Tutte le opere di Aldo Moro, online

Grazie a un'iniziativa collettiva durata nove anni, e che punta soprattutto a “liberare” il leader democristiano dalle letture schiacciate sulla sua tragica fine

Aldo Moro incontra alcuni studenti a Roma negli anni Settanta (LaPresse)
Aldo Moro incontra alcuni studenti a Roma negli anni Settanta (LaPresse)
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Il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, nel 1978, fu uno degli episodi più traumatici della storia repubblicana. All’epoca Moro era il presidente della Democrazia Cristiana, il partito che governava l’Italia dalla fine della Seconda guerra mondiale. Era stato anche il rappresentante della DC all’Assemblea costituente, presidente del Consiglio per due volte, varie volte ministro, presidente del Consiglio europeo, deputato dal 1946 al 1978 e segretario di partito.

Moro era però anche un giurista, un accademico che continuò a insegnare finché non fu rapito, un intellettuale, un giornalista e un militante cattolico. Eppure quei 55 giorni di prigionia che andarono dal rapimento alla morte per mano delle Brigate Rosse hanno assorbito la sua vita per intero fornendo alla memoria collettiva la figura di un uomo appiattita sulla sua tragica fine.

Dall’esigenza di restituire a Moro la complessità del suo lavoro intellettuale e culturale è nato il progetto dell’Edizione Nazionale delle Opere di Aldo Moro, un’edizione critica e completa dei suoi testi editi e inediti, raccolti e consultabili online. L’iniziativa è stata presentata mercoledì 23 settembre a Montecitorio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il progetto dell’Edizione Nazionale nacque nel novembre del 2016, in occasione del centenario della nascita di Moro e per iniziativa dell’allora ministro della Cultura Dario Franceschini, del Partito Democratico, che istituì la commissione scientifica incaricata di curare i lavori. I lavori si sono conclusi dopo nove anni di ricerche archivistiche, bibliografiche e filologiche, in cui sono state coinvolte numerose fondazioni, enti, istituti di ricerca e 15 università.

Oltre a essere nipote di Aldo Moro, Renato Moro è professore emerito di Storia contemporanea all’Università degli Studi Roma Tre e presidente del comitato scientifico dell’Edizione Nazionale. «L’immagine che la maggioranza degli italiani ha di Moro è ancora essenzialmente quella legata al suo rapimento a opera delle Brigate Rosse», dice Renato Moro. «È stato il “caso Moro”, con la sua sterminata bibliografia, i film, i documentari, le opere teatrali, la formulazione delle più svariate ipotesi, ad assorbire l’attenzione e a portare a una sorta di paradossale proiezione interpretativa all’indietro: alla tendenza, cioè, a leggere la vicenda di Moro non a partire dal suo inizio, ma dalla sua fine, come se quest’ultima fosse la chiave rivelatrice di tutto».

E se da una parte il caso Moro deve continuare a essere sentito «come una ferita aperta le cui ombre richiedono risposte di verità», possono «55 giorni “fagocitare” 62 anni di vita?». Il primo obiettivo che l’Edizione Nazionale si è dato è stato quindi essenzialmente civile, continua Renato Moro: «Liberare in qualche modo Moro dal carcere brigatista, restituirgli integralmente la voce, consentire a tutti, grazie al lavoro della ricerca storica, di confrontarsi con ciò che egli ha veramente detto e scritto, al di là dei tanti pregiudizi e stereotipi che sia la polemica politica che le drammatiche vicende della sua fine hanno finito per imporgli».
Il secondo obiettivo era scientifico: favorire attraverso una completa edizione critica dei testi la ricerca su Moro.

Fin dall’inizio il progetto è stato pensato per essere realizzato interamente in digitale, così da rendere le opere di Moro disponibili gratuitamente per tutti.

Quanto ai criteri generali di edizione, il comitato scientifico ha stabilito che per “opere” di Moro si dovessero intendere prodotti con un carattere di compiutezza, di autorialità e, tendenzialmente, di pubblicità.

Il progetto è articolato in due sezioni: la prima è dedicata agli scritti religiosi, giornalistici e politici di Moro, ai suoi discorsi e alle interviste. Segue una scansione essenzialmente biografica e si articola in quattro volumi, in relazione alle principali fasi individuabili nella vita di Moro; la seconda sezione è dedicata, invece, alle opere giuridiche, cioè quelle di carattere accademico che Moro pubblicò come assistente, poi libero docente e poi professore di diritto penale e come incaricato dei corsi di filosofia del diritto. Anche questa sezione è articolata in modo cronologico.

