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  • Giovedì 9 luglio 2026

Per l’Ucraina costruirsi i missili Patriot non sarà facile

Trump le ha concesso la licenza per farlo, ma ci vorranno anni e un'organizzazione delicata

Donald Trump e Volodymyr Zelensky al summit Nato di Ankara, 8 luglio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
Donald Trump e Volodymyr Zelensky al summit Nato di Ankara, 8 luglio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)
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Mercoledì alla riunione della NATO ad Ankara, in Turchia, il presidente statunitense Donald Trump ha detto che intende concedere all’Ucraina la licenza per produrre da sé i missili intercettori Patriot. Sono tra i sistemi di difesa più avanzati al mondo e l’Ucraina ne ha estremo bisogno per contrastare i crescenti attacchi missilistici russi.

Da tempo l’Ucraina chiede agli alleati di fornirgliene di più o di concederle la licenza per produrli internamente: la decisione di Trump è quindi una notizia favorevole per l’Ucraina, e anche sorprendente dati i rapporti altalenanti tra lui e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tuttavia, non sarà risolutiva nell’immediato, e probabilmente ci vorranno anni prima che l’Ucraina riesca a ottenere una produzione stabile di Patriot.

Prima di tutto, la decisione è ancora molto preliminare. Trump ha fatto l’annuncio in modo improvviso e, come ha detto lui stesso, senza avvertire le aziende statunitensi coinvolte nella produzione: Lockheed Martin, che produce i missili e dovrebbe gestire il trasferimento delle tecnologie e la costruzione di nuove fabbriche, oltre che tutte le aziende fornitrici e subappaltatrici, che forniscono alcuni componenti fondamentali.

Non è nemmeno chiaro se siano stati informati altri funzionari del dipartimento di Stato, responsabile del rilascio delle licenze all’estero per la produzione di armi statunitensi. Questo già pone una grande incognita su quando effettivamente queste licenze verranno rilasciate.

Poi ci sono le difficoltà tecniche. I sistemi missilistici Patriot sono composti da un radar che identifica i missili in arrivo, dai missili intercettori usati come proiettili per fare esplodere quelli nemici, e da una stazione di lancio usata per sparare i missili in aria.

La cosa più complessa da produrre, e di cui l’Ucraina sta esaurendo le scorte, sono i missili intercettori. In particolare quelli di ultima generazione, i PAC 3, gli unici davvero efficaci nell’intercettare i missili balistici usati negli attacchi russi: la Russia attacca l’Ucraina con droni e vari tipi di missili, ma quelli balistici sono tra i più problematici per gli ucraini proprio perché gli intercettori per abbatterli scarseggiano. Non è chiaro al momento quale licenza Trump intenda concedere, se quella per i PAC 3 o per le generazioni precedenti.

La Russia è consapevole del problema dell’Ucraina, e sta usando sempre più missili balistici per attaccarla. Nell’ultimo attacco su Kiev, qualche giorno fa, dei 23 missili lanciati dalla Russia l’Ucraina non è riuscita a intercettarne nessuno.

I Patriot inoltre sono missili sofisticati, e la loro produzione richiede molto tempo e svariati passaggi: per questo è difficile immaginare che l’Ucraina riesca a produrli da sé nell’immediato. Sono formati da componenti che non sono prodotti da una sola azienda, ma da varie aziende subappaltatrici. Per esempio, quello più complesso, il sistema di guida per indirizzare il missile verso l’obiettivo, sono prodotti dalla statunitense Boeing. Il costo di produzione di ciascun missile è di circa cinque milioni di dollari.

Permettere all’Ucraina di produrre internamente i Patriot può avere senso, ma il problema dell’approvvigionamento dei singoli componenti resta: dovrebbe riuscire a delocalizzare tutta la produzione, oppure ottenerli da fuori in tempi e numeri sufficienti.

Attualmente il grosso dei Patriot è prodotto negli Stati Uniti. Hanno ottenuto la licenza per i PAC 3 anche il Giappone, che però ne produce in misura molto minore e comunque dipende dalle subappaltatrici statunitensi, e la Germania, che non ha ancora avviato la produzione e comunque ha il permesso di produrre soltanto i PAC 2.

Una donna in un appartamento distrutto a Kiev, 7 luglio 2026 (AP Photo/Dan Bashakov)

Di fatto la Lockheed Martin è da sola a soddisfare la domanda globale, che negli ultimi mesi è aumentata a causa della guerra in Medio Oriente: da parte dei paesi del Golfo, che li hanno usati in grandi numeri per respingere gli attacchi iraniani, e degli stessi Stati Uniti, a cui servono per ricostituire le scorte usate per difendere le proprie basi.

La Lockheed Martin ha promesso qualche settimana fa di triplicare la produzione per soddisfare la domanda crescente, ma con tempi molto lunghi: entro il 2033. Parallelamente l’Ucraina sta sviluppando i propri sistemi di difesa, più reperibili e meno costosi dei Patriot, ma anche questa soluzione non è utile nell’immediato.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostenuto che una volta ottenuta la licenza l’Ucraina sarebbe in grado non solo di garantire la propria difesa ma anche di rifornire gli alleati. Anche se fosse vero, non è chiaro se la catena di approvvigionamento dei vari componenti sarebbe sufficiente: secondo uno studio del Center for Strategic and International Studies molte delle principali aziende del settore si affidano agli stessi fornitori, il che rende le risorse limitate per tutti.

Infine, c’è un ultimo aspetto: nel momento in cui l’Ucraina dovesse aprire uno stabilimento per la produzione dei Patriot, questo diventerebbe immediatamente un obiettivo primario per gli attacchi russi. Per questo negli ultimi anni l’Ucraina ha puntato tra le altre cose sul fare accordi con altri paesi per produrre all’estero e poi portare le armi nel paese.

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