L’Ucraina ha sempre meno difese contro i missili balistici russi
I sistemi più efficaci sono costosi, difficili da reperire e dipendono dagli Stati Uniti: per questo sta provando a fabbricarne di propri

Tra il 14 e il 15 giugno la Russia ha lanciato 34 missili balistici verso Kyiv, Dnipro e Kharkiv. È il numero più alto per questo tipo di armi in un singolo attacco dall’inizio della guerra, e conferma una tendenza: l’esercito russo usa sempre più missili balistici per attaccare l’Ucraina, perché sa che l’Ucraina ha una quantità limitata di mezzi per intercettarli.
Secondo i dati raccolti dal New York Times, nel 2023 la Russia aveva lanciato 74 missili balistici, e quasi 600 nel 2025. Quest’anno ne ha lanciati 410: se la tendenza continuerà, a fine anno arriverà a 900. Se per i droni e i missili da crociera esistono altri sistemi di intercettazione, gli unici davvero utili contro i missili balistici sono i sistemi di difesa aerea Patriot, di produzione statunitense: l’Ucraina li sta esaurendo.
Semplificando, i sistemi di difesa Patriot sono composti da: un radar per identificare i missili nemici in arrivo; i missili intercettori, che sono usati come dei proiettili per fare esplodere in aria i missili russi prima che arrivino a terra; e una stazione di lancio per sparare gli intercettori in aria. Gli intercettori più avanzati, i PAC-3, sono i più richiesti perché più efficaci e in grado di distruggere i missili in arrivo molto lontano da terra.
Gli intercettori PAC-3 sono prodotti da una sola azienda al mondo, la Lockheed Martin statunitense, che da sola non è in grado di soddisfare la domanda globale, aumentata parecchio negli ultimi anni. L’anno scorso ha detto di aver consegnato 620 missili intercettori PAC-3 in tutto il mondo. Secondo l’intelligence ucraina, la Russia è in grado di lanciare verso l’Ucraina 100 missili balistici al mese, mantenendo stabili le proprie scorte.

I frammenti di un missile russo caduto su Kyiv, il 15 giugno 2026 (AP Photo/Efrem Lukatsky)
L’Ucraina non è l’unico paese ad avere bisogno dei missili Patriot. La guerra in Medio Oriente ha reso questi sistemi sempre più richiesti, soprattutto dai paesi del golfo Persico e dagli Stati Uniti, che li hanno utilizzati in grandi quantità per respingere gli attacchi iraniani. Secondo dati del dipartimento della Difesa statunitense, nella guerra in Medio Oriente gli Stati Uniti hanno usato circa due terzi delle scorte di intercettori Patriot per difendere le proprie basi nella regione, e stanno dando priorità a ricostituire il proprio arsenale, a scapito delle esportazioni.
La scorsa settimana un dirigente della Lockheed Martin ha detto al Financial Times che l’azienda non può garantire la fornitura di intercettori Patriot agli alleati degli Stati Uniti, inclusa l’Ucraina. L’azienda ha aggiunto che sta lavorando per aumentare la capacità produttiva dai circa 600 missili l’anno attuali a 2mila entro il 2033.
Oltre ai numeri c’è un tema politico. Trump prende spesso posizioni favorevoli alla Russia e ha un rapporto altalenante – a tratti apertamente ostile – con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Da luglio del 2025 gli Stati Uniti non mandano più i sistemi Patriot all’Ucraina sotto forma di aiuti militari: li inviano invece come forniture attraverso i paesi NATO, che acquistano i sistemi di difesa e li consegnano all’Ucraina. Di fatto, dal secondo mandato di Trump gli aiuti militari degli Stati Uniti all’Ucraina, prima molto consistenti, si sono praticamente azzerati.
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Una donna sfollata dai bombardamenti del 2 giugno su Kyiv, 2026 (Photo by Danylo Dubchak/Frontliner/Getty Images)
Per risolvere il problema della carenza di Patriot, l’Ucraina sta lavorando alla produzione interna, un po’ come ha fatto con i droni. La Russia manda contro l’Ucraina centinaia di droni in ogni attacco, ma l’Ucraina è diventata esperta nel produrre strumenti relativamente economici capaci di intercettarli. Per fare un esempio, nell’attacco tra il 14 e il 15 giugno la Russia ha lanciato 611 droni, e ne sono stati intercettati 582. I droni russi restano comunque un problema: il loro obiettivo non è tanto colpire il bersaglio, quanto saturare le difese ucraine e distrarle, per poi lanciare gli attacchi più pesanti con i missili.
Con l’inizio della guerra in Medio Oriente l’Ucraina è stata corteggiata da vari paesi coinvolti che volevano ottenere le sue competenze e le sue armi per intercettare i droni lanciati dall’Iran: inizialmente i paesi del golfo Persico usavano i missili Patriot contro i droni, una scelta inefficiente ed eccezionalmente dispendiosa dal punto di vista economico. Un solo missile intercettore Patriot costa circa 4 milioni di dollari, contro le poche migliaia di un drone. Per questo i sistemi antidrone ucraini sono molto ambiti.
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Per i missili l’Ucraina sta provando la stessa strada: studiare sistemi di difesa più reperibili e meno costosi dei Patriot, che possa produrre internamente e che la svincolino dalla dipendenza da un solo paese (gli Stati Uniti). La scorsa settimana l’azienda di armi ucraina Fire Point ha detto di aver completato il primo test di missili da usare in alternativa ai Patriot. Si chiamano FP-7.x e costano molto meno: circa 700mila dollari per singolo intercettore.
Il cofondatore dell’azienda, Denys Shtilierman, ha detto che la produzione potrebbe iniziare ad agosto e che i missili completi sarebbero pronti entro il 2027. Per produrli l’Ucraina non è però del tutto autonoma: dipende da partnership con gli alleati europei e le loro principali aziende di armi, che devono fornire parte della strumentazione necessaria. Per esempio l’italiana Leonardo è in trattativa per fornire sistemi di tracciamento.
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