I superfan farebbero di tutto per la transenna
Anche passare dieci giorni in tenda sotto il sole, se significa avvicinarsi a un proprio idolo come Ultimo

Alcune decine dei 250mila spettatori del concerto che terrà venerdì il cantante romano Ultimo a Tor Vergata, uno dei più grandi nella storia della musica mondiale, sono già lì. Da oltre una settimana dormono in tenda nel punto dove si apriranno i cancelli, passando buona parte delle giornate sotto il sole per essere sicuri di entrare per primi e conquistare un posto sotto al palco, attaccati alla transenna. E sono molto organizzati.
Un fan italiano che vive in Germania, tra i primi arrivati, ha raccontato di aver stampato centinaia di braccialetti numerati da distribuire man mano alle persone che arrivano «per tenere un po’ di ordine nella fila». Altri due ragazzi si sono assunti la responsabilità di organizzare “l’appello”, cioè la chiamata a orari stabiliti in cui ogni persona in lista deve rispondere per dimostrare di essere ancora presente in fila: chi non risponde perde il proprio numero e la posizione conquistata.
Già il 24 giugno, dieci giorni prima del concerto, lo staff di Ultimo aveva diffuso un appello invitando i fan a «non esporsi alle temperature proibitive di questi giorni e non campeggiare nei pressi dell’area con così tanto anticipo», ringraziando però per «questo incredibile atto d’amore». Loro sono rimasti lì lo stesso, accampati sotto a un tendone montato dall’organizzazione subito fuori dagli ingressi previsti per l’evento.
Ultimo è un caso eclatante di cantante con un fandom, come si indica il bacino di fan più sfegatati e devoti, particolarmente numeroso e fedele. Ma quello che si è formato all’ingresso del suo concerto è un sistema che esiste da anni in varie comunità di fan di musicisti diversi, da Vasco Rossi a Harry Styles. Chi vi prende parte lo può fare con modalità diverse di sacrificio: la maggior parte resta lì tutto il giorno, portando con sé tende, teli cerati, generatori di corrente o piccoli pannelli solari, sedie e tutto il necessario per bere, mangiare e divertirsi. Ma c’è anche chi prenota una stanza vicina dove usare il bagno e la doccia, pur dormendo comunque all’accampamento.
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Per chi decide di vivere i giorni prima di un concerto molto agognato in questo modo, comunque, passare molto tempo nell’accampamento è una delle parti fondamentali dell’esperienza. La ricercatrice Lucy Bennett, esperta di fandom, ha detto a Dazed che «per molti fan, accamparsi è diventato parte integrante del rituale che accompagna la partecipazione a un concerto», anche perché «è proprio durante questa esperienza di campeggio che nascono nuove amicizie e si vive appieno l’attesa».
È una pratica che esiste da parecchio tempo: già negli anni Sessanta i fan dei Beatles si accampavano davanti ai botteghini per comprare i biglietti dei concerti appena erano disponibili. Scene simili si sono ripetute nell’arco dei decenni attorno a tantissimi artisti: i fan dei Grateful Dead, per esempio, dai primi anni Ottanta seguivano la band di tappa in tappa e creavano degli “accampamenti-mercato” nei parcheggi fuori dai locali, vendendo cibo e prodotti fatti a mano per pagarsi i biglietti della data successiva e la benzina per arrivarci.
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Il punto in quel caso non era però assicurarsi un posto in prima fila, come succede oggi. Per i superfan, essere a ridosso del palco aumenta moltissimo le probabilità di un contatto diretto con l’artista: uno sguardo, un sorriso o un cenno, ma anche la possibilità concreta di ricevere un oggetto lanciato o consegnato dal palco, come un plettro, una bacchetta o la scaletta cartacea del concerto. In alcuni casi è l’artista stesso a chinarsi verso il pubblico, a stringere una mano o a prendere il telefono di chi è in transenna per farsi un video o un selfie. Sono interazioni rare e brevissime, ma è soprattutto per la possibilità che si verifichino che vale la pena, per molti fan, avere un posto in prima fila.
