Portare “Don Chisciotte” al cinema è un’impresa donchisciottesca
Riuscire a trasporre il romanzo di Cervantes è stata la dannazione di Orson Welles, di Terry Gilliam e di diversi animatori Disney

Una collaborazione tra gli archivi cinematografici nazionali di Italia, Spagna, Francia e Monaco proverà a ricostruire il film su Don Chisciotte a cui Orson Welles, il regista di Quarto potere e tra i più importanti della storia del cinema, dedicò oltre trent’anni di lavoro e moltissimi soldi, senza però riuscire a portarlo a termine. Per Welles questo film fu un tormento professionale molto doloroso cominciato nel 1957, con la ripresa delle prime scene in Messico, e proseguito a fasi alterne fino al 1985, l’anno della sua morte.
Negli ultimi settant’anni il Don Chisciotte di Welles ha acquisito una fama leggendaria tra gli appassionati di cinema: è diventato l’archetipo di quei film a cui i registi sono così visceralmente legati da essere disposti a tutto pur di portarli a termine, persino a indebitarsi ricorrendo a spericolati autofinanziamenti, come è accaduto di recente a Francis Ford Coppola con Megalopolis.
I produttori non lo consideravano un progetto profittevole e Welles dovette pagarselo in larghissima parte ricorrendo a risorse proprie, potendo contare solo su un piccolo contributo del suo amico Frank Sinatra. Era quindi costretto a interrompere le riprese ogni volta che i soldi finivano.
L’idea che aveva in mente era complicatissima da realizzare: voleva calare i due protagonisti del romanzo di Miguel de Cervantes, Don Chisciotte e Sancho Panza, in un contesto pienamente contemporaneo, giocando sullo stupore che i due provavano ogni volta in cui si imbattevano in qualche diavoleria moderna come le auto, gli aerei e i cinema (in una delle scene dirette da Welles, Don Chisciotte prende per vere le immagini che appaiono sullo schermo e comincia a combatterle). Welles pensò anche a un finale in cui i due protagonisti sopravvivevano a un disastro nucleare, ma poi lo accantonò.
A tutti i problemi, tra cui la crescita di alcuni personaggi che interpretavano bambini o ragazzi, si aggiunse anche la morte di Francisco Reiguera, l’attore che faceva Don Chisciotte.
Dopo la sua morte Welles lasciò in eredità 91mila metri di pellicola, senza una chiara organizzazione o catalogazione. Il regista spagnolo Jesús Franco provò a dare un senso narrativo a tutto quel materiale, e nel 1992 presentò fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia una versione del film rivista e montata da lui. Non generò grossi entusiasmi, e fu accolta male dalla critica.
Don Chisciotte è un romanzo difficilissimo da adattare. La sua struttura narrativa, articolata in vari episodi indipendenti tra loro, è molto dispersiva e ostica da trasporre in una sceneggiatura per il cinema. E anche restituire il gioco metanarrativo che regge tutta la storia (un nobile di campagna che perde il senno dopo aver letto una miriade di romanzi cavallereschi) è un’operazione complicata. I registi più ambiziosi, poi, hanno provato a interpretarlo in una chiave diversa, più personale e contemporanea: i produttori disposti a finanziare progetti così rischiosi sono pochissimi.
Don Chisciotte è stato un supplizio anche per il regista Terry Gilliam, l’unico membro statunitense del gruppo comico inglese dei Monty Python. Che però alla fine è riuscito a finirlo, dopo molte peripezie.
Nel Duemila Gilliam si fece finanziare un adattamento moderno del romanzo, L’uomo che uccise Don Chisciotte, incentrato sulla storia di un uomo del Ventunesimo secolo, Toby Grisoni, che viaggia indietro nel tempo e viene scambiato da Don Chisciotte per Sancho Panza. Gilliam aveva scelto anche l’attore protagonista, Johnny Depp, con cui aveva collaborato due anni prima in Paura e delirio a Las Vegas. Per la parte di Don Chisciotte fu selezionato invece il francese Jean Rochefort, che aveva una conoscenza molto approssimativa dell’inglese e dovette perfezionarsi studiando per sette mesi con un insegnante privato.
Ma la produzione diventò presto molto travagliata: uno dei produttori si ritirò dal progetto poco dopo l’inizio delle riprese, che si svolsero a Madrid e che furono fin da subito un disastro. Un violento nubifragio distrusse tutta l’attrezzatura della troupe e rese il set impraticabile, costringendo Gilliam a interrompere il lavoro per molti giorni. Al rientro la scenografia era diventata irrecuperabile: le forti piogge avevano trasformato il terreno in fango, rendendo impossibile muovere mezzi e apparecchiature e compromettendo gran parte delle installazioni già montate.
