Da dove arriva la diffidenza europea verso l’aria condizionata

La resistenza a usarla nelle case e nei luoghi pubblici viene spesso presa in giro da chi vive negli Stati Uniti o in Asia: possiamo spiegare

Una passeggera si sventola su un mezzo pubblico
Una passeggera si sventola su un mezzo pubblico di fronte alla Tour Eiffel, a Parigi, il 24 giugno 2026 (Annice Lyn/Getty Images)
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Alcuni video circolati nei giorni scorsi sui social media cinesi Weibo e Douyin mostrano dei maiali che grufolano in porcili rinfrescati da un condizionatore. Non sono casi isolati e non è un fatto nuovo, ma diversi utenti e siti di news hanno ripreso quei video per paragonare i diversi approcci all’aria condizionata che ci sono in Asia e in Europa, e soprattutto irridere la resistenza culturale europea. In un articolo sul caldo eccezionale a Parigi, il sito Wenxuecity si è chiesto: «I francesi vivono peggio dei maiali cinesi?».

La differenza tra l’approccio all’aria condizionata in Europa e in altre parti del mondo, soprattutto il Nordamerica e l’Asia orientale, è un argomento di discussione ricorrente. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), nel 2025 soltanto il 20 per cento circa delle abitazioni europee aveva un sistema di condizionamento dell’aria (in Italia, il 55,1 per cento). La distribuzione non è uniforme: tende a diminuire nelle regioni settentrionali e più fredde. Ma nemmeno nelle più calde aree meridionali del continente le percentuali si avvicinano a quelle di paesi come Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, dove più dell’85 per cento delle abitazioni ha un condizionatore.

L’opinione abbastanza condivisa è che la differenza dell’Europa rispetto al resto del mondo non sia riducibile a una questione di climi differenti, ma riguardi anche una diversa sensibilità. Sensibilità che fuori dall’Europa appare incomprensibile ed è spesso presa in giro. Ma vale anche il contrario: molti europei trovano assurdo condizionare a 21 °C un intero stadio a Houston, mentre fuori la temperatura percepita è 40-43 °C.

I tifosi sugli spalti durante una partita dei Mondiali di calcio

I tifosi sugli spalti durante la partita dei Mondiali di calcio maschili tra Germania e Curaçao all’NRG Stadium a Houston, Texas, il 14 giugno 2026 (Sebastian Widmann/FIFA/Getty Images)

Una possibile spiegazione della differenza è che in molte parti d’Europa prevale ancora una tendenza a considerare l’aria condizionata un lusso, e di conseguenza a considerare spesso ingiustificati i consumi energetici e i costi che comporta. Una parte della popolazione è disposta piuttosto a sopportare il caldo, ed è portata a valutare l’installazione degli impianti e l’uso dell’aria condizionata solo come soluzioni estreme. È un’inclinazione diffusa peraltro tra le persone più anziane, che sono proprio le più vulnerabili agli effetti del caldo: molte di loro considerano normale fare a meno dell’aria condizionata perché, banalmente, hanno trascorso gran parte della loro vita senza, per scelta o per necessità.

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In alcuni contesti anche i pregiudizi sui rischi per la salute potrebbero aver contribuito a rallentare la diffusione dell’aria condizionata, spesso ingiustamente accusata di provocare acciacchi e malanni vari. E non sarebbe un’eccezione nella storia della diffusione delle tecnologie domestiche: più o meno tutte, dal frigorifero al forno a microonde, hanno spesso incontrato resistenze iniziali di questo tipo, che insieme ad altri fattori economici e sociali hanno reso nel tempo abbastanza disomogenea la distribuzione all’interno dei paesi e tra un paese e un altro.

Il bocchettone di un condizionatore portatile pende dalla finestra di un appartamento

Un tubo di un condizionatore portatile pende dalla finestra di un appartamento a Parigi, il 26 giugno 2026 (Benjamin Girette/Bloomberg/Getty Images)

I condizionatori sono tra l’altro macchine meno pratiche rispetto agli elettrodomestici tradizionali, perché per farli funzionare non basta collegarli a una presa di corrente: serve un’installazione per far passare dei tubi attraverso un muro (o una finestra, per i condizionatori portatili). E questa scomodità è spesso sufficiente a far desistere le persone meno motivate, tanto più se i lavori riguardano case in affitto, le cui spese di ristrutturazione spettano generalmente ai proprietari. E tanto più in paesi del mondo in cui la ventilazione o l’isolamento termico degli ambienti sono state considerate per lungo tempo, e in parte ancora oggi, soluzioni efficaci e sufficienti per mitigare gli effetti del caldo.

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Secondo uno studio dell’università Ca’ Foscari di Venezia, uscito nel 2019, in otto paesi dell’OCSE – Australia, Canada, Francia, Giappone, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera – le caratteristiche strutturali delle abitazioni sono state uno dei fattori storici più influenti sulla scelta di fare a meno del condizionatore. Tradizionalmente l’architettura europea ha fatto un largo uso di spessi muri in pietra o laterizio, soffitti alti, cortili interni, porticati e altre soluzioni costruttive che hanno favorito il raffrescamento passivo (sistemi che non comportano un aumento dei consumi energetici). In alcuni quartieri storici di grandi città europee, tra l’altro, l’installazione dell’aria condizionata richiede autorizzazioni speciali.

