L’egemonia culturale di Bad Bunny

Riempie classifiche e palazzetti da un anno e mezzo, si è preso un posto senza eguali nel pop contemporaneo e questo weekend è a Milano

Bad Bunny nel 2025 a Las Vegas (John Parra/Getty)
Bad Bunny nel 2025 a Las Vegas (John Parra/Getty)
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Prima dell’uscita di Debí tirar más fotos, Bad Bunny aveva raggiunto uno status enorme nel mercato della musica latinoamericana ed era già diventato il principale punto di riferimento culturale del suo paese, Porto Rico. Grazie al clamoroso successo del suo sesto album in studio, uscito all’inizio del 2025, la reputazione di Benito Antonio Martínez Ocasio (il suo vero nome) è però cresciuta oltre ogni aspettativa.

Il disco ha ottenuto un successo straordinario di pubblico e di critica e ha ridefinito la percezione mondiale del reggaeton, un genere a lungo considerato marginale o guardato con sufficienza, quando non direttamente con disprezzo. E Bad Bunny è diventato una delle popstar più importanti al mondo, amatissimo anche al di fuori dei paesi di lingua spagnola, Italia compresa: venerdì terrà il primo di due concerti all’Ippodromo La Maura di Milano, seguito da un secondo sabato. Entrambe le date sono esaurite da mesi.

Secondo il critico del New Yorker Kelefa Sanneh, Bad Bunny è «probabilmente il musicista più importante al mondo in questo momento, la persona a cui le generazioni future si riferiranno quando parleranno di come suonavano i primi anni Venti». Debí tirar más fotos infatti lo ha legittimato definitivamente anche agli occhi della critica, entusiasta di come ha reinterpretato e rinnovato il reggaeton con profondità nei testi e originalità nella musica, attingendo dalle principali tradizioni musicali latinoamericane.

Il disco, il cui titolo significa “Avrei dovuto scattare più foto”, era diventato il primo album interamente in spagnolo ad aver ottenuto il premio per il miglior disco dell’anno ai Grammy, i più importanti riconoscimenti dell’industria discografica statunitense. E quel successo ha portato milioni di nuovi ascoltatori a riscoprire gli album precedenti di Bad Bunny, in particolare Un verano sin ti, che nel 2022 aveva già ottenuto un successo enorme in America Latina ma che, grazie a questa nuova ondata di ascoltatori, è diventato l’album più ascoltato di sempre su Spotify.

Nell’ultimo anno e mezzo Bad Bunny – in spagnolo si pronuncia “bah boni” – è riuscito a ottenere un seguito talmente enorme da potersi permettere di prescindere dai tour negli Stati Uniti (che rappresenterebbero la principale fonte d’entrate per qualsiasi musicista) per concentrarsi esclusivamente su Porto Rico, un paese che ama e che sta contribuendo a rilanciare sia economicamente che culturalmente.

Tra il luglio e il settembre dello scorso anno si era assunto un rischio d’impresa notevole scegliendo di organizzare 30 concerti a San Juan, la capitale di Porto Rico, e di non esibirsi invece negli Stati Uniti, dove l’amministrazione di Donald Trump sta rendendo la vita difficile ai cantanti di musica latina. La sua residency – cicli di spettacoli organizzati in uno stesso posto per mesi o settimane – ha generato introiti per centinaia di milioni di dollari, è stata accolta come un evento storico e ha portato turisti e visibilità all’isola in cui è nato, che per il resto non se la passa benissimo.

Ma Bad Bunny è riuscito ad affiancare a questa immagine simbolica per il suo paese, e più in generale per le comunità ispaniche negli Stati Uniti, quella della popstar internazionale. Di più: della più grande popstar internazionale al mondo, con una fama e un’influenza paragonabili soltanto a quelle di Taylor Swift. A differenza sua però Bad Bunny è ancora più trasversale, nel senso che è riuscito a far arrivare le sue canzoni anche fuori dal proprio pubblico di riferimento, in un modo che nell’ultimo decennio è diventato sempre più difficile a causa della frammentazione della cultura.

A febbraio si era esibito durante lo spettacolo dell’intervallo del Super Bowl, uno dei momenti di massima visibilità e riconoscimento culturale a cui una popstar possa aspirare. Nel farlo aveva colto l’occasione per celebrare nuovamente la cultura e la musica latine con tanto di apparizione di Ricky Martin, prima di lui il cantante più famoso mai emerso da Porto Rico.

Proprio in quell’occasione Bad Bunny aveva reso famosa in tutto il mondo la sua “Casita”, la scenografia che più di tutte ha contribuito a rendere l’attuale tour uno dei più commentati e desiderati degli ultimi anni. È una struttura che richiama nostalgicamente una tipica casa portoricana, dalla quale assistono al concerto per ogni data un gruppo diverso di amici, persone famose e fan selezionati, che puntualmente ottengono grandi invidie e visibilità sui social.

– Leggi anche: Lo spettacolo di Bad Bunny al Super Bowl è stato all’altezza delle aspettative

L’enorme rilevanza raggiunta da Bad Bunny è dimostrata anche dal gran numero di record che ha battuto su Spotify, il servizio di streaming più utilizzato al mondo. Per dare l’idea, a più di un anno e mezzo dalla loro uscita tre canzoni di Debí tirar más fotos (“Nuevayol”, “DtMF” e “BAILE INoLVIDABLE”) sono ancora tra le prime cinquanta più ascoltate sulla piattaforma. E Bad Bunny è stato l’artista più ascoltato per quattro volte negli ultimi sei anni: dal 2020 al 2022, e di nuovo nel 2025.

Parallelamente è cresciuta anche la considerazione che Bad Bunny aveva già cominciato a costruirsi in ambiti diversi dalla musica, come il cinema e la televisione. Nel 2025 aveva avuto una parte importante in Una scomoda circostanza – Caught Stealing, l’ultimo film del famoso regista statunitense Darren Aronofsky.

E tutto lascia intendere che, tra i suoi prossimi obiettivi, ci sia quello di provare a vincere un Oscar. A febbraio era circolata la notizia di un film dedicato alla storia di Porto Rico, diretto da René Pérez Joglar, prodotto da Alejandro Iñárritu e con protagonista Bad Bunny, che dovrebbe essere affiancato da Edward Norton, Viggo Mortensen e Javier Bardem. Le informazioni sul film sono poche: si sa che si intitolerà Porto Rico, ed è stato definito «un western epico e caraibico».

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