Dentro alla maggior parte dei fandom musicali esistono delle gerarchie invisibili, in cui il grado di dedizione all’artista che si riesce a dimostrare determina il proprio status agli occhi degli altri. Più a lungo ti accampi, più dimostri di tenerci, e più vieni considerato un “vero fan”. I social hanno reso questa logica al tempo stesso più visibile e più competitiva, perché documentare la propria attesa è diventato un modo per accumulare prestigio all’interno della comunità: un video girato in prima fila vale più di uno girato in fondo, e su TikTok esistono trend in cui si montano insieme le riprese di vari concerti indicando, per ciascuna, quante ore o quanti giorni si è aspettato per ottenere quella visuale.
In alcuni fandom questa tendenza è talmente evidente che in inglese si è diffusa l’espressione “barricade culture”, cioè “cultura della transenna”, per indicare proprio l’insieme di pratiche e abitudini di chi arriva ai concerti con grande anticipo pur di conquistare un posto in prima fila. Più osservatori fanno notare che fino a pochi anni fa, anche con un biglietto senza posto assegnato, bastava presentarsi un paio d’ore prima per avere comunque una buona visuale, mentre oggi ottenere la stessa posizione a certi grossi concerti è decisamente più complesso.
Quasi sempre accamparsi fuori dalle location dei concerti è vietato, ma oggi il desiderio di alcuni fan di accaparrarsi un posto sulla transenna è talmente noto che alcuni artisti organizzano dei sistemi ufficiali che permettono di gestire l’ordine di ingresso senza costringere le persone a passare giorni in fila, distribuendo per esempio dei braccialetti numerati ufficiali a chi si presenta nei giorni precedenti. Quando non lo fanno, i fan accampati trovano un modo di assegnare a ciascun nuovo arrivato un numero progressivo, scritto a mano sulla pelle o su un braccialetto, oppure creano gruppi WhatsApp dedicati e impongono appelli a orari fissi per verificare che nessuno abbia abbandonato la fila.
Il fatto che un certo numero di fan – spesso anche centinaia – si accampi per ore, se non per giorni, sta portando a una serie di difficoltà notevoli, soprattutto per gli artisti e i loro staff. Spesso, infatti, le persone che vogliono assolutamente arrivare alla transenna (e restarci) bevono e mangiano poco per ore, se non per giorni, soprattutto per non doversi allontanare per andare in bagno e rischiare di perdere la posizione. Così molti arrivano all’inizio del concerto già stanchi, affamati e disidratati, e capita che qualcuno si senta male o svenga proprio durante lo show, dopo aver aspettato tanto per vederlo da vicino.
Anche per questo succede sempre più spesso che gli artisti debbano fermare il concerto per soccorrere i fan in prima fila. Alla cantante Phoebe Bridgers è successo di dover interrompere la propria esibizione cinque volte perché alcuni fan che si erano sentiti male dopo ore passate in coda sotto il sole. A inizio giugno al festival Governors Ball di New York alcuni fan del gruppo pop coreano Stray Kids sono rimasti alle transenne per quattro ore a 35 gradi e poi sono svenuti per il caldo e la disidratazione.
Un altro esempio estremo l’ha raccontato la cantante Olivia Rodrigo in una recente intervista. «Sono stata a certi concerti e certi festival in cui le persone indossano il pannolone per poter stare in prima fila allo spettacolo», ha raccontato. «In quei casi mi è capitato di sentirli, con il mio naso». Una volta conquistato un posto attaccato alla transenna infatti, allontanarsi anche solo per andare in bagno significa perderlo: nella ressa, il punto che si è lasciato libero viene subito occupato da chi sta dietro, e tornare al proprio posto diventa quasi impossibile.
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Da un punto di vista pratico, però, accamparsi non sempre paga. Le code organizzate dai fan stessi e i codici di comportamento che ne regolano il funzionamento valgono solo finché tutti accettano di rispettarli. Una volta che le porte vengono aperte spesso questo sistema di numeri, appelli e liste smette di avere valore: essendo i biglietti gli stessi, chi si è appena messo in coda ha almeno in teoria lo stesso diritto di occupare un posto nelle prime file, se riesce ad arrivarci. Spesso in questa fase nascono discussioni e alterchi.



