Quanto è cambiata Rai 3

Ha perso i suoi conduttori storici e la programmazione è sempre più lontana da quella di una volta, per esplicita volontà della Rai

Antonino Monteleone e Adele Grossi a Filorosso (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
Antonino Monteleone e Adele Grossi a Filorosso (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)
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I palinsesti per l’anno 2026/2027 presentati venerdì dalla Rai confermano l’intenzione di portare avanti un processo di radicale trasformazione di Rai 3 che va avanti già da alcuni anni. Rai 3 è il canale da sempre più distintivo, originale e di sinistra della televisione pubblica, e questa trasformazione non sta piacendo a molti affezionati, così come a molte delle persone che ci lavorano. Giovedì Usigrai, il principale sindacato di sinistra interno alla Rai, ha pubblicato un video in cui diverse persone famose del mondo dello spettacolo e della televisione chiedono che venga «ridata un’identità a Rai 3».

Il video è uscito prima che la Rai confermasse la cancellazione di una serie di programmi e la loro sostituzione con trasmissioni e conduttori più vicini alla linea di Rai 1 e Rai 2, due canali storicamente non di sinistra e con programmi meno sofisticati. Sono stati cancellati il programma di approfondimento giornalistico ReStart, condotto dalla giornalista Annalisa Bruchi, e Riserva Indiana, il programma di varietà culturale condotto dall’attore teatrale Stefano Massini. Quando erano uscite le prime indiscrezioni sulla chiusura del programma, Massini aveva pubblicato un post su Instagram dicendo che la Rai aveva deciso di cancellarlo senza averlo voluto incontrare.

E anche Dilemmi il programma di dibattiti culturali nato nel 2022 e condotto dall’ex magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio non è previsto per la prossima stagione. Carofiglio è anche un ex parlamentare del Partito Democratico, spesso ospite nei programmi televisivi in rappresentanza del centro-sinistra. Fino a pochi giorni fa sembrava destinato alla chiusura anche Via dei Matti n°0, il programma musicale condotto da Stefano Bollani e Valentina Cenni, che dopo una trattativa invece è stato riconfermato per il 2027.

Stefano Bollani e Valentina Cenni sul set di Via dei Matti n°0 (Azzurra Primavera/Ansa)

Il giovedì sera – prima del ritorno del programma Splendida cornice di Geppi Cucciari – la prima serata sarà occupata dal programma di approfondimento Le cose che non sai di Eleonora Daniele, storica conduttrice e giornalista di Rai 1. Negli ultimi anni gli scambi di conduttori tra reti diverse della Rai sono diventati più frequenti rispetto al passato, quando nomi e programmi tendevano a restare più stabilmente legati a una singola rete e a un pubblico di riferimento definito. Daniele è una conduttrice che ha passato gran parte della propria carriera su Rai 1, in particolare nella fascia pomeridiana, che è rivolta a un pubblico molto diverso, meno pretenzioso di quello della prima serata di Rai 3.

Il lunedì sera riprenderà il talk show Lo stato delle cose condotto da Massimo Giletti: la sua conferma non era certa perché il programma era stato chiuso anticipatamente ad aprile. Giletti è stato uno dei conduttori più popolari della Rai all’inizio degli anni 2000: ha condotto programmi come I fatti vostri su Rai 2 e il varietà Casa Rai 1, programmi leggeri che facevano perlopiù intrattenimento. Nel 2004 divenne il conduttore del talk show l’Arena che era nato come appendice di Domenica In, il programma che va in onda la domenica pomeriggio su Rai 1 da cinquant’anni. Nel 2017 lasciò la Rai per La7 dove è rimasto fino al 2024 quando la rete ha cancellato il programma conduceva, Non è l’Arena.

