I turisti a Firenze vanno pazzi per le “buchette”

Da alcuni anni le finestrelle da cui si comprava il vino nel '500 sono state riaperte e funzionano benissimo sui social

Una scena di Stanley Tucci: Searching for Italy (CNN)
Una scena di Stanley Tucci: Searching for Italy (CNN)
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I centri storici delle principali città d’arte italiane sono sempre più modellati dalle esigenze dei turisti che vengono in Italia in cerca di prodotti ed esperienze stereotipate e spesso anacronistiche, adatte soprattutto a essere mostrate sui social. A Firenze, da qualche anno, una delle attrazioni che meglio rappresentano questo fenomeno sono le cosiddette «buchette del vino».

Si tratta di piccole aperture nelle facciate dei palazzi del centro storico che risalgono al Cinquecento e che oggi vengono usate per servire da bere. Molte erano state riaperte durante la pandemia, perché permettevano di vendere bevande e prodotti alimentari riducendo il contatto tra clienti e gestori. Da allora sono diventate sempre più visibili nel centro di Firenze e sui social.

Le buchette sono soprattutto diventate famose grazie al programma della CNN Searching for Italy, nel quale l’attore statunitense Stanley Tucci viaggia per l’Italia mangiando tipicità di ogni regione. Dopo la messa in onda della puntata su Firenze, nel 2021, sono diventate una tappa fissa per i turisti stranieri che visitano la città.

Le buchette ancora utilizzate sono collegate ad attività commerciali che esistevano già prima della loro riapertura: bar, ristoranti, gelaterie e altri locali che hanno deciso di approfittarne per attrarre più turisti. Sono solitamente locali che funzionano normalmente – si può entrare dalla porta, ordinare e consumare al banco o al tavolo – ma a chi si affaccia alla «buchetta» permettono di ordinare dalla strada e di consumare all’esterno. A volte per richiamare l’attenzione dei baristi si può suonare una campanella appesa dentro o appena fuori dalla buchetta.

In questo modo però si può ordinare vino solo fino alle 21, quando le buchette vengono chiuse perché scatta il divieto di consumare alcolici in strada.

Le buchette comparvero a Firenze nel Cinquecento, quando il granduca Francesco I de’ Medici autorizzò le famiglie nobiliari a vendere direttamente il vino prodotto nelle proprie tenute, senza passare da intermediari. Per farlo furono ricavate piccole aperture al piano terra dei palazzi, attraverso le quali le cantine potevano comunicare direttamente con la strada. Avevano generalmente una forma ad arco e dimensioni sufficienti a far passare un fiasco di vino. Non si vendevano quindi i calici, come avviene oggi, ma intere bottiglie o fiaschi. Il cliente arrivava davanti alla buchetta, pagava e riceveva il vino direttamente dalla cantina.

Questa pratica rimase in uso per secoli e cominciò a scomparire nel Novecento. Molte buchette vennero chiuse o utilizzate per altri scopi, per esempio come cassette per la posta o per l’elemosina. Alcune rimasero semplicemente nascoste o dimenticate.

Una delle storie più diffuse sulle buchette vuole che fossero utilizzate anche per lasciare cibo e vino alle persone più povere. Non ci sono però testimonianze scritte sufficienti per confermare questa ricostruzione. È invece documentato il loro utilizzo durante l’epidemia di peste che colpì gran parte dell’Italia settentrionale tra il 1629 e il 1631. Una relazione del Consiglio di Stato del 1634 testimonia infatti l’uso delle aperture per vendere vino e altri prodotti evitando il contatto diretto tra le persone.

La loro riscoperta è oggi soprattutto parte di un’operazione turistica: i fiorentini con cui ha parlato il Post raccontano infatti che le buchette non sono molto frequentate dagli abitanti della città.

Il successo delle buchette si inserisce in un fenomeno più ampio che riguarda molte città d’arte italiane: il tentativo di raccontare i centri storici come luoghi rimasti sospesi in un passato idealizzato. In questa rappresentazione della città, pensata soprattutto per chi arriva da fuori, tradizioni, mestieri e abitudini diventano attrazioni turistiche evocative e perfette da fotografare e filmare. Spesso dietro ci sono storie e tradizioni reali, ma che oggi hanno poco a che fare con la vita quotidiana di chi quei luoghi li abita.

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Nel 2015, prima che le buchette tornassero a essere una presenza così visibile nel centro della città, era stata fondata l’associazione Buchette del Vino, che ancora oggi si occupa di censire, studiare e mappare le finestrelle ancora esistenti. L’associazione ha contribuito a ricostruirne la storia e a conservarne la memoria, organizzando iniziative e attività per farle conoscere. Nel 2024 c’è stata anche una mostra dedicata al fenomeno. L’attività dell’associazione non riguarda comunque soltanto Firenze: uno dei suoi obiettivi è individuare, catalogare e preservare tutte le buchette rimaste in Toscana.

Intorno al loro successo sono nati inoltre altri servizi rivolti ai visitatori, compresi tour enogastronomici che propongono percorsi attraverso la città e soste alle buchette, con prezzi che partono da circa 30 euro.

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