Residenti e turisti seduti all’ombra degli alberi

Residenti e turisti all’ombra nel cortile del municipio di Bologna, il 29 giugno 2026 (Simone Padovani/Getty Images)

In Nordamerica molti edifici costruiti dal dopoguerra in poi furono invece progettati fin dall’inizio integrando sistemi centralizzati di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria. E questo elemento strutturale ha orientato anche stili e tendenze nell’architettura, perché ha reso superflui i soffitti alti, le finestre apribili e altre scelte fino ad allora necessarie per fare entrare e circolare l’aria. Ma ha anche fatto sì che gli edifici costruiti in quel periodo finissero per consumare più energia per metro quadrato rispetto agli edifici di qualsiasi altro decennio precedente: non perché gli abitanti avessero scelto di usare i condizionatori, ma perché gli edifici erano predisposti dall’inizio, e in parte pensati per renderli necessari.

Il reddito è un altro dei fattori influenti sulle abitudini di consumo dell’aria condizionata, citato nello studio del 2019 e in altri secondo cui all’aumentare del reddito, tendenzialmente, aumenta la diffusione del condizionatore. Ma da solo il reddito non basta come spiegazione: c’entrano anche i prezzi dell’elettricità per le famiglie, che tra il 2019 e il 2024 sono aumentati di più in Europa (del 36 per cento, in media) che negli Stati Uniti. Il che significa che a parità d’uso l’aria condizionata costa di più alle famiglie europee.

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Tutti questi fattori, in definitiva, hanno determinato nel tempo una certa differenza nelle aspettative culturali di confort quando fa caldo: in Europa più che altrove c’è una predisposizione generale ad adattarsi aprendo le finestre di notte, tenendo le serrande abbassate tutto il giorno, o in altri modi diversi dall’aria condizionata. Ed è probabile che a questa predisposizione si sia aggiunto, almeno in una parte della popolazione, anche un atteggiamento di maggiore parsimonia, responsabilità e intransigenza morale riguardo alla questione del risparmio energetico.

Un uomo sventaglia una donna sul collo in una chiesa

Un uomo sventaglia una donna nella chiesa di San Giorgio Maggiore a Napoli, il 30 giugno 2026 (Eliano Imperato/Anadolu via Getty Images)

L’aria condizionata ha un impatto ambientale non trascurabile: nel 2022 è stata responsabile del 3,2 per cento circa delle emissioni totali di gas serra nel mondo, e ha consumato circa il 7 per cento dell’energia elettrica, che per la maggior parte è prodotta utilizzando combustibili fossili. Il meccanismo stesso di funzionamento dei condizionatori – raffrescare gli ambienti interni, riscaldando l’esterno – contribuisce inoltre a rendere le città ancora più calde, aggravando il problema delle cosiddette “isole di calore urbane”.

Nei giorni scorsi la televisione pubblica tedesca ARD ha promosso una campagna pubblica di dissuasione dall’installazione dei condizionatori, dicendo che i consumi energetici dell’aria condizionata aggravano il cambiamento climatico. Nel Regno Unito, un ospite del noto programma televisivo Good Morning Britain ha detto che usare i condizionatori è egoistico. Nella prospettiva di molte persone e istituzioni in Europa, insomma, l’aria condizionata non è considerata una soluzione a un problema, ma una tecnologia che aggrava un problema per limitarne le conseguenze a breve termine.

È un dilemma che fuori dall’Europa si pone invece molto meno, o non si pone affatto, e spesso suona anzi irrazionale. «Il rifiuto spasmodico dell’aria condizionata da parte dell’Europa è di gran lunga più costoso di quanto si pensi», ha scritto l’economista statunitense Noah Smith, citando una stima dell’Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui negli ultimi quattro anni oltre 200mila persone sono morte in Europa a causa del caldo.

Gli approcci e la sensibilità stanno gradualmente cambiando anche in Europa. Lo attestano prima di tutto i dati sulla diffusione dei condizionatori nelle famiglie, che è più che raddoppiata rispetto al 1990. Ed emerge anche da sondaggi e interviste: in Francia, il paese più colpito dal caldo delle ultime settimane, l’80 per cento delle persone è favorevole all’installazione dell’aria condizionata in case, scuole e mezzi di trasporto pubblici.

Un passeggero su un treno si asciuga il sudore dalla fronte

Un passeggero su un treno si asciuga il sudore dalla fronte a Londra, il 24 giugno 2026 (AP Photo/Kin Cheung)

La questione è diventata anche un argomento di strumentalizzazioni politiche: i leader del partito di estrema destra francese Rassemblement National hanno proposto un piano nazionale di installazione di condizionatori su larga scala, accusando gli ambientalisti di aver peggiorato la qualità della vita delle persone usando argomenti moralisti e allarmisti sugli effetti del cambiamento climatico.

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