I concerti all’Ippodromo La Maura di Milano non piacciono a nessuno

Anche senza grandine è uno spazio poco adatto a ospitare decine di migliaia di persone, ma le alternative non sono molte

L'ippodromo La Maura visto dall'alto (Claudio Villa/Getty Images)
L'ippodromo La Maura visto dall'alto (Claudio Villa/Getty Images)
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La violenta grandinata e il fortissimo temporale che sabato sera hanno interrotto il concerto di Bad Bunny a Milano avrebbero messo in crisi qualsiasi contesto all’aperto, ma quello che è successo all’Ippodromo La Maura ha rinnovato le polemiche e il dibattito sull’opportunità di continuare a organizzare grandi eventi in una struttura che da anni è criticata da addetti ai lavori e spettatori dei concerti.

L’evacuazione di 80mila persone è stata caotica e molto disagevole, ma si è svolta in modo relativamente veloce e senza grossi incidenti. I problemi emersi sono in realtà gli stessi che, con intensità minore, si manifestano ogni volta che all’Ippodromo La Maura si tiene un evento di queste dimensioni. Grandi affollamenti e code all’ingresso e all’uscita, una concentrazione di persone sproporzionata rispetto ai servizi che offre il quartiere, dai parcheggi ai mezzi pubblici. E nei quaranta minuti di concerto che si sono svolti regolarmente, per una parte significativa del pubblico è successo quello che succede sempre: ha visto poco.

Nei giorni successivi al concerto la polemica non si è limitata ai social e al pubblico deluso, ma ha coinvolto la politica: diversi consiglieri comunali hanno criticato l’uso dell’Ippodromo come spazio per i grandi concerti, sostenendo che non sia una sede adeguata per eventi con decine di migliaia di spettatori. Il problema è che a Milano gli spazi alternativi non sono molti.

L’ippodromo La Maura è di proprietà della società di scommesse Snaitech, la ex Snai e si trova nel parco di Trenno nella parte ovest di Milano, a poca distanza dallo stadio San Siro. Ospita concerti dal 2022, ed è lo spazio più capiente tra quelli utilizzati a questo scopo in città. In teoria può contenere fino a 80mila persone, anche se molti ritengono che la capienza sia sovrastimata, e che proprio da questo derivino i suoi problemi più grossi. Spesso viene confuso con l’adiacente Ippodromo Snai San Siro, con una capienza di circa 34mila persone e usato a sua volta per concerti, ai quali spesso ci sono stati problemi simili a quelli del La Maura.

L’area dell’ippodromo La Maura è molto vicina a zone abitate e i residenti si lamentano da anni del rumore e soprattutto dei disagi legati all’afflusso di decine di migliaia di persone, che oltre a intasare la zona, provvista di pochi parcheggi, hanno un impatto sulle molte aree verdi e si lasciano dietro molti rifiuti.

Le lamentele hanno riguardato anche il volume dei concerti, e infatti dal 2023 il comune ha introdotto dei limiti più stringenti stabilendo che all’ippodromo La Maura e allo stadio San Siro il livello massimo consentito sia di 80 decibel. All’ippodromo Snai San Siro è ancora più basso, di 75 decibel.

Normalmente i decibel di un concerto rock si aggirano intorno ai 100, ma va considerato che sono un’unità di misura logaritmica, e non lineare: ogni aumento di 10 decibel corrisponde a un’intensità sonora 10 volte maggiore. Quello in vigore all’Ippodromo, ancora più che a San Siro visto che è uno spazio completamente aperto, è un limite che ha grosse conseguenze sull’esperienza del pubblico: significa che la maggior parte degli spettatori sente poco e male.

È una delle principali lamentele di chi assiste a un concerto all’Ippodromo La Maura, assieme al fatto che si vede, di nuovo, poco e male. Chi è nel pit, cioè l’area transennata più vicina agli artisti, ha una buona visuale. Ma l’enorme prato del parterre è completamente pianeggiante, e chi sta al fondo è a una distanza di oltre 200 metri dal palco.

Questo crea frustrazione anche perché i biglietti per questi eventi hanno prezzi elevati. Per Bad Bunny, per esempio, un biglietto nel prato costava circa 90 euro. Per riuscire ad avvicinarsi al palco era necessario arrivare molte ore prima, aspettando sotto il sole e senza grandi possibilità di ripararsi all’ombra.

Inoltre, sempre per ridurre il disturbo ai residenti, il comune ha stabilito che i concerti devono terminare entro le 23:30. Per questo motivo gli artisti tendono a iniziare puntuali ed è capitato che in alcuni casi i concerti cominciassero quando una parte del pubblico era ancora in coda all’ingresso, come successo l’ultima volta al concerto di Cesare Cremonini lo scorso giugno.

La gestione dell’afflusso e del deflusso del pubblico è infatti l’altro aspetto più criticato dell’Ippodromo. Non è vicino a una fermata della metropolitana direttamente collegata all’ingresso: le stazioni più utilizzate sono Lampugnano e Lotto, che sono piuttosto distanti, e Uruguay, che è più vicina ma viene chiusa prima che i concerti finiscano per evitare che si formino ingorghi. Tutto questo rende l’arrivo e il deflusso molto più lunghi, soprattutto quando decine di migliaia di persone si muovono contemporaneamente.