Massimo Giletti, 16 febbraio 2026 (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

Il martedì sera per almeno nove serate verrà invece mandato in onda il programma Filorosso condotto dall’ex inviato delle Iene Antonino Monteleone, che ne conduce già la versione estiva. Monteleone è entrato stabilmente nei palinsesti Rai dal 2024 conducendo diversi programmi di approfondimento con risultati modesti. Di recente è stato al centro di polemiche per un post pubblicato su Instagram, in cui commentava la presenza di bagnanti a Gaza durante l’estate. Alcuni consiglieri di amministrazione Rai hanno criticato pubblicamente il contenuto e i toni del messaggio, giudicandoli non in linea con i principi del servizio pubblico.

La prima serata del martedì ha cambiato spesso programmazione e conduzione da quando nel 2023 Bianca Berlinguer lasciò Cartabianca, il programma che conduceva dal 2016, per passare a Mediaset. Il primo tentativo fu Avanti Popolo, un talk show affidato a Nunzia De Girolamo, ex deputata di Forza Italia. Il programma venne chiuso dopo pochi mesi a causa degli ascolti bassi e nei due anni successivi la rete non trovò una collocazione stabile per quella fascia.

All’inizio del 2026 il martedì sera fu affidato a FarWest, il programma di inchiesta condotto da Salvo Sottile. FarWest era nato nel 2023 per coprire la prima serata del lunedì dove fino al 2024 c’era Report (che poi è passato alla domenica). Pur essendo costruito attorno a servizi di giornalismo d’inchiesta, FarWest alterna questi servizi a lunghe discussioni in studio e ha uno stile più vicino all’infotainment, diverso quindi da quello adottato negli altri programmi d’inchiesta della rete come Presa diretta o Report. Adesso Sottile passerà a Rai 2.

I cambiamenti di palinsesto sono normali per una rete televisiva: nascono dal tentativo di rinnovare l’offerta, attrarre nuovo pubblico e adattarsi a nuove abitudini di fruizione. Nel caso di Rai 3 però le cose sono andate in modo un po’ diverso da come avvenuto per altri canali storici. Dopo che nel 2023 se ne è andato il conduttore Fabio Fazio con la sua storica trasmissione Che Tempo Che Fa, il giornalista di Le parole Massimo Gramellini è passato a La7 e la giornalista e conduttrice del programma In mezz’ora Lucia Annunziata si è dimessa, Rai 3 ha perso alcuni dei suoi conduttori più rappresentativi e quindi parte del suo pubblico e dei suoi programmi più riconoscibili.

Per capire la singolarità della trasformazione recente di Rai 3 bisogna conoscerne la storia e in particolare il lavoro che tra il 1987 e il 1994 fu fatto da Angelo Guglielmi, primo direttore della rete.

Dopo la riforma della Rai del 1975, il controllo della televisione pubblica passò dal governo al parlamento. Da quel momento i tre canali furono di fatto divisi in tre aree di influenza: Rai 1 venne data alla maggioranza, quindi alla Democrazia cristiana, Rai 2 inizialmente all’area socialista e poi progressivamente al centrodestra, mentre Rai 3, che nacque nel 1979, finì sotto l’influenza del Partito comunista.

Dopo qualche anno di transizione in cui il direttore di Rai 3 fu ancora espresso dalla Democrazia cristiana, nel 1987 fu nominato Guglielmi. Con lui Rai 3 definì una linea editoriale molto riconoscibile, che includeva programmi su temi concreti della vita quotidiana, voleva sperimentare nuovi linguaggi televisivi e dare spazio a forme di racconto allora poco presenti in televisione.

