Chi pagherà per il fallimento dell’Hellwatt festival?

Se lo chiedono in tanti a Reggio Emilia, mentre gli organizzatori per ora non rispondono a chi vuole spiegazioni su come sia potuto succedere

Il concerto di Ligabue alla RCF Arena, nel 2022
Il concerto di Ligabue alla RCF Arena, nel 2022 (ANSA /ELISABETTA BARACCHI)
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La clamorosa cancellazione di tutti i concerti del grande festival estivo di Reggio Emilia inizialmente conosciuto come Hellwatt, arrivata dopo settimane di annunci contraddittori, polemiche e misteri, è sia un danno di reputazione per la città sia soprattutto una perdita economica per le varie aziende che avevano investito direttamente o indirettamente in quello che doveva essere uno degli eventi musicali più ambiziosi mai organizzati in Italia. E che invece non si terrà e dovrà rimborsare decine di migliaia di biglietti, per colpa di alcune scelte spericolate e a oggi inspiegabili della società che gestisce la RCF Arena, C.Volo, dalla quale infatti ora aziende, politica, sindacati e associazioni di categoria pretendono chiarimenti e assunzioni di responsabilità.

Il festival era stato presentato lo scorso febbraio come un enorme evento musicale distribuito su tre fine settimana di luglio, con un pubblico potenziale di oltre 100mila spettatori a sera, che avrebbe dovuto culminare con i concerti di Kanye West e Travis Scott. Fin da subito però c’erano stati dubbi sull’organizzazione e in particolare sul direttore artistico Victor Yari Milani, un nome sconosciuto agli operatori del settore, alla prima esperienza in un evento di queste dimensioni e che fin dalle prime uscite pubbliche era sembrato inadeguato, oltre che misterioso.

Milani era poi stato cacciato a inizio maggio da C.Volo, che lo aveva accusato di una gestione approssimativa, di comunicazioni contraddittorie sulla vendita dei biglietti e di un aumento dei costi rispetto ai preventivi iniziali. Nelle settimane successive il festival ha cercato di andare avanti lo stesso cambiando nome due volte, prima in “Summer shows”, poi in “Pulse of Gaia”.

Le correzioni in corsa non sono bastate. Il 29 maggio la prefettura ha annullato per motivi di sicurezza e ordine pubblico i due concerti più grandi in programma, quelli di Travis Scott e Kanye West previsti per il 17 e 18 luglio. Nelle settimane precedenti sia la provincia sia il comune di Reggio Emilia avevano chiesto chiarimenti proprio sul piano per la sicurezza e altre informazioni sulla logistica del festival, temendo che l’organizzazione non fosse preparata a gestire l’arrivo di decine di migliaia di persone.

Lunedì 8 giugno C.Volo ha annullato anche gli ultimi tre concerti rimasti, quelli del 4, 5 e 11 luglio, spiegando genericamente che «non sussistono le condizioni necessarie» per confermarli. Per il concerto di Kanye West erano stati venduti circa 70mila biglietti, almeno 20mila per Travis Scott e diverse migliaia per le altre date in programma. Nella nota, il presidente di C.Volo Andrea Cattini ha detto di essere «profondamente dispiaciuto» e di aver cercato fino all’ultimo una soluzione per confermare i concerti, parlando di «circostanze al di fuori» del controllo della società. C.Volo ha assicurato che tutti i biglietti saranno rimborsati.

In ogni passaggio di questa vicenda C.Volo ha speso soldi, moltissimi soldi, ma è complicato dire con precisione quanti, perché finora la società ha diffuso informazioni soltanto con note inviate alla stampa e ha sempre rifiutato interviste o richieste di chiarimenti puntuali.

Secondo le ricostruzioni del Post sono stati spesi diversi milioni di euro – almeno 10 – solo per gli anticipi dei cachet degli artisti, ma è possibile che una parte dei costi sarà coperta da polizze assicurative, visto che l’annullamento dei concerti di West e Scott non dipende direttamente dagli organizzatori, almeno formalmente. A questi vanno aggiunti i soldi per la produzione, l’ufficio stampa e gli allestimenti: erano già state acquistate scenografie ed era stato prenotato materiale tecnico per i palchi.

Dalla riuscita dell’Hellwatt festival dipendevano i bilanci di C.Volo e il rilancio della RCF Arena, l’enorme area dove erano in programma i concerti: negli ultimi anni la società ha speso molti più soldi di quelli che ha incassato, accumulando disavanzi per circa 2,2 milioni di euro. C.Volo è controllata da sette soci, ciascuno con il 14 per cento delle azioni. Il più solido è Coopservice, una delle più grandi cooperative italiane, di cui il presidente di C.Volo Andrea Cattini è direttore finanziario. Dal 2018 Coopservice ha sostenuto la società con un finanziamento cresciuto fino a 11,4 milioni di euro.