Nel frattempo abbandonò anche Rochefort, che dovette tornare a Parigi per via di un problema alla prostata. A quel punto vari membri della troupe cominciarono a licenziarsi, e Gilliam rimase sprovvisto di gran parte delle professionalità necessarie per realizzare un film. Le riprese non poterono procedere e le compagnie assicurative si impossessarono di tutti i materiali, compresa la sceneggiatura, che Gilliam riuscì a recuperare soltanto anni dopo. Al fallimentare tentativo di realizzare questo film è dedicato il documentario Lost in La Mancha (2002), che contiene molte scene girate in quello sfortunatissimo set.
Gilliam tornò a occuparsene nel 2006, dedicando i successivi dieci anni alla sola fase di pre produzione, quella in cui si svolgono i casting, si scelgono i luoghi delle riprese e si stima il budget necessario per completare il film. Per i ruoli di Don Chisciotte e Grisoni furono selezionati vari attori, che col tempo si ritirarono perché nel frattempo Gilliam non riusciva a trovare dei finanziatori: Robert Duvall, Michael Palin, Depp, Ewan McGregor, Jack O’Connell.
Alla fine furono scelti Adam Driver per la parte di Grisoni e Jonathan Pryce per quella di Don Chisciotte. Quest’ultimo subentrò a John Hurt, inizialmente designato per il ruolo ma morto nel gennaio del 2017. Il film uscì l’anno dopo, fu un disastro commerciale e la critica lo accolse in modi molto diversi: alcuni lo trovarono noioso, pesante e a tratti incomprensibile, altri ne apprezzarono i lati più visionari e sperimentali.
Anche la Disney ha provato in più occasioni a realizzare una versione animata di Don Chisciotte, fallendo in tutti i casi. Ci provò già nel 1939, quando la scrittrice Diana March riassunse il lunghissimo romanzo di Cervantes in un centinaio di pagine di sceneggiatura e affidò all’artista ecuadoriano Eduardo Solá Franco il compito di farne un cartone animato. Franco però non riuscì ad adattarsi ai ritmi produttivi dello studio, che ai tempi erano notoriamente folli, e decise di abbandonare.
L’anno dopo il progetto passò a Jack Miller, animatore che aveva già lavorato a Dumbo e Pinocchio. Miller cominciò a lavorare sulla resa estetica dei personaggi (qui ci sono alcuni dei suoi studi), ma a un certo punto dovette fermarsi per via di una serie di scioperi dei suoi colleghi. Alla fine la produzione fu accantonata, anche per via dell’insuccesso commerciale del film Fantasia. Nel 1946 Walt Disney in persona affidò Don Chisciotte all’animatore Jesse Marsh, che realizzò vari storyboard e abbozzò anche una sceneggiatura. Ma alla fine anche questo progetto fu cancellato, per ragioni mai chiarite.
L’idea di realizzare un film animato di Don Chisciotte tornò a essere concreta negli anni Novanta, quando gli animatori francoitaliani Gaëtan e Paul Brizzi riuscirono a ottenere il via libera dalla dirigenza, capitalizzando l’ottimo lavoro che avevano svolto nel Gobbo di Notre Dame. La trama che avevano in mente era molto semplice. Sancho Panza trovava il frammento di una spada in una fattoria, e lui e Don Chisciotte cominciavano un viaggio per restituirla al legittimo proprietario, Carlo Magno. Iniziarono a lavorarci, ma nel 1999 Disney accantonò anche questo progetto.
Ci sono ovviamente altri film dedicati a Don Chisciotte che furono realizzati senza tutti questi intoppi. La prima trasposizione sonora di cui si ha notizia (nel 1903 era già uscito un cortometraggio muto) è quella del regista austriaco Georg Wilhelm Pabst, uscita nel 1933, sia in spagnolo che in inglese. Nel 1947 uscì quello diretto dallo spagnolo Rafael Gil, e dieci anni dopo un altro film dedicato al romanzo di Cervantes fu diretto dal russo Grigorij Kozincev. Anche alcuni registi italiani hanno realizzato dei film su Don Chisciotte, tra cui Giovanni Grimaldi (1968), Maurizio Scaparro (1983) e Mimmo Paladino (2006), che lo ha reinterpretato in chiave surrealista. Nel 2007 è uscito il film animato Donkey Xote, diretto dallo spagnolo José Pozo.
– Leggi anche: I cento migliori film del 21esimo secolo, secondo Hollywood



