardiopatico e soffriva d’asma. Su questo per ora non ci sono conferme ufficiali, ma sul corpo dev’essere fatta un’autopsia che potrebbe aiutare a chiarirlo.

Il video ritrae quello che è successo da quando la polizia ha immobilizzato Fakir fino alla sua morte. Gli agenti intervenuti indossavano delle bodycam, cioè piccole videocamere che servono a riprendere le operazioni di polizia: i video faranno parte dei materiali con cui la procura svolgerà i suoi accertamenti.