“Backrooms” e “Obsession” stanno facendo riconsiderare delle strategie a Hollywood
Sono stati successi enormi e a basso costo a partire da idee nuove, mentre i costosi film seriali funzionano sempre meno

Backrooms e Obsession, i due film horror a basso budget diretti dagli youtuber Kane Parsons e Curry Barker e usciti a distanza di un paio di settimane a maggio, hanno ottenuto risultati paragonabili a quelli di blockbuster costati centinaia di milioni di dollari. Hanno incassato quasi quanto The Mandalorian e Grogu, l’ultimo capitolo della saga di Star Wars, e molto di più di Masters of the Universe, ispirato alla celebre linea di giocattoli della Mattel e a una popolare serie animata degli anni Ottanta.
Secondo analisti e addetti ai lavori, il loro inaspettato successo potrebbe indurre gli studi di Hollywood a investire maggiormente in progetti indipendenti realizzati da youtuber con un seguito di fan molto affezionato, riducendo così la dipendenza da proprietà intellettuali arcinote, molto costose e non sempre redditizie.
Questo cambiamento ridurrebbe moltissimo il rischio d’impresa delle società di produzione. Per fare degli esempi, la produzione di The Mandalorian e Grogu è costata 165 milioni di dollari, mentre quella di Masters of the Universe 200 milioni. Considerando anche i costi per la distribuzione e il marketing, dovrebbero incassare una cifra vicina ai 400 milioni di dollari solo per rientrare delle spese.
Backrooms e Obsession invece sono costati pochissimo, considerando gli standard di Hollywood: il primo 10 milioni di dollari, il secondo addirittura meno di un milione. Ne hanno incassati più di 200.
Oltre a consentire agli studios di prediligere produzioni che costano poco e fanno guadagnare molto, i film degli youtuber hanno anche altri vantaggi. Riescono a raggiungere un pubblico molto ampio senza investimenti significativi in pubblicità, dato che gli youtuber possono promuoverli direttamente ai propri fan e iscritti. Un caso esemplare è quello di Mark Fischbach, noto online come Markiplier, che ha autoprodotto e autofinanziato Iron Lung, un film tratto da un videogioco indipendente, con tre milioni di dollari propri. Quando ha cercato di distribuirlo è stato rifiutato da tutti i principali distributori americani, e ha quindi annunciato ai suoi follower che avrebbero potuto richiedere proiezioni nei cinema della loro città. Alla fine è stato proiettato in quattromila sale, e ha incassato più di quaranta milioni di dollari.
Inoltre, pur essendo amatoriali e realizzate con risorse scarse, queste produzioni si basano su storie e immaginari originali e inesplorati, a differenza delle grandi serie e film ambientati nello stesso universo narrativo, chiamati anche franchise, che vengono riproposte al cinema da decenni e verso cui gli spettatori cominciano a provare una certa insofferenza.
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Secondo Jeremy Kay, redattore di Screen International, il successo dei film di Parsons e Barker dimostra come alcune società di produzione, quelle più piccole e aggiornate sui consumi culturali del pubblico, abbiano già iniziato a rivedere le loro strategie. Mentre i “legacy studios”, ossia i grandi studi storici e consolidati (come Universal, Warner Bros. e Disney), continuano a puntare su franchise celebri e di largo richiamo, altri studi come l’indipendente A24 (quello di Backrooms) o Focus Features (quello di Obsession, che è una divisione della Universal) guardano con più interesse alle proposte che arrivano da internet.
Kayla Cobb, giornalista della rivista specializzata The Wrap, ha detto che Backrooms e Obsession «rappresentano un momento cruciale per l’industria dell’intrattenimento», che d’ora in poi scommetterà sempre di più su nuove proposte provenienti da internet.
Queste letture sono da prendere con le dovute cautele, anche perché il dibattito si basa su una circostanza finora inedita. Backrooms e Obsession sono usciti praticamente in contemporanea, e il fatto che abbiano ottenuto entrambi risultati ben oltre le aspettative ha alimentato l’idea che possa trattarsi di una “tendenza”. Gli youtuber però hanno cominciato a fare film già da una decina d’anni, e finora nessuno era mai riuscito a raggiungere una visibilità di questo tipo: non è detto che riaccada.
Bisogna poi considerare che durante l’estate usciranno diversi blockbuster molto attesi, e in particolare due: Spider-Man: Brand New Day, il 38esimo film del Marvel Cinematic Universe e il quarto con Tom Holland nel ruolo di Peter Parker, e Toy Story 5, quinto capitolo di uno dei film d’animazione più amati di sempre. Entrambi puntano a superare il miliardo di dollari d’incassi, e se dovessero riuscirci potrebbero ravvivare l’entusiasmo verso le grandi produzioni.
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Il critico del New York Times Jason Zinoman ha scritto che Parsons e Barker sono riusciti dove molti produttori falliscono, e cioè hanno creato da zero nuovi franchise basati su argomenti che interessano grosse nicchie attive su internet, ma che sono ancora poco rappresentati al cinema.
Il concetto di “backrooms” (reti labirintiche e apparentemente illimitate di stanze vuote o disordinate, corridoi e passaggi angusti) era infatti già popolare online da anni, e Parsons ha saputo svilupparlo in modo efficace, portando al cinema milioni di spettatori per cui quel termine e quell’estetica erano già parte dell’immaginario collettivo. «Le “backrooms” sono un marchio incredibilmente famoso tra i più giovani, per i miei figli significano di più di “Venerdì 13” o “Dracula”», ha aggiunto Zinoman citando due franchise molto famosi per le persone della sua generazione (ha 50 anni). «Il suo successo è simile a quello di un film Marvel, ma per un pubblico cresciuto su YouTube».
In una puntata del podcast che cura per The Ringer, il giornalista ed esperto di industria cinematografica Matthew Belloni ha detto che i casi di Parsons e Barker non sono poi una novità. Ha citato a questo proposito Talk to Me, film d’esordio dei fratelli Danny e Michael Philippou, anche loro youtuber, che nel 2022 incassò oltre 90 milioni di dollari in tutto il mondo. Belloni ha anche contestato la lettura secondo cui Backrooms sarebbe qualcosa di totalmente nuovo. «Tutti dicono: “sono film originali”, ma non è vero. Backrooms non è originale, è una proprietà intellettuale: le persone sono andate a vederlo perché conoscevano la serie web, il meme, e volevano vederlo al cinema».
Intervistato da Belloni nella stessa puntata del podcast, il giornalista di Bloomberg Lucas Shaw ha detto che società come A24 e Focus Features stanno facendo qualcosa di simile a ciò che molti studios fecero tra gli anni Ottanta e Duemila, quando reclutarono registi provenienti da videoclip musicali e pubblicità (David Fincher e Michel Gondry, per esempio) perché il loro stile visivo e narrativo sembrava funzionare anche al cinema. «Oggi YouTube è al tempo stesso un bacino di talenti e una piattaforma in cui nascono nuove proprietà intellettuali», ha aggiunto Shaw.
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