Per Palermo il matrimonio di Dua Lipa è stato un bene o un male?

Le amministrazioni accolgono sempre con entusiasmo queste occasioni di visibilità; chi ci vive un po' meno

La chiusura di alcune strade di Palermo per la festa di matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner (Igor Petyx/Ansa)
La chiusura di alcune strade di Palermo per la festa di matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner (Igor Petyx/Ansa)
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Lo scorso weekend la cantante Dua Lipa e l’attore Callum Turner hanno festeggiato il loro matrimonio tra Palermo e Bagheria, in Sicilia. In Italia se ne è parlato molto sia per la presenza di numerosi ospiti famosi – tra cui Elton John, Charli xcx e Donatella Versace – sia perché per organizzare i festeggiamenti del matrimonio sono state chiuse piazze e strade pubbliche, cosa che ha provocato azioni di protesta da parte di alcuni residenti.

Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha difeso l’organizzazione dell’evento sostenendo che si è svolto «garantendo il massimo livello di sicurezza e riservatezza» e limitando per quanto possibile i disagi per residenti e attività economiche. Lagalla ha inoltre sottolineato la «straordinaria visibilità internazionale» ottenuta dalla città grazie all’attenzione mediatica sul matrimonio e ha detto che vuole utilizzarla per continuare ad «attrarre turismo di qualità, investimenti culturali, produzioni cinematografiche e grandi eventi».

Anche Filippo Tripoli, il sindaco di Bagheria – che ha 53mila abitanti e fa parte della città metropolitana di Palermo –, ha detto di essere soddisfatto per le ricadute che questa visibilità può avere sul turismo e che ci vorrebbero «100 matrimoni all’anno come quello di Dua Lipa».

È vero che il matrimonio di Dua Lipa ha fatto una grossa pubblicità sia a Bagheria che a Palermo. Dua Lipa è una delle popstar britanniche più famose al mondo: su Instagram è seguita da quasi 88 milioni di persone e ci sono tantissime pagine gestite da fan che in questi giorni hanno condiviso dettagli sul suo matrimonio. Per l’amministrazione delle due città questo ha significato una pubblicità gratuita che si è aggiunta a un guadagno diretto, visto che Lipa ha affittato il suolo pubblico e ha usato negozi locali per esempio per i fiori, i fuochi d’artificio e il catering.

Una crescita del settore turistico però non si traduce automaticamente in un guadagno per la città e anzi per chi ci vive potrebbe avere un impatto negativo, motivo per cui alcune associazioni locali di Palermo hanno approfittato del matrimonio di Dua Lipa per manifestare contro le amministrazioni, l’overturismo e lo spopolamento delle città.

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Proteste simili a quelle di Bagheria e Palermo, ma molto più in grande, erano state organizzate l’anno scorso in occasione del matrimonio tra il fondatore di Amazon Jeff Bezos e la giornalista Lauren Sanchez, che affittarono l’isola di San Giorgio creando alcuni disagi per gli abitanti di Venezia e dando molta visibilità a una città dove l’eccesso di turisti è un problema già molto grave. In quel caso si formò un comitato apposta contro il matrimonio di Bezos e ci fu una manifestazione nei giorni del matrimonio.

Nel caso di Lipa le proteste sono state molto più contenute ma anche perché i cittadini sono stati colti un po’ alla sprovvista: la data è stata comunicata infatti solo qualche settimana prima. Fino a fine maggio si pensava che la cerimonia si sarebbe svolta a settembre.

Il 21 maggio il Comune di Palermo aveva pubblicato un’ordinanza che annunciava l’occupazione di alcune strade e piazze tra il 4 e il 6 giugno da parte di una produzione denominata “La piazza”, con modifiche alla viabilità cittadina. In quel momento non era noto che il motivo fosse il matrimonio di Dua Lipa. Solo verso la fine di maggio diversi giornali hanno riferito che la cantante aveva anticipato le celebrazioni al primo fine settimana di giugno.

I festeggiamenti si sono divisi in due momenti. Il primo è stato a Palermo venerdì 5 giugno: gli ospiti del matrimonio hanno prima fatto una visita privata alla Galleria d’arte moderna (GAM) di Palermo, un museo civico del centro che è stato affittato e chiuso al pubblico per alcune ore per circa 10mila euro.

Dopo la visita, i festeggiamenti si sono spostati in piazza Croce dei Vespri (a pochi metri dalla GAM), che è stata a sua volta chiusa al pubblico per tutta la notte pagando altri 10mila euro. Sono prezzi tutto sommato contenuti, e infatti una delle ragioni delle proteste è che il comune abbia chiesto troppo poco.

Venerdì mentre i lavoratori cominciavano ad allestire la piazza, che era stata chiusa per l’occasione, nelle vie del centro sono stati affissi dei manifesti con scritto «Palermo non è in affitto» e «La nostra piazza non è il tuo salotto». I manifesti erano di Apro Palermo, un collettivo che da due anni si occupa dei temi legati alla turistificazione della città, allo spopolamento del centro storico e all’aumento delle strutture ricettive destinate ai turisti.

La seconda parte dei festeggiamenti si è svolta sabato 6 giugno a Bagheria nella villa privata Valguarnera: la piazza sulla quale affaccia la villa è stata chiusa al pubblico, ma non ci sono state proteste.

I manifesti contro il matrimonio (Igor Petyx/Ansa)

Secondo un comunicato diffuso dal collettivo Apro Palermo, ad alcuni residenti era stato chiesto di firmare accordi di riservatezza che vietavano la diffusione di fotografie e video dell’evento ed era stato chiesto ai residenti della zona di dire quante persone sarebbero state presenti nelle loro abitazioni quel giorno. Per Apro Palermo, tuttavia, il problema non è tanto il matrimonio in sé quanto il modello di città che queste iniziative contribuiscono a promuovere: una città pensata soprattutto come destinazione per visitatori e turisti, più che per chi la abita quotidianamente, con un conseguente aumento dei prezzi delle case.

In Italia la politica dà da sempre grande considerazione al turismo, spesso ritenuto tra i settori più preziosi per l’economia, quello su cui investire e puntare per la crescita. Se ne sente parlare spesso in termini di «volàno per l’economia italiana» o di «petrolio italiano», ma è un settore pieno di problemi, vecchio, con poca concorrenza, condizioni di lavoro massacranti, stipendi bassissimi, scarso potenziale di innovazione con un alto impatto sui territori, soprattutto quelli di certe zone del sud Italia dove i soldi a disposizione delle amministrazioni scarseggiano e i problemi infrastrutturali e sociali si trascinano da tempo.

In generale il turismo è un settore che difficilmente aumenta la sua produttività a differenza di altri. Questo significa che le aziende turistiche hanno margini di crescita abbastanza limitati, possono concentrarsi sul fornire servizi di lusso (come stanno facendo in molte regioni del sud Italia) aumentando i prezzi, ma questa scelta ricade su una piccola porzione dei cittadini e non si traduce in un aumento del livello medio di benessere per chi ci vive.

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