È bastata una frase sulla Russia per far litigare il “campo largo”

L'ha detta Giuseppe Conte durante la prima manifestazione unitaria a Napoli, e non è stata l'unico problema

Giuseppe Conte all'incontro del campo largo a Napoli, 8 luglio 2026 (Alessandro Garofalo/LaPresse)
Giuseppe Conte all'incontro del campo largo a Napoli, 8 luglio 2026 (Alessandro Garofalo/LaPresse)
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Mercoledì a Napoli si è svolta la prima manifestazione del cosiddetto “campo largo”, l’alleanza futuribile tra PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. L’idea era di mostrarsi come un fronte unito in vista delle elezioni politiche del 2027, ma non è riuscita: un po’ per le contestazioni ricevute a Napoli da Potere al Popolo e da un comitato militante di disoccupati, e soprattutto per una frase sulla Russia pronunciata dal leader del M5S Giuseppe Conte, che ha generato polemiche all’interno di quello stesso campo largo che dovrebbe formarsi e consolidarsi nei prossimi mesi.

Dal palco in piazza del Gesù, Conte stava criticando il piano dell’Italia per aumentare le spese militari e «acquistare armi americane per compiacere Trump». A un certo punto ha detto: «Pensate che stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti», usando anche toni complottistici («queste cose non le dicono, ve le dico io»).

Non è la prima volta che un esponente del Movimento dice cose che ricalcano in una certa misura la propaganda russa. È lo stesso partito che, oltre a essere contrario al riarmo, si è sempre opposto all’invio di armi in Ucraina, a differenza per esempio del PD, che almeno nelle sue correnti più moderate, come quella definita “riformista”, ha mantenuto un convinto sostegno dell’Ucraina dopo l’invasione del 2022.

Tra i primi a contestarlo c’è stato Giorgio Gori, europarlamentare proprio della corrente riformista del PD, che ha parlato di inconciliabilità delle parole di Conte con le scelte del suo partito. Proprio mercoledì, lo stesso giorno della manifestazione del campo largo a Napoli, al Parlamento Europeo si votava infatti la relazione annuale sui progressi fatti dall’Ucraina nel lungo e incerto processo per entrare nell’Unione Europea: il PD ha votato a favore, mentre gli europarlamentari del M5S hanno votato contro, insieme a quelli della Lega e a Roberto Vannacci, di Futuro Nazionale. «Come possiamo far finta di niente?», ha scritto Gori su X.

La foto tra i leader del campo largo a Napoli (Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni) e il presidente della Campania Roberto Fico, 8 luglio 2026. Fin qui le manifestazioni di unità di questo campo largo sono state soprattutto le foto di gruppo (Alessandro Garofalo/LaPresse)

Anche Filippo Sensi, senatore del PD, ha fatto riferimento in un post al voto al Parlamento Europeo, rivolgendosi poi ai leader del campo largo: «risparmiatevi la foto, c’è ancora MOLTO da fare». Prevedibilmente, le critiche sono arrivate anche da chi è appena uscito dal PD, come Pina Picierno, che ha definito le parole di Conte «gravissime e pericolose». Picierno ha poi criticato in particolare l’immobilismo di Schlein, che «ha fatto finta di niente, e come sempre si finge morta».

In generale esiste un’area che accomuna diversi partiti politici e che è perlopiù contraria agli investimenti nella difesa, con varie intensità. Alcuni partiti accompagnano questa contrarietà a una critica nei confronti della NATO. E in quest’area c’è anche Alleanza Verdi e Sinistra, i cui leader infatti non si sono espressi con la stessa durezza degli esponenti del PD. Angelo Bonelli ha detto che il vero problema è la disponibilità dell’Italia a destinare il 5 per cento del PIL alle spese militari entro il 2035, come richiesto dalla NATO, e Nicola Fratoianni ha ripetuto che la situazione internazionale non giustifica il riarmo.

Soltanto un politico ha pienamente condiviso le parole di Conte: Roberto Vannacci, generale dell’Esercito, europarlamentare di estrema destra e fondatore del partito Futuro Nazionale. Parlando con alcuni giornalisti, ha detto che non è lui a essere d’accordo con Conte, ma Conte a essere d’accordo con lui.

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha più volte detto di voler partecipare al campo largo, ma non c’è ancora stata una discussione tra tutti i partiti per stabilire che confini dare a questa coalizione. Renzi, che sulla politica estera e sul riarmo la pensa in modo opposto rispetto a Conte, non ha commentato esplicitamente le sue parole, si è limitato a dire che il campo largo così com’è composto ora non basta per vincere. È una critica che Renzi fa da settimane, e del resto la sua assenza nella fotografia scattata un mese fa in trattoria dai leader di PD, M5S e AVS era stata molto notata.

Dopo le critiche e le dichiarazioni, Conte ha cercato di smorzare le tensioni dicendo di essere stato frainteso, e che lui stava solo riportando il pensiero del comandante della NATO Alexus G. Grynkewich, intervistato nelle scorse settimane dal quotidiano britannico Financial Times. Dal palco di Napoli Conte ha in effetti citato Grynkewich, attribuendogli queste parole: «Né oggi né domani la Russia rappresenta una minaccia per l’Europa». Grynkewich, in realtà, non ha detto proprio così: ha detto che in base alle informazioni di intelligence a sua disposizione, la Russia «non sta cercando un conflitto» con la NATO, anche perché ne conosce i mezzi e le risorse (più precisamente ha parlato di «vantaggi asimmetrici»).

Della forma che dovrebbe avere una coalizione ampia di centrosinistra si discute da molto tempo. Il dibattito si sta intensificando man mano che si avvicina la scadenza naturale della legislatura, cioè l’autunno del 2027. In realtà è probabile che si voti prima, in primavera.

L’incontro a Napoli avrebbe dovuto essere un primo segnale di unità della coalizione, in attesa di risolvere il dubbio principale, cioè quale leader dovrebbe guidarla, questa coalizione. Invece è stato un fiasco: a parte la frase di Conte e le successive polemiche, le persone in piazza del Gesù erano poche, anche perché faceva molto caldo, e il comizio è stato interrotto prima dal Movimento di Lotta – Disoccupati 7 novembre, che hanno contestato i politici sul palco – compreso il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi – e poi dagli attivisti di Potere al Popolo. Peraltro fino al giorno prima i deputati del PD non avevano ricevuto una convocazione per la manifestazione.

Dopo la manifestazione di Napoli ci sono quindi state alcune tensioni tra i partiti. Secondo quanto risulta al Post, si sta valutando di fare il prossimo incontro del campo largo in programma a Padova per il 15 luglio in una forma diversa da quella del comizio in piazza, per evitare un’altra situazione simile a Napoli.

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