Inizialmente il piano editoriale prevedeva una terza sezione dedicata all’epistolario, a cui alla fine si è rinunciato soprattutto per problemi di reperimento dei documenti: lettere personali e politiche di un numero grandissimo di corrispondenti, che coprono un arco cronologico di oltre un quarantennio e che sono conservate in un gran numero di archivi pubblici o privati, in gran parte molto difficili da identificare.

I volumi delle due sezioni dell’Edizione Nazionale sono preceduti da un’introduzione generale di carattere interpretativo, scritta dai curatori, e da un saggio critico scritto dal ricercatore che ha lavorato all’individuazione e alla preparazione dei testi, per dar conto delle precedenti edizioni e tracciare una storia di ogni scritto o gruppo di scritti. In casi come quello del “Memoriale” scritto da Moro, che pongono problemi complessi di interpretazione, il comitato ha aggiunto una breve appendice.

Al termine del lavoro sono state fatte diverse scoperte. Innanzitutto, racconta Renato Moro, «proprio la restituzione alla figura della sua complessità». C’è naturalmente un Moro politico, «ma c’è anche un Moro professore di diritto che vede l’insegnamento come la sua vera vocazione e alla politica si sente sempre “prestato”, c’è un Moro cristiano, con una fede tanto vissuta quanto poco esibita, c’è un Moro intellettuale, osservatore lucido come pochi delle trasformazioni della società italiana, e c’è un Moro giornalista».

Ma sono state fatte anche scoperte più puntuali: «L’importanza della fase degli anni Cinquanta di preparazione al centro-sinistra che era finora del tutto trascurata. Qui i testi conosciuti li abbiamo quadruplicati», aggiunge Renato Moro. E poi «la relazione costante con la Puglia e con il Mezzogiorno o un’attenzione fortissima negli anni Settanta ai problemi economici internazionali e al loro nesso con quelli nazionali di cui nulla sapevamo».

L’iniziativa ha anche permesso di smontare o smentire molte credenze legate a Moro. Per esempio, sebbene sia presentato da amici e nemici come l’uomo del “compromesso storico” con il Partito Comunista Italiano, «il Moro che esce dai suoi testi ebbe verso i comunisti un atteggiamento assai più complesso e problematico di quanto normalmente si dice».

Un altro stereotipo è «quello sul preteso linguaggio bizantino di Moro, quel “linguaggio incomprensibile come il latino” di cui scrisse Pasolini». Nel 1975, sul Corriere della Sera, Pier Paolo Pasolini scrisse un celebre articolo dedicato alla scomparsa delle lucciole in cui denunciava il «drammatico vuoto di potere» di un paese governato non da una classe dirigente ma da «maschere», tra cui la più emblematica gli appariva proprio Aldo Moro, l’uomo dal «linguaggio incomprensibile come il latino».

«Certo», prosegue Renato Moro, «il linguaggio politico di Moro, specie se confrontato con il linguaggio politico di oggi, è complesso. La sua fu una forma di pedagogia popolare, tipica della stagione della democrazia dei partiti, che presentava la politica come introduzione alla comprensione della realtà e delle scelte possibili. Tuttavia, come chiunque leggerà i suoi scritti potrà verificare, essi appaiono chiari nelle intenzioni e conseguenti nelle argomentazioni. Moro infatti fu ai suoi tempi, ed è ancora oggi, perfettamente capace di farsi capire, allora nelle piazze, oggi da chi vorrà leggerlo».

Aldo Moro mentre pronuncia il discorso al Consiglio nazionale della DC, Roma, luglio 1963 (©LaPresse Archivio storico)

Nel suo complesso il progetto è stato finanziato dal ministero della Cultura con circa 300mila euro distribuiti in nove anni di lavoro. Ma il coinvolgimento scientifico di 15 università ha rappresentato in molti casi anche un importante ruolo nel cofinanziamento dell’impresa, poiché proprio le università hanno fornito un ulteriore 30 per cento ai fondi disponibili. «Il progetto ha così potuto ricorrere alla preparazione e alla maturità scientifica di molti giovani e giovanissimi ricercatori italiani», conclude Renato Moro.

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