La morte di Gaudí, 100 anni fa
Fu investito e scambiato per un mendicante, e per molto tempo poco considerato: ora è uno degli architetti più celebri al mondo e quasi santo

L’architetto catalano Antoni Gaudí morì a 73 anni in un modo che è difficile da credere se si pensa a quanto è ancora famoso oggi che è passato un secolo. Il 7 giugno 1926 fu investito da un tram mentre si stava spostando dal cantiere della Sagrada Familia, la grande basilica di Barcellona che aveva progettato e la cui costruzione va avanti da allora, alla chiesa dove andava ogni giorno a pregare.
Sopravvisse all’impatto ma, poiché non aveva documenti con sé e indossava abiti poco curati, fu scambiato per un mendicante e rimase a lungo senza assistenza. Anche quando fu infine trasferito in ospedale, ci misero un giorno per identificarlo. Morì dopo altri due giorni, il 10 giugno 1926. Il funerale si tenne nella Sagrada Familia, che al tempo era composta solo dalla cripta, quattro torri e la facciata, al termine di una grande cerimonia pubblica. Migliaia di persone scesero nelle strade di Barcellona per rendergli omaggio.
Gaudí aveva cominciato a lavorare alla Sagrada Familia, il progetto più ambizioso della sua carriera, quando era poco più che trentenne e negli ultimi dodici anni vi si era dedicato quasi esclusivamente, andando anche ad abitare vicino al cantiere. Era profondamente religioso e considerava il suo lavoro una forma di servizio a Dio. Per questo fu spesso definito «l’architetto di Dio», un soprannome che viene ancora associato al suo nome, a maggior ragione da quando nell’aprile del 2025 papa Francesco ha avviato il processo per farlo diventare santo.
Nel 1992 a Barcellona venne fondata un’associazione a questo preciso scopo che nel 2023 è stata assorbita dall’arcidiocesi della città: ha così ridato impulso alla pratica facendo pressioni sul Vaticano.

Antoni Gaudí (Apic/Getty Images)
Gaudí era nato il 25 giugno 1852 nella provincia di Tarragona, in Catalogna. La sua famiglia aveva origini nel sud della Francia e si era stabilita in Catalogna nel Seicento. Fin da giovane soffrì di problemi di salute legati ai reumatismi, e da adulto adottò anche una dieta vegetariana, convinto che potesse alleviare i suoi disturbi. Nel 1870 si trasferì a Barcellona per studiare architettura. Durante gli anni universitari svolse diversi lavori per mantenersi e attirò presto l’attenzione di professori e colleghi per il suo talento.
Tra le sue prime opere importanti ci fu Casa Vicens, commissionata nel 1877 quando non si era ancora laureato. L’edificio combinava influenze gotiche, mediterranee e orientali e presentava molte delle caratteristiche che sarebbero diventate tipiche del suo stile. Altre opere note di Gaudí sono il Park Güell, Casa Batlló, Casa Milà o la Pedrera, il Palau Güell e la Cripta della Colònia Güell. In totale sette opere realizzate da Gaudí sono state inserite dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità, tutte considerate esempi particolarmente significativi del modernismo catalano e della sua ricerca architettonica.

Casa Mila (Quick Image/Construction Photography/Avalon/Getty Images)
Oggi Gaudí è considerato uno degli architetti più influenti e riconoscibili al mondo. Le sue opere a Barcellona sono visitate da milioni di turisti ogni anno e il suo nome è noto anche a chi non si interessa di architettura. Per alcuni decenni dopo la sua morte, però, la sua fama fu molto ridimensionata.
Tra le due guerre mondiali, la diffusione del Movimento Moderno cominciò a privilegiare funzionalità, razionalità e semplicità formale e lo stile di Gaudí, caratterizzato invece da decorazioni elaborate, forme organiche e riferimenti simbolici, veniva considerato lontano dalle nuove tendenze. Durante la guerra civile spagnola che andò dal 1936 al 1939, inoltre, alcuni anarchici catalani distrussero i modelli di Gaudí che avrebbero dovuto guidare la costruzione della Sagrada Familia, e i lavori vennero sospesi per diversi anni, riprendendo solo a partire dagli anni Cinquanta.

La Sagrada Familia (Dan Kitwood/Getty Images)
Tra i critici che in quegli anni guardarono con diffidenza alle sue opere ci fu lo storico dell’architettura Nikolaus Pevsner, che nel libro Pioneers of Modern Design descrisse alcuni edifici di Gaudí come esempi di un eccesso decorativo e di una ricerca dell’originalità fine a sé stessa. Il Palazzo Episcopale di Astorga fu definito «da incubo», mentre la cripta della Colònia Güell venne giudicata «orribile».
Fu negli anni ’60 del ‘900 che Gaudí cominciò a essere rivalutato. In quel periodo ci fu una riscoperta dell’Art Nouveau e un clima culturale più aperto alla sperimentazione formale. Mostre organizzate negli Stati Uniti, tra cui quelle di Richmond nel 1964 e del Museum of Modern Art di New York nel 1966, contribuirono a far conoscere il suo lavoro a un pubblico internazionale.
Un ruolo particolarmente importante fu dello storico dell’architettura George R. Collins che nel 1959 scoprì a Madrid un vasto archivio di disegni inediti e l’anno successivo pubblicò la prima monografia in inglese dedicata a Gaudí. Collins insistette soprattutto sugli aspetti strutturali e ingegneristici delle sue opere, sostenendo che il loro valore andasse ben oltre l’originalità estetica. Da allora la reputazione di Gaudí è cresciuta costantemente e oggi le sue opere a Barcellona sono tra le strutture architettoniche più riconoscibili al mondo.
Mercoledì 10 giugno 2026, un secolo dopo la morte di Gaudí e più di 140 anni dopo l’inizio dei lavori, papa Leone XIV farà una messa per benedire la torre di Gesù della Sagrada Familia in quella che è stata concepita come un’inaugurazione della basilica, a cui tuttavia mancano ancora alcuni lavori.
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