Al processo sulla strage di Brandizzo non c’è spazio per tutti

Le aule del tribunale di Ivrea sono troppo piccole e non ci sono ancora alternative percorribili

Una delle due aule del tribunale di Ivrea usate per l'udienza preliminare del processo sulla strage di Brandizzo, 30 settembre 2026 (Marco Alpozzi/LaPresse)
Una delle due aule del tribunale di Ivrea usate per l'udienza preliminare del processo sulla strage di Brandizzo, 30 settembre 2026 (Marco Alpozzi/LaPresse)
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Mercoledì mattina all’udienza preliminare del processo sulla strage di Brandizzo, il grave incidente sul lavoro che nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 2023 causò la morte di 5 operai investiti da un treno, alcuni avvocati e molti familiari delle vittime sono rimasti in piedi tutto il tempo. Altri invece si sono direttamente seduti per terra. Tra gli imputati, i loro legali, i giornalisti, le famiglie e il pubblico non c’era infatti abbastanza spazio per tutti nelle due aule del tribunale di Ivrea riservate per l’udienza.

«Non è un modo adeguato per svolgere un processo quello dove non tutte le parti hanno un tavolo, una sedia, un collegamento al computer», ha commentato alla Stampa la procuratrice capo di Ivrea Gabriella Viglione. Il problema della mancanza di spazio fisico per un processo così grande, con 24 imputati, è in realtà noto da tempo, ma finora non sono state trovate soluzioni e il processo è iniziato così tra molte lamentele.

Gli imputati sono 21 persone accusate di omicidio colposo e disastro ferroviario, e tre società – tra cui RFI, società del gruppo Ferrovie dello Stato – a cui vengono contestati illeciti amministrativi. Nella notte della strage gli operai iniziarono a lavorare sui binari intorno alle 23:30, prima che la circolazione dei treni si interrompesse come previsto dal programma della manutenzione. Un treno passò e travolse cinque operai, morti a causa dei traumi.

Uno striscione appeso fuori dal tribunale di Ivrea, 30 settembre 2026 (Marco Alpozzi/LaPresse)

L’aula più grande del tribunale di Ivrea ha 50 posti, e per questo si era alla fine deciso di usare due aule, una per gli imputati con i loro avvocati e il giudice per l’udienza preliminare, e un’altra per le parti civili. Le due aule sono state collegate in videoconferenza ma comunque non è bastato per celebrare senza intoppi questa prima udienza, in cui si sono costituite le parti civili. Ci sono stati poi altri problemi: il Corriere Torino scrive che nell’aula con gli imputati c’erano solo due postazioni con i microfoni funzionanti e così ogni volta che un avvocato doveva parlare doveva avanzare tra i colleghi e raggiungere la prima fila.

Diversi avvocati che rappresentano le famiglie delle vittime si sono molto lamentati della situazione e hanno chiesto di poter svolgere il processo altrove. Già all’inizio dell’anno erano state valutate diverse alternative, tra cui quella di installare un tendone in un parcheggio, una struttura simile a quella usata a Genova per il processo sul crollo del ponte Morandi. Viglione ha però detto che quell’opzione era stata scartata perché, a differenza di Genova, a Ivrea il tendone non riuscirebbe a stare nel cortile del tribunale, e posizionarlo all’esterno comporterebbe problemi di sicurezza.

L’altra aula del tribunale di Ivrea, 30 settembre 2026 (Marco Alpozzi/LaPresse)

Si era poi parlato della possibilità di celebrare il processo nell’aula bunker del tribunale di Torino, molto più grande, ma secondo Viglione anche questa opzione è difficilmente percorribile perché non si riuscirebbe a collegare la rete informatica del tribunale di Ivrea con quella di Torino. In più bisognerebbe organizzare la trasferta di tutto il personale che si occupa del processo, cancellieri, segretari e giudici, il che sarebbe complicato.

Viglione ha anche detto che la procura, il tribunale e la Regione Piemonte hanno chiesto a lungo al ministero della Giustizia di aiutarli a trovare una soluzione per non arrivare all’udienza preliminare come poi è successo, ma che non hanno avuto riscontro.

Per ora quindi è stato chiesto di poter usare una terza aula per la prossima udienza, fissata per il 28 ottobre, ma secondo Viglione potrebbe non essere facile ottenerla perché bisognerebbe spostare altre udienze di altri processi.

Ci sarebbe un’altra soluzione, ovvero il piano di costruire una nuova aula per le udienze da cento posti. È però ancora molto indietro. Il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore ha detto che l’obiettivo è definire il progetto entro la fine dell’anno e poi avviare i lavori in modo tale da concluderli nell’estate del 2027. Per questo progetto la Regione ha già stanziato 500mila euro, il comune ne ha messi altri 50mila e il ministero della Giustizia si è impegnato a pagare l’affitto di 10mila euro all’anno e ad allestire l’aula con tutte le strumentazioni tecniche e informatiche necessarie. Nel frattempo il problema della mancanza di spazio rischia di riproporsi già tra meno di un mese.

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