Per provare a contenere tutti questi problemi, dal 2023 il comune di Milano ha introdotto un piano per la gestione dei grandi concerti che stabilisce un numero massimo di eventi. Nel 2026 sono previsti complessivamente 32 concerti nelle tre strutture: 19 allo stadio di San Siro, 5 all’ippodromo La Maura e 8 all’ippodromo San Siro. Il piano prevede anche un potenziamento dei trasporti pubblici con le corse straordinarie della metropolitana pagate dagli organizzatori dei concerti.

Ma i problemi sono rimasti: quando nel 2023 ci fu il Marrageddon, un festival organizzato dal rapper Marracash, nello stesso giorno di una partita del Milan a San Siro, nel quartiere si riversarono circa 160mila persone, con grandi disagi alla circolazione. Inoltre quel giorno piovve parecchio e ci furono ampi allagamenti. Anche quando è asciutto, poi, il terreno dell’Ippodromo dà problemi al pubblico per la polvere che si solleva, specialmente in occasione di concerti movimentati.

Quando sabato sera è cominciata l’evacuazione il temporale era iniziato da almeno un quarto d’ora, si erano formate delle enormi pozzanghere a terra e il prato era già fangoso. Alcune persone si sono riparate nei pochi spazi coperti disponibili, compresi i bagni chimici. Chi non ha trovato riparo ha continuato a camminare seguendo le uscite di sicurezza, e una quarantina di persone sono rimaste ferite lievemente dalla grandine.

Nei giorni seguenti molte persone che avevano partecipato al concerto si sono lamentate sui social sostenendo che l’evacuazione non è avvenuta in sicurezza, che i responsabili per la gestione del deflusso erano pochi e che avrebbero potuto verificarsi facilmente dei grossi incidenti, evitati principalmente dalla collaborazione tra il pubblico.

Lunedì Roberto De Luca, presidente e amministratore delegato di Live Nation, che aveva organizzato il concerto di Bad Bunny, ha detto che invece l’evacuazione ha funzionato «benissimo», perché è avvenuta in meno di un’ora e senza feriti gravi. De Luca ha parlato di 700 addetti impegnati nella gestione della folla, sostenendo che in 45 anni non aveva mai visto un’emergenza come quella di sabato. Per De Luca, l’idoneità e il futuro dell’Ippodromo La Maura come spazio per grandi eventi non è in discussione. Live Nation è la società che più usa l’ippodromo La Maura: quest’anno tutti i concerti che si sono tenuti lì sono stati organizzati da loro.

In realtà quanto accaduto sabato potrebbe avere delle conseguenze sulla gestione futura dei concerti. Il sindaco di Milano Beppe Sala ha detto che, sebbene «il piano di sicurezza abbia funzionato» e quella vissuta dal pubblico «non sia stata una situazione tragica come qualcuno l’ha voluta dipingere», l’Ippodromo non rappresenta la «soluzione ideale» per ospitare eventi di queste dimensioni. Sala ha aggiunto che parlerà con il prefetto per valutare un’eventuale riduzione della capienza.

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Secondo il consigliere comunale Enrico Fedrighini, la capienza dell’Ippodromo dovrebbe essere ridotta a circa 15mila persone, mentre per la presidente dell’ottavo municipio Giulia Pelucchi dovrebbe essere del tutto dismesso. Anche il comune di Milano sembra condividere quest’idea: ha detto infatti di voler acquistare l’area della Maura per realizzare un nuovo parco urbano.

Il problema però è che Milano ha pochi spazi abbastanza grandi da accogliere gli artisti internazionali abituati a riempire le grandi arene con molte decine di migliaia di persone. Non sono molti nemmeno nel resto d’Italia: oltre agli ippodromi milanesi e agli stadi nelle varie città, tra le aree più grandi ci sono per esempio Campovolo a Reggio Emilia e l’area di Tor Vergata a Roma, ma poche altre.

Intorno a Milano c’è anche il Parco di Monza, quello che ospita il circuito automobilistico, dove storicamente sono stati organizzati grandi concerti. Ma non ce ne sono più stati da quando nel 2023 ci furono enormi disagi nel deflusso da un concerto di Bruce Springsteen, con grandi resse e migliaia di persone costrette a fare chilometri e chilometri a piedi per raggiungere le uscite. Gli altri posti a Milano dove si organizzano concerti all’aperto sono molto più piccoli: il Carroponte a Sesto San Giovanni tiene fino a 10mila persone, più o meno come lo spazio inaugurato nel 2025 con il nome Parco della Musica, vicino all’aeroporto di Linate.

Da un paio di anni però vengono organizzati concerti di grandi dimensioni all’arena concerti Fiera Milano Live a Rho, che ha una capienza massima di 68mila persone. Fedrighini ha proposto di spostare tutti i concerti più grandi lì perché era un posto più adatto: si trova infatti fuori dalla città e lontano dai centri abitati, cosa che limiterebbe i disagi per i residenti. È però collegata bene con la città grazie alla fermata Rho Fiera della linea rossa della metropolitana, che resta aperta anche al termine dei concerti perché è stata progettata per gestire grandi flussi di persone per gli eventi fieristici. È attrezzata con circa 15 mila posti per le auto distribuiti in sette parcheggi, e a differenza dell’ippodromo è realizzata in cemento, che limita i problemi in caso di temporali.

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