Una notte tra i nuovi droni ucraini
Aprono la strada ai droni più grandi e distruggono i camion con i rifornimenti russi: non sono una svolta, ma ci si avvicinano
di Daniele Raineri

La squadra di dronisti ucraini si nasconde sotto una rete mimetica nel fitto di un bosco. D’estate la possibilità di essere visti dall’alto, dai droni o dai satelliti russi, è bassa grazie alla vegetazione. Quando la squadra ucraina deve far decollare un drone, lo trasporta dove il bosco finisce e comincia una radura, lo lancia e poi torna a nascondersi. Quando esce da sotto gli alberi la squadra è allo scoperto, ma il drone ha bisogno di spazio per alzarsi in volo.
I due dronisti lavorano al margine della radura con una luce rossa, che è più tenue di quella bianca e aiuta gli occhi a non perdere la visione notturna. Sulla testata esplosiva c’è una sicura con scritto sopra: «Rimuovere prima del volo». Piazzano il drone sopra a una catapulta che imprime un’accelerazione a 12 g, dodici volte la forza di gravità. È la catapulta che fa alzare il drone da terra per i primi metri.
A volte non arriva l’ordine finale di far decollare il drone. I dronisti spengono le luci rosse e rientrano sotto gli alberi. Dopo la spinta iniziale della catapulta, per il resto del volo ci avrebbe pensato un motore elettrico che può far viaggiare il drone per più di 100 chilometri: la maggior parte in territorio russo. Nel bosco altri due soldati ucraini, i piloti, sono seduti con sedie da campeggio davanti a due schermi.

(Yegor Shaida per il Post)
Il drone è un Bulava, che in Ucraina è la mazza ferrata. È un simbolo nazionale che arriva dall’epoca dei cosacchi. Ogni presidente durante la cerimonia d’inaugurazione del proprio mandato solleva una mazza ferrata. Bulava è anche il nome di una bibita energetica in lattina, con il simbolo di un drone sopra, che i soldati bevono. Spiegano che di tanto in tanto quelle lattine arrivano assieme alle scatole dei droni che lanciano, come se fosse una campagna promozionale per i clienti. Mostrano anche un puzzle di legno del drone Bulava, anche questo un regalo dell’azienda.

(Daniele Raineri/il Post)

(Daniele Raineri/il Post)
È il risultato del cosiddetto ecosistema di aziende della nuova industria bellica ucraina. Il governo ha tolto quasi tutti gli ostacoli burocratici a chi voglia cimentarsi con la produzione di droni e altre armi. C’è un sistema di imprese che inventano, collaborano e competono. La selezione naturale è fatta dalla guerra disperata contro la Russia, che è in vantaggio perché ha più uomini e più industrie, e dalla fine degli aiuti da parte degli Stati Uniti.
È da questo ecosistema che sono nati i robot che prendono il posto dei soldati ucraini al fronte oppure gli Sting che intercettano e abbattono i droni russi. Vale lo stesso anche per i droni a medio raggio: ci sono gli Hornet, gli FP-1 e FP-2 dove FP è l’acronimo dell’azienda Fire Point, i Ram-2X, i Backfire, i B-2, i Bulava appunto e altri. E che cosa fanno le start up? Regalano gadget. I soldati della squadra dicono che non si fanno influenzare dal merchandising e che per loro conta soltanto se i droni ottengono risultati. Sottolineano: ovviamente.
I droni arrivano in scatole, vanno assemblati e in 20 minuti sono pronti al lancio. Di squadre ucraine come quella nascosta nel bosco ce ne sono molte, sparpagliate un po’ ovunque vicino alla Russia o alle regioni occupate dai russi.
– Leggi anche: La più letale e avanzata azienda di armi dell’Ucraina

(Yegor Shaida per il Post)

(Yegor Shaida per il Post)
I droni a medio raggio lavorano in coppia. Un drone di ricognizione decolla, attraversa il confine e cerca un bersaglio in Russia. Può essere un radar mobile o fisso, un treno merci che trasporta materiale bellico, una postazione lanciamissili o altro. Quando ne trova uno, lo tiene d’occhio. I dronisti a terra lanciano il secondo drone, quello con la testata esplosiva da cinque chilogrammi. Il secondo drone colpisce il bersaglio sorvegliato dal primo drone, se nel frattempo non si è nascosto. Il drone da ricognizione torna in Ucraina. E così via. È un ciclo che dura qualche ora e poi ricomincia.
Questi droni sono un’arma nuova per gli ucraini (ma non per i russi, che li avevano già) e come vedremo stanno producendo conseguenze profonde sulla guerra. Non sono l’arma della svolta per gli ucraini, nessun’arma lo è. Però rendono ancora più difficile l’invasione russa su larga scala arrivata ormai al quinto anno.
Prima i droni ucraini appartenevano in generale a due categorie. I droni piccoli che hanno pochi chilometri di raggio d’azione, ma sono capaci di fare qualsiasi manovra. Possono inseguire un soldato che scappa in tondo attorno alla carcassa di un carro armato, e se il soldato s’infila sotto al carro anche il drone gli va dietro (esiste un video di questa scena specifica), oppure raggiungere una motocicletta su una strada. E poi i droni grandi, che portano più di 100 chilogrammi di esplosivo e volano per 2mila chilometri ma colpiscono soltanto bersagli fissi e non possono fare inseguimenti e cambi bruschi di direzione. Di solito vanno a sbattere contro bersagli che erano stati scelti prima del decollo.
Ora i droni a medio raggio ucraini stanno occupando una nicchia tra i 30 e i 200 chilometri di volo, in territorio russo, e possono seguire bersagli in movimento. Gli ucraini li stanno impiegando in due operazioni insistenti per ottenere risultati intermedi che poi dovrebbero portare a risultati più grandi.

