L’episodio di “Odissea” che forse non avete riconosciuto
È meno famoso rispetto ad altri, e Nolan ne dà una rappresentazione che (senza spoiler) si discosta da quelle tradizionali
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A un certo punto di Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan ispirato all’omonimo poema omerico, c’è una scena che fa riferimento a un episodio meno ricordato rispetto a quelli con protagonisti Polifemo, Circe o altri personaggi. Per capirci, e senza dire troppo a chi non ha ancora visto il film, è una scena ambientata in un bosco in cui Ulisse e i suoi compagni di viaggio vengono attaccati da enormi guerrieri corazzati con armature complete, da capo a piedi, con le placche colore argento.
Dura relativamente poco ed è quasi senza dialoghi, il che contribuisce a renderla ancora più misteriosa. Nell’economia del film non è molto importante, se non per il fatto che tantissimi compagni di Ulisse muoiono nello scontro (possiamo non considerarlo uno spoiler, dopo quasi tremila anni da quando è stato raccontato la prima volta). Ed è uno dei pochi indizi da cui si evince che i guerrieri corazzati non possono essere altro che i Lestrigoni, protagonisti dell’episodio dell’Odissea più rovinoso di tutti per la flotta di Ulisse, che pure ne passa parecchie altre.
Nel poema omerico è un leggendario popolo di uomini giganti, in effetti, ma ricordati soprattutto per una caratteristica più scomoda: sono antropofagi. E sono molto più brutali rispetto alla versione di Nolan, che anche per altri aspetti ha poco in comune con le tradizionali rappresentazioni artistiche, basate sulle fonti letterarie.
Dei Lestrigoni si parla nel decimo libro dell’Odissea, subito dopo l’episodio in cui Ulisse e i suoi perdono la fiducia di Eolo. Il re dei venti non aveva preso benissimo che loro, per curiosità, avessero aperto l’otre di pelle in cui lui aveva rinchiuso i venti, per facilitare il loro viaggio. «Vattene da quest’isola, presto, obbrobrio degli uomini», aveva detto Eolo scacciando Ulisse e la sua flotta da Eolia, la sua isola.
Dopo sette giorni di navigazione, «col cuore pieno di angoscia» e sfiniti per la fatica, Ulisse e i suoi compagni approdano su un’isola calma e all’apparenza deserta. Tutte le navi entrano nel porto, in un braccio di mare stretto circondato da due promontori molto scoscesi: tutte le navi tranne quella di Ulisse, che ormeggia la sua fuori dal porto e manda in avanscoperta sull’isola due suoi compagni e un araldo.
I tre incontrano sull’isola una ragazza, che si scopre essere la giovane figlia di Antifate, re dei Lestrigoni, e li conduce in città. Nel palazzo reale incontrano una donna minacciosa e «grande come una montagna», la regina, che chiama subito Antifate. Il re, senza nemmeno lasciarli parlare, afferra e divora uno degli uomini. Gli altri due si danno alla fuga e raggiungono il porto, inseguiti dagli altri giganti richiamati da Antifate e accorsi a migliaia. Se avete visto il film, noterete molte differenze.
Ed è proprio nel porto che si consuma il massacro, raccontato da Ulisse ai Feaci, il popolo di navigatori che accoglie Ulisse naufrago dopo la tempesta che gli ha scatenato contro il dio Poseidone (a cui Ulisse ha accecato il figlio Polifemo). Sulla base di questo racconto furono fatte varie raffigurazioni artistiche dei Lestrigoni:
Scagliavano dalle rocce dei massi che un uomo non può sollevare: e sulle navi si levava un frastuono tremendo di uomini uccisi, di navi spezzate. Li infilzavano come pesci e il pasto orrendo si portavano via. E mentre li sterminavano all’interno del porto profondo, io trassi dal fianco la spada affilata e con essa recisi gli ormeggi della nave dalla prora azzurrina. Ai miei compagni, incitandoli, ordinavo di fare forza sui remi per scampare al pericolo. Tutti insieme essi remarono, temendo la morte.

Le navi della flotta di Ulisse distrutte dai Lestrigoni, in un affresco romano del I secolo a.C. (Culture Club/Getty Images)
Soltanto Ulisse e l’equipaggio della sua nave, ormeggiata fuori dal porto, riescono a sopravvivere e a rimettersi in viaggio, «col cuore dolente, scampati alla morte ma privi degli amati compagni». Il racconto riprende poi dallo sbarco successivo, sull’isola Eea, dove vive «Circe dai bei capelli».
L’episodio dei Lestrigoni è tra quelli per cui Nolan si è preso più libertà creativa nel suo adattamento dell’opera. Una delle ipotesi suggerite dai critici è che rappresentarli come dei guerrieri in armatura, anziché come brutali e selvaggi giganti lancia-massi, fosse un modo per differenziarli da Polifemo e rendere il film meno ripetitivo.
Il senso della scena, secondo lo stesso Nolan, dovrebbe anche essere quello di mostrare i limiti di Ulisse come condottiero e i motivi dei suoi compagni di dubitare di lui.