Di questi investimenti e dello spreco di soldi dovuto all’Hellwatt si sta discutendo molto anche tra i soci e i dipendenti di Coopservice. I soci sono oltre cinquemila in Italia, di cui poco più di mille in Emilia-Romagna, mentre i dipendenti sono oltre 20mila. Il Post ha parlato con alcuni di loro, preoccupati delle conseguenze di un investimento così ingente e così platealmente sbagliato, mentre i dipendenti impiegati nelle pulizie, uno dei settori in cui opera Coopservice, si lamentano per le paghe orarie troppo basse. Tutti i lavoratori hanno chiesto l’anonimato per evitare possibili ripercussioni.

Finora Coopservice ha ignorato le critiche facendo valere le sue dimensioni e la sua influenza sul territorio, forte di un valore di produzione che ogni anno supera il miliardo di euro. Durante un incontro con i sindacati, alla domanda su come sarebbe stato gestito un eventuale buco di bilancio, la risposta di Cattini è stata: «Coopservice ha le spalle larghe». Era la fine di maggio, prima che la prefettura vietasse i concerti di Kanye West e Travis Scott.

Il timore dei sindacati è che i costi del festival finiscano per ricadere sui lavoratori. In particolare la Cgil ha sollevato il tema dell’esposizione finanziaria di Coopservice, che da cooperativa dovrebbe avere obblighi di mutualità e responsabilità verso soci e dipendenti diversi rispetto a un’impresa privata. «Lo abbiamo già visto in altre situazioni» dice Cristian Sesena, segretario provinciale della Cgil, «il rischio è che quando i riflettori si abbasseranno ci troveremo con una crisi occupazionale che magari è legata a questo buco anche se si farà di tutto per dire di no».

Altre conseguenze sono già molto concrete. Molti alberghi e b&b di Reggio Emilia si sono visti cancellare prenotazioni fatte soprattutto per il 17 e il 18 luglio, con perdite complessive stimate in diversi milioni di euro. Francesca Lombardini, la presidente di Federalberghi, spiega che eventi come questi rappresentano la differenza tra un’annata buona e una mediocre: questa probabilmente sarà mediocre. «L’arena è stata creata per portare spettacolo e turismo in una città che non è una meta turistica tradizionale. Non può essere gestita con così tanta leggerezza, ora serve un rilancio serio perché ne va della reputazione della città: chi si fida a prenotare qui se gli eventi vengono gestiti così?».

Alla reputazione di Reggio Emilia si sono appellati anche alcuni consiglieri di opposizione che dopo l’annullamento di tutti i concerti hanno chiesto un’assunzione di responsabilità alla dirigenza di C.Volo e al sindaco di centrosinistra Marco Massari, che aveva ospitato la conferenza stampa di presentazione del festival in municipio. «Solo riconoscendo le responsabilità si potrà ricostruire la credibilità di RCF Arena. Gli organizzatori hanno dimostrato un’evidente inadeguatezza in termini di “responsabilità” e “merito”: l’unica conseguenza dignitosa sono le immediate dimissioni dei vertici gestionali», hanno scritto in una nota i consiglieri della lista Reggio Civica.

Evaristo Sparvieri, giornalista della Gazzetta di Reggio che ha seguito la vicenda fin dall’inizio, dice che è proprio la trasparenza uno degli aspetti più sottovalutati. L’arena, pur gestita da privati, è stata realizzata anche con 1,7 milioni di euro messi dalla Regione Emilia-Romagna. Nonostante questa partecipazione pubblica, dice Sparvieri, finora C.Volo non ha chiarito molte cose, soprattutto quali siano le cause che hanno portato ad annullare gli ultimi eventi e quale sia l’attuale situazione economica.

Andrea Cattini era stato chiamato a rispondere a queste e ad altre domande in una commissione comunale chiesta dalla Cisl e sostenuta dalle opposizioni. La commissione è stata convocata per venerdì 12 giugno, ma Cattini ha fatto sapere che non intende partecipare. Non è chiaro quindi di cosa si parlerà, mentre il sindaco Massari ha detto che convocherà prossimamente un incontro per conoscere i programmi futuri dell’arena, uno spazio «in cui il comune continua a credere». Secondo la Cisl è un modo per archiviare i problemi senza ragionare sulle cause.

Al di là degli incontri, senza avere un quadro economico aggiornato è difficile dire cosa succederà adesso. La RCF Arena resta una struttura considerata di grande potenziale, ma quest’estate sarà complicata per i suoi conti già precari. Già prima della cancellazione dei concerti circolavano voci relative all’interesse nei confronti dell’arena di alcuni grandi operatori degli eventi dal vivo, soprattutto Live Nation, che finora ha osservato questo disastro da lontano.