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  • Sabato 30 maggio 2026

L’esercito israeliano sta espandendo le operazioni militari in Libano

Ha superato il fiume Litani, il confine della "zona cuscinetto", dopo aver intensificato gli attacchi nei giorni scorsi

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, visita i soldati sul confine con il Libano
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, visita i soldati sul confine con il Libano (Ansa via governo israeliano)
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Negli ultimi giorni le forze armate israeliane hanno iniziato a espandere le operazioni militari nel Libano meridionale, spingendosi sempre più in profondità nonostante il cessate il fuoco con il governo libanese in vigore da aprile. Venerdì l’esercito israeliano ha superato il fiume Litani (o Leonte), che era stata la linea su cui si erano attestati i soldati nei precedenti cessate il fuoco e anche stavolta delimita, in teoria, la “zona cuscinetto” che Israele sta continuando però a occupare.

L’esercito aveva oltrepassato il Litani anche giovedì, ma poi