(Yegor Shaida per il Post)

(Yegor Shaida per il Post)
Una sta colpendo il sistema di difese aeree in Russia e sta creando un corridoio per i droni a lungo raggio, quelli grossi e pesanti, che volano verso Mosca e oltre. Meno difese aeree ha la Russia, più i droni ucraini riescono a passare. I droni a medio raggio hanno già distrutto almeno 170 nodi del sistema, tra radar e batterie di missili. Un dronista della squadra nel bosco, con addosso una maglietta Bulava zozza, mostra con orgoglio il video di quello che considera il loro colpo migliore: la distruzione di un veicolo lanciatore di missili antiaerei russo Buk, nascosto tra alcuni alberi, che portava due missili.
I droni a medio raggio che decimano la difesa aerea russa schierata a ridosso del confine ucraino hanno favorito anche i recenti raid aerei contro San Pietroburgo, a mille chilometri dall’Ucraina. Dal 3 al 6 giugno a San Pietroburgo c’è stato il Forum Economico Internazionale, che doveva essere una vetrina internazionale per la Russia, ma al primo e al quarto giorno dell’evento sono arrivati droni ucraini che hanno centrato raffinerie e basi militari. Le esplosioni hanno creato colonne di fumo che incombevano sulla città e facevano da sfondo al Forum.
Un ufficiale ucraino che è coinvolto in questa campagna e ha per nome in codice «Churchill», come il primo ministro britannico che guidò la guerra del Regno Unito contro la Germania nazista, e si presenta all’intervista con una maglietta con il volto di Churchill, conferma che le operazioni a medio raggio lungo il confine nord contro i radar e contro le postazioni russe hanno lo scopo di esporre sempre di più il territorio della Russia al sorvolo dei droni ucraini.

(Yegor Shaida per il Post)
La seconda operazione con i droni a medio raggio è a sud, contro quella striscia di Ucraina occupata larga 100 chilometri che oggi connette la Russia alla penisola di Crimea. Uno dei pochi vanti del presidente russo Vladimir Putin in questa guerra era di essere riuscito a creare un corridoio di terra tra la Crimea, occupata nel 2014, e la Russia. Questo corridoio è un’autostrada che corre lungo la costa del Mar Nero lontano dalla linea del fronte ed è sempre stata considerata sicura. Ma da cinque settimane è infestata dai droni ucraini.
A fare da bersagli in questo caso sono i trasporti militari russi che fanno arrivare all’esercito tutto quello che lo fa funzionare, dalle munizioni alle cisterne di carburante.
Alcuni esperti di cosiddetta Osint, le informazioni che sono ricavate da fonti accessibili a tutti, seguono con attenzione questa campagna a sud grazie ai video che ucraini e russi mettono sui social. Uno è il francese Clement Molin e scrive che dall’inizio di maggio i droni a medio raggio ucraini hanno colpito almeno 270 camion militari che trasportavano rifornimenti verso la Crimea occupata. Allega le immagini e le posizioni dei bombardamenti e aggiunge che il totale dei bombardamenti contro i camion potrebbe essere attorno ai 400.
I droni ucraini in quella regione sono soprattutto gli Hornet, che scelgono da soli i bersagli grazie all’intelligenza artificiale. Hanno trasformato in percorsi rischiosi alcune strade normali che servivano a rifornire la Crimea. Le autorità in Crimea hanno reagito chiudendo le strade al traffico civile, ma questo ha soltanto facilitato il lavoro dei militari ucraini perché ora tutti i veicoli che passano possono essere considerati bersagli. Molte pompe di benzina hanno chiuso perché non sono più rifornite.
Se queste circostanze continueranno, la situazione per le forze di occupazione russe peggiorerà. Gli ucraini si muovono come se avessero in mente un obiettivo che oggi sembra ancora fuori portata: costringere i soldati russi a lasciare la Crimea.
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Questo articolo è il terzo e ultimo di una serie sulle nuove armi usate nella guerra in Ucraina. Sono scritti da Daniele Raineri, che ha raccolto il materiale sul campo durante una trasferta, raccontata giorno per giorno nella newsletter Outpost.
I precedenti articoli erano questi:
– L’Ucraina sta mettendo migliaia di questi robot da guerra al posto dei soldati
– Questo coso di plastica è l’arma ucraina più desiderata al mondo



