Perché scampagniamo proprio a Ferragosto?
Come le funzioni e le pressioni sociali di una tradizione radicata portano le persone a fare quello che fanno, ogni 15 agosto
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Molti si riuniscono per una grigliata all’aperto, in montagna o in un parco in città. Altri restano in spiaggia tutto il giorno, con un pranzo al sacco o a mangiare in un lido. Altri ancora ne approfittano per visitare un museo o fare una gita. Ovunque si trovino in Italia, tendenzialmente, le persone a Ferragosto stanno insieme e fanno qualcosa di diverso dal solito. Incluse le moltissime che spesso sono già in ferie, e per le quali un giorno vale l’altro, per fare qualcosa di diverso dal lavorare.
La festa religiosa c’entra e non c’entra, con il Ferragosto. Una gran parte delle persone che si riuniscono ogni anno nemmeno lo sa, che per i cattolici è una festa di precetto, in cui si va a messa. E i non credenti che sanno cosa celebrano i cattolici, cioè il giorno in cui la madre di Gesù fu assunta in cielo in corpo e in spirito, lo ricordano più che altro per la stranezza fenomenica di quell’evento soprannaturale. Quasi nessuno pensa alla religione, insomma, quando pensa alle attività e alle occupazioni tipiche di Ferragosto.
La parte laica e popolare della tradizione, oggi certamente prevalente sull’altra, deriva piuttosto da specifiche politiche degli anni Venti e Trenta del Novecento, che incentivarono in varie forme il turismo interno e lo spirito di iniziativa a Ferragosto. Attraverso l’Opera nazionale del dopolavoro, un’organizzazione incaricata di occuparsi del tempo libero dei lavoratori, il regime fascista istituì i cosiddetti “treni popolari di Ferragosto”, viaggi a costi ridotti. E moltissime persone, tra le classi sociali per cui quei viaggi erano stati pensati, presero l’abitudine di affrontarli muniti di pranzo al sacco, per rendere le gite meno onerose: un’abitudine in parte ancora diffusa, per ragioni diverse.
Stare insieme e condividere un pasto il 15 agosto c’entra oggi soprattutto con pressioni e bisogni sociali trasversali a tutte le classi e molto radicati. Da questo punto di vista è un giorno dell’anno che somiglia a un altro soltanto, per diverse caratteristiche culturali e sociali: la Pasquetta, una specie di Ferragosto mobile sul calendario (ma non una festa di precetto per i cattolici).
Entrambe le feste sono di solito precedute o seguite da altri giorni di rallentamento delle routine quotidiane più frenetiche. Ed entrambe capitano in un momento dell’anno in cui è più facile e più probabile riunirsi all’aperto, e quindi anche vedere altre persone, anche sconosciute, impegnate nella stessa attività e inclini a condividere cibo e chiacchiere.

Un pranzo di Ferragosto al parco del Valentino, a Torino, il 15 agosto 2023 (Tino Romano/ANSA)
Sono forse i due giorni dell’anno in cui in Italia è più facile osservare una manifestazione di ciò che il sociologo francese Émile Durkheim, tra i più noti e influenti di sempre, definì nel primo Novecento effervescenza collettiva: un processo di sincronizzazione e intensificazione delle emozioni che si verifica quando gli individui si radunano e partecipano a rituali collettivi.
Durkheim la considerava una parte fondamentale del comportamento collettivo nella società, perché riduceva le distanze fisiche tra gli individui e moltiplicava i contatti tra di loro, e questo rendeva le avversità della vita più sopportabili di quanto lo sarebbero state per il singolo. L’interazione reciproca durante i rituali collettivi, secondo lui, genera un cambiamento per cui la coscienza di gruppo prevale su quella individuale. Gesti, azioni e movimenti diventano omogenei, e alimentano sentimenti condivisi.
Probabilmente, volendo applicare il modello di Durkheim anche a contesti non religiosi, è per questo motivo che nelle pur varie attività di Ferragosto si ripetono comunque alcuni piccoli rituali laici, più o meno longevi. Rituali che hanno un significato eccedente, rispetto alla loro funzionalità e stringente utilità pratica: l’anguria lasciata a raffreddarsi sotto la bocchetta della fontanella o mezza sepolta sulla battigia, oppure la grigliata, con le annesse implicazioni di genere e competenze varie e importate.

Bagnanti a Lido di Ostia, a Roma, nel fine settimana di Ferragosto del 2021 (Cecilia Fabiano/LaPresse)
– Leggi anche: L’inestricabile rapporto tra i maschi e la griglia
Studiando gli effetti comuni a tutti i raduni collettivi, a partire dalle religioni primitive, Durkheim aveva concluso che la sopravvivenza e il benessere degli individui dipendono da un senso di appartenenza sociale che deve essere periodicamente rinnovato. Sono concetti tra i più comuni e citati nella sociologia moderna, anche se la loro validità empirica è difficile da verificare e per questo spesso discussa. Diversi esperimenti recenti di psicologia cognitiva e sociale hanno però documentato e confermato, oltre un secolo dopo gli studi di Durkheim, come la differenza tra il sé e l’altro tenda a diventare più sfumata nei contesti collettivi, dove le emozioni vengono condivise e amplificate.
In generale, gli effetti dei rituali e del condividere il tempo insieme in date e luoghi prestabiliti sono argomento di molti studi di psicologia. Alcuni hanno dimostrato che le pratiche e le azioni strutturate e ripetitive – tipiche dei rituali, ma oltre una certa misura anche di alcune psicopatologie – possono ridurre l’ansia, perché riducono l’incertezza e l’imprevedibilità del mondo e permettono di avere un senso di controllo sulle situazioni.
Nessuno vieta di svolgere le attività del Ferragosto anche in altri periodi dell’anno, ovviamente, ma solo a Ferragosto certe attività tutto sommato comuni sono percepite come rituali collettivi. Ed esattamente come quelli liturgici servono anche a scandire il tempo: non è solo una grigliata, insomma. Le pressioni sociali in quella data – e in poche altre – sono tali da rendere più facile riunirsi, quasi automatico, soprattutto per persone che per il resto dell’anno vivono lontane.

Passeggeri in partenza all’aeroporto di Fiumicino, per il ponte di Ferragosto, il 12 agosto 2023 (Telenews/ANSA)
Come vale per altre feste e tradizioni, non tutte le persone vivono benissimo il Ferragosto. Alcune sono insofferenti verso le aspettative sociali e le pratiche quasi normative che si sviluppano intorno alle ricorrenze. Preferiscono gli incontri più improvvisati e spontanei, perché percepiscono quelli delle feste come obbligati. Oppure, quando le scampagnate coinvolgono un gran numero di persone, sono insofferenti verso l’organizzazione delle attività e la gestione delle diverse responsabilità: chi porta cosa, chi decide dove e come, eccetera.



