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  • Mercoledì 17 giugno 2026

Per la prima volta un carcere italiano è stato messo sotto sequestro

È quello di Sollicciano, a Firenze, dove mancano le condizioni igieniche minime e alcuni reparti detentivi sono inabitabili

Carabinieri di fronte al carcere di Sollicciano (MARCO BUCCO/ANSA)
Carabinieri di fronte al carcere di Sollicciano (MARCO BUCCO/ANSA)
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Il tribunale di Firenze ha messo sotto sequestro una parte del carcere di Sollicciano, a Firenze, per via delle sue condizioni fatiscenti: è la prima volta che succede qualcosa del genere in Italia. Il carcere di Sollicciano è notoriamente uno dei peggiori del sistema penitenziario italiano, che pure è messo molto male: il sequestro è stato deciso dopo una serie di ispezioni in cui il tribunale ha riscontrato grossi problemi nelle condizioni igieniche e nell’abitabilità di alcuni reparti detentivi. Sono stati sequestrati sette spazi tra celle e aree comuni, e circa 240 detenuti sono stati trasferiti in altre carceri. Al momento non si sa quali.

In passato era già successo che alcuni detenuti venissero trasferiti dal carcere di Sollicciano per la chiusura di sezioni dichiarate inagibili, ma questo caso è diverso. Il sequestro infatti è stato deciso considerando alcune sezioni del carcere assimilabili a luoghi di lavoro per il personale carcerario e per i detenuti che lavorano: l’accusa della procura è appunto che in queste sezioni vengano violate le norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Al momento non risultano persone indagate.

Sono state messe sotto sequestro tre sezioni del reparto giudiziario, quello in cui ci sono persone in custodia cautelare, quindi non ancora condannate e in molti casi solo indagate; tre di quello penale, in cui invece ci sono persone che scontano una pena; e poi la sezione “accoglienza”, uno spazio comune in cui tra l’altro a luglio dell’anno scorso erano stati trasferiti alcuni detenuti per via dell’allagamento di diverse celle.

Sulle condizioni di Sollicciano negli anni si sono accumulati centinaia di ricorsi da parte dei detenuti, oltre a cicliche proteste, ma anche segnalazioni da parte dei magistrati di sorveglianza (quelli che si occupano delle modalità di esecuzione delle pene dei detenuti): la procura di Firenze ha deciso di fare sopralluoghi, audizioni di testimoni e ispezioni di documenti proprio per verificare i contenuti delle segnalazioni.

L’autorità di riferimento per le carceri è il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (DAP), che fa parte del ministero della Giustizia (quindi controllato dal governo): gestisce l’organizzazione del sistema carcerario e del personale che ci lavora. In questi anni il DAP ha avviato qualche intervento di manutenzione e ristrutturazione del carcere, ma con molta lentezza e in maniera comunque non risolutiva, secondo il ministero della Giustizia anche perché la conformazione del carcere renderebbe complicati e costosi gli interventi.

Un vigile del fuoco interviene per spegnere le fiamme dopo una protesta nel carcere di Sollicciano, a luglio del 2024 (ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI)

L’ultima legge di bilancio, quella approvata alla fine del 2025, ha destinato circa 9 milioni di euro alla ristrutturazione del carcere di Sollicciano: il DAP ha fatto sapere di aver affidato la progettazione dei lavori solo il 15 maggio di quest’anno. Dopo il sequestro ha aggiunto che sta valutando di anticipare i più urgenti tra questi lavori, scorporandoli dalla progettazione complessiva.

Le condizioni del carcere di Sollicciano sono state al centro di inchieste giornalistiche, provvedimenti giudiziari e cicliche discussioni. In quel carcere i detenuti vivono in celle fatiscenti e sovraffollate; in molti reparti sono state trovate più volte cimici nei materassi e topi; nella struttura ci sono infiltrazioni, perdite d’acqua e umidità; le celle sono generalmente molto fredde d’inverno e molto calde d’estate. Su 502 posti previsti ce ne sono 133 non disponibili: i posti effettivi sono quindi 369, e al momento sono registrati 641 detenuti. In tutto il carcere è da mesi senza un direttore o una direttrice: un anno fa è stata nominata “reggente” l’allora vicedirettrice, Valeria Vitrani.

Proprio per via delle pessime condizioni del carcere, a diversi detenuti sono stati riconosciuti sconti di pena: la legge prevede che i detenuti per i quali viene stabilita la violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che vieta la tortura e i trattamenti “inumani o degradanti”, possano accedere a uno sconto di pena pari a un giorno di detenzione ogni 10 giorni trascorsi in carcere in condizioni non a norma.

All’inizio di quest’anno il tribunale di Firenze ha sollevato una questione di legittimità costituzionale, sostenendo che la legge dovrebbe consentire il rinvio della pena quando la detenzione avviene in «condizioni contrarie al senso di umanità».

La possibilità di rimandare l’esecuzione di una pena è prevista dal codice penale, ma tra le motivazioni possibili non ci sono le condizioni invivibili di un carcere: concretamente, sollevando la questione di legittimità il tribunale ha chiesto alla Corte se il codice penale non dovrebbe includere anche questa fattispecie, alla luce dei principi della Costituzione (la Corte costituzionale valuta tra le altre cose proprio l’aderenza delle leggi ai principi costituzionali). L’udienza è in programma per il 22 settembre.

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