La Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse per la prima volta da quasi tre anni

Per contrastare l'aumento dei prezzi innescato dalla guerra in Medio Oriente

La presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde, ad aprile (AP Photo/Michael Probst)
La presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde, ad aprile (AP Photo/Michael Probst)
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Nella periodica riunione di politica monetaria la Banca Centrale Europea ha deciso di aumentare i tre tassi di interesse di riferimento di 0,25 punti percentuali, portandoli così in un intervallo tra il 2,25 e il 2,65 per cento. In questo modo punta a ridimensionare l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi, che in questi mesi è tornata a essere elevata a causa della crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente.

È una decisione molto importante, perché è il segnale che ora l’aumento dei prezzi è tornato a essere un problema. L’ultima volta che la BCE aveva aumentato i tassi di interesse era stata quasi tre anni fa, a settembre del 2023, nel pieno dell’inflazione innescata dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina.

A maggio nei paesi dell’euro l’inflazione è stata in media del 3,2 per cento: significa che a maggio i prezzi erano più alti del 3,2 per cento rispetto a maggio dell’anno scorso, quasi il doppio rispetto a quanto salivano solo all’inizio dell’anno, e l’aumento più alto da settembre 2023. Anche in Italia a maggio l’inflazione è stata del 3,2 per cento.

Non sono ancora variazioni estreme e sono ben lontane dai picchi che si raggiunsero nel 2022, quando l’inflazione superò persino il 10 per cento. Ma la tendenza è chiaramente in salita, e l’inflazione è già sopra al livello di guardia che si è data la BCE, che per statuto è impegnata a mantenere l’aumento dei prezzi intorno al 2 per cento, una soglia generalmente considerata coerente con un’economia sana.

L’aumento dei tassi è il modo in cui le banche centrali puntano a tenere sotto controllo un’inflazione che sale più del dovuto. Se i tassi di interesse di riferimento aumentano, di conseguenza sale anche il costo dei mutui e dei prestiti. L’idea è che le persone e le aziende prendano meno soldi in prestito se questi sono più cari: con meno investimenti e consumi l’economia rallenterebbe e i prezzi dovrebbero smettere di aumentare troppo.

Sebbene sia lo strumento ad oggi considerato più efficace contro l’inflazione, l’aumento dei tassi di interesse è comunque una misura generalmente impopolare. Il rincaro dei mutui, che peraltro è già in corso da mesi, è una conseguenza mal tollerata sia da chi deve comprare casa e si ritrova a farlo in condizioni peggiori sia da chi ha un mutuo a tasso variabile, la cui rata segue l’andamento dei tassi di mercato.

Tassi di interesse in aumento sono anche un rischio, e il lavoro delle banche centrali consiste nel manovrarli quanto basta a fermare l’inflazione, senza portare l’economia in recessione.

Raggiungere un equilibrio è però molto difficile in queste condizioni.

Il palazzo della BCE a Francoforte (AP Photo/Michael Probst)

È difficile innanzitutto per la grande incertezza intorno alle sorti della guerra in Medio Oriente: la BCE ha detto che l’intensità dell’effetto sui prezzi dipenderà da quanto durerà la guerra e dalla gravità della crisi energetica, e che la decisione di aumentare i tassi è per ora una prima risposta per «navigare in questa incertezza».

È una decisione rischiosa anche perché il mondo sta affrontando la seconda crisi inflazionistica in quattro anni, quando l’economia deve ancora in certa misura riprendersi dalla prima. In alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, i redditi non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto di prima: significa che tuttora le persone possono comprare e fare meno cose di prima coi loro redditi, e che nei fatti sono più povere.

Ora ci risiamo con l’inflazione in crescita, e in conferenza stampa la presidente della BCE Christine Lagarde ha detto che ci si aspetta che le condizioni dell’economia peggioreranno nei prossimi mesi. Gli economisti parlano da tempo dell’ipotesi che si possa arrivare a una stagflazione, cioè a una condizione in cui l’economia non cresce, cioè una stagnazione, mentre invece crescono i prezzi, quindi c’è inflazione.

Anche per queste ragioni la decisione della BCE, seppure largamente attesa, non era scontata, anche per la sua tempestività. La guerra in Medio Oriente è iniziata solo da qualche mese e i suoi effetti non sono ancora arrivati completamente all’economia: per ora sono aumentati perlopiù solo i prezzi dei carburanti e in generale dell’energia, e ancora non si sono trasmessi del tutto ad altri settori, come i beni da supermercato o i prodotti di largo consumo.

Quando fu il momento di aumentare i tassi di interesse dopo l’inizio della guerra in Ucraina la BCE fu molto più reticente, e fu molto criticata per aver lasciato che i prezzi salissero troppo e troppo rapidamente senza una risposta.

Mercoledì prossimo toccherà decidere sui tassi di interesse anche alla Federal Reserve, la banca centrale statunitense. Negli Stati Uniti l’inflazione è ancora più alta che nei paesi europei: a maggio è stata del 4,2 per cento, il livello più elevato da tre anni.