In questo contesto nacquero trasmissioni come Chi l’ha visto?, una delle più longeve di Rai 3, che ha da poco annunciato che continuerà il mercoledì sera ma non sarà più condotta da Federica Sciarelli dopo 22 anni (non si sa ancora chi la sostituirà). Ma nacquero anche Mi manda Lubrano (poi diventata Mi manda Raitre), dedicata alla difesa dei diritti dei consumatori, e Telefono giallo, tra i primi programmi italiani di crime e ricostruzione di casi giudiziari. Telefono giallo portò a Rai 3 Corrado Augias, che è stato per oltre vent’anni uno dei conduttori di riferimento della rete e l’ha lasciata nel 2023. Accanto a questa linea di “utilità sociale”, Guglielmi cercò di mescolare registri diversi, facendo convivere cultura alta e popolare e dando spazio alla satira. Su Rai 3 nel 1988 arrivò così Serena Dandini, con La TV delle ragazze, un programma che contribuì a lanciare numerosi comici.

Federica Sciarelli nel 2015 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Per molto tempo Rai 3 è stata la rete in cui la Rai sperimentava di più: uno spazio in cui si provavano nuovi formati, si lanciavano nuovi conduttori e si testavano linguaggi televisivi diversi rispetto alle altre reti del servizio pubblico. E per via della sua impronta comunista è stata anche la rete più associata a un’area politica progressista.

Nel tempo questo ruolo di Rai 3 si è progressivamente ridimensionato. Le ragioni sono diverse: da un lato il sistema televisivo nel suo complesso ha perso la centralità che aveva nella produzione di novità, che si è spostata sempre più su piattaforme e altri media; dall’altro i vincoli economici hanno reso più difficile sostenere programmi sperimentali o ambiziosi dal punto di vista produttivo. Fino a pochi anni fa, però, questi cambiamenti erano stati graduali e non avevano modificato in modo radicale l’identità della rete, che rimaneva comunque il contenitore dei programmi più di sinistra, sobri e a sfondo sociale della Rai.

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Che una trasformazione più netta sia stata avviata negli ultimi anni, quelli del governo Meloni, è stato riconosciuto anche dall’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, che ha parlato esplicitamente di un cambio di linea editoriale.

Rossi è amministratore delegato dal 2024 e la sua nomina è stata sostenuta da Fratelli d’Italia. Poche settimane fa al festival dell’Innovazione del Foglio Rossi ha risposto al giornalista Enrico Mentana che giorni prima aveva detto che La7 aveva preso lo spazio che un tempo era di Rai 3, intercettandone i temi e il pubblico. Rossi ha detto che quel trasferimento di pubblico era per lui un «grande successo» perché Rai 3 era diventata «un’anomalia del servizio pubblico», cioè non più un canale con vocazione sociale ma una rete “ideologica”. Rossi ha detto con soddisfazione che ora Rai 3 è una rete plurale in cui possono convivere Report di Sigfrido Ranucci, Lo stato delle cose di Massimo Giletti e FarWest di Salvo Sottile.

Sigfrido Ranucci nello studio televisivo di Report, uno dei programmi più di successo di Rai 3 (Alessandro Di Meo/Ansa)

Tutti questi cambiamenti, come ha ricordato lo stesso Rossi, sono stati facilitati dal fatto che dal 2021 la Rai ha cambiato organizzazione, passando da una divisione per reti televisive a una per generi, su modello di altri paesi europei. L’idea era di trasformare la Rai in un’azienda moderna non più basata su canali, ma su aree di produzione di contenuti distribuiti centralmente. Con questo provvedimento sono state abolite le direzioni di rete, che quindi hanno perso la grande autonomia che avevano un tempo.

Oggi i palinsesti vengono stabiliti sempre di più a livello centrale. Tra le altre, esistono una direzione per l’intrattenimento della prima serata, una per la fascia diurna, una per l’approfondimento, una per la cultura, una per la fiction, una per cinema e serie tv e una per i contenuti per bambini.

In pratica, se oggi va in onda un programma su Rai 3 non è più perché l’ha deciso il direttore di Rai 3: la proposta nasce dalla direzione di genere competente, mentre il palinsesto viene coordinato a livello centrale. La scomparsa delle direzioni di rete ha eliminato anche quei meccanismi di tutela che contribuivano a preservare l’identità dei singoli canali.

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