Perché scampagniamo proprio a Ferragosto?

Come le funzioni e le pressioni sociali di una tradizione radicata portano le persone a fare quello che fanno, ogni 15 agosto

Due ragazze montano una rete da pallavolo mentre un ragazzo griglia della carne
Ragazze e ragazzi al parco Colletta, a Torino, il 15 agosto 2023 (Sara Sonnessa/LaPresse)
Caricamento player

Molti si riuniscono per una grigliata all’aperto, in montagna o in un parco in città. Altri restano in spiaggia tutto il giorno, con un pranzo al sacco o a mangiare in un lido. Altri ancora ne approfittano per visitare un museo o fare una gita. Ovunque si trovino in Italia, tendenzialmente, le persone a Ferragosto stanno insieme e fanno qualcosa di diverso dal solito. Incluse le moltissime che spesso sono già in ferie, e per le quali un giorno vale l’altro, per fare qualcosa di diverso dal lavorare.

La festa religiosa c’entra e non c’entra, con il Ferragosto. Una gran parte delle persone che si riuniscono ogni anno nemmeno lo sa, che per i cattolici è una festa di precetto, in cui si va a messa. E i non credenti che sanno cosa celebrano i cattolici, cioè il giorno in cui la madre di Gesù fu assunta in cielo in corpo e in spirito, lo ricordano più che altro per la stranezza fenomenica di quell’evento soprannaturale. Quasi nessuno pensa alla religione, insomma, quando pensa alle attività e alle occupazioni tipiche di Ferragosto.

La parte laica e popolare della tradizione, oggi certamente prevalente sull’altra, deriva piuttosto da specifiche politiche degli anni Venti e Trenta del Novecento, che incentivarono in varie forme il turismo interno e lo spirito di iniziativa a Ferragosto. Attraverso l’Opera nazionale del dopolavoro, un’organizzazione incaricata di occuparsi del tempo libero dei lavoratori, il regime fascista istituì i cosiddetti “treni popolari di Ferragosto”, viaggi a costi ridotti. E moltissime persone, tra le classi sociali per cui quei viaggi erano stati pensati, presero l’abitudine di affrontarli muniti di pranzo al sacco, per rendere le gite meno onerose: un’abitudine in parte ancora diffusa, per ragioni diverse.

Stare insieme e condividere un pasto il 15 agosto c’entra oggi soprattutto con pressioni e bisogni sociali trasversali a tutte le classi e molto radicati. Da questo punto di vista è un giorno dell’anno che somiglia a un altro soltanto, per diverse caratteristiche culturali e sociali: la Pasquetta, una specie di Ferragosto mobile sul calendario (ma non una festa di precetto per i cattolici).

Entrambe le feste sono di solito precedute o seguite da altri giorni di rallentamento delle routine quotidiane più frenetiche. Ed entrambe capitano in un momento dell’anno in cui è più facile e più probabile riunirsi all’aperto, e quindi anche vedere altre persone, anche sconosciute, impegnate nella stessa attività e inclini a condividere cibo e chiacchiere.

Alcuni clienti pranzano seduti vicino al fiume

Un pranzo di Ferragosto al parco del Valentino, a Torino, il 15 agosto 2023 (Tino Romano/ANSA)

Sono forse i due giorni dell’anno in cui in Italia è più facile osservare una manifestazione di ciò che il sociologo francese Émile Durkheim, tra i più noti e influenti di sempre, definì nel primo Novecento effervescenza collettiva: un processo di sincronizzazione e intensificazione delle emozioni che si verifica quando gli individui si radunano e partecipano a rituali collettivi.

Durkheim la considerava una parte fondamentale del comportamento collettivo nella società, perché riduceva le distanze fisiche tra gli individui e moltiplicava i contatti tra di loro, e questo rendeva le avversità della vita più sopportabili di quanto lo sarebbero state per il singolo. L’interazione reciproca durante i rituali collettivi, secondo lui, genera un cambiamento per cui la coscienza di gruppo prevale su quella individuale. Gesti, azioni e movimenti diventano omogenei, e alimentano sentimenti condivisi.

Probabilmente, volendo applicare il modello di Durkheim anche a contesti non religiosi, è per questo motivo che nelle pur varie attività di Ferragosto si ripetono comunque alcuni piccoli rituali laici, più o meno longevi. Rituali che hanno un significato eccedente, rispetto alla loro funzionalità e stringente utilità pratica: l’anguria lasciata a raffreddarsi sotto la bocchetta della fontanella o mezza sepolta sulla battigia, oppure la grigliata, con le annesse implicazioni di genere e competenze varie e importate.

Bagnanti nel mare di Ostia

Bagnanti a Lido di Ostia, a Roma, nel fine settimana di Ferragosto del 2021 (Cecilia Fabiano/LaPresse)

– Leggi anche: L’inestricabile rapporto tra i maschi e la griglia

Studiando gli effetti comuni a tutti i raduni collettivi, a partire dalle religioni primitive, Durkheim aveva concluso che la sopravvivenza e il benessere degli individui dipendono da un senso di appartenenza sociale che deve essere periodicamente rinnovato. Sono concetti tra i più comuni e citati nella sociologia moderna, anche se la loro validità empirica è difficile da verificare e per questo spesso discussa. Diversi esperimenti recenti di psicologia cognitiva e sociale hanno però documentato e confermato, oltre un secolo dopo gli studi di Durkheim, come la differenza tra il sé e l’altro tenda a diventare più sfumata nei contesti collettivi, dove le emozioni vengono condivise e amplificate.

In generale, gli effetti dei rituali e del condividere il tempo insieme in date e luoghi prestabiliti sono argomento di molti studi di psicologia. Alcuni hanno dimostrato che le pratiche e le azioni strutturate e ripetitive – tipiche dei rituali, ma oltre una certa misura anche di alcune psicopatologie – possono ridurre l’ansia, perché riducono l’incertezza e l’imprevedibilità del mondo e permettono di avere un senso di controllo sulle situazioni.

Nessuno vieta di svolgere le attività del Ferragosto anche in altri periodi dell’anno, ovviamente, ma solo a Ferragosto certe attività tutto sommato comuni sono percepite come rituali collettivi. Ed esattamente come quelli liturgici servono anche a scandire il tempo: non è solo una grigliata, insomma. Le pressioni sociali in quella data – e in poche altre – sono tali da rendere più facile riunirsi, quasi automatico, soprattutto per persone che per il resto dell’anno vivono lontane.

Passeggeri in partenza in fila per il check-in

Passeggeri in partenza all’aeroporto di Fiumicino, per il ponte di Ferragosto, il 12 agosto 2023 (Telenews/ANSA)

Come vale per altre feste e tradizioni, non tutte le persone vivono benissimo il Ferragosto. Alcune sono insofferenti verso le aspettative sociali e le pratiche quasi normative che si sviluppano intorno alle ricorrenze. Preferiscono gli incontri più improvvisati e spontanei, perché percepiscono quelli delle feste come obbligati. Oppure, quando le scampagnate coinvolgono un gran numero di persone, sono insofferenti verso l’organizzazione delle attività e la gestione delle diverse responsabilità: chi porta cosa, chi decide dove e come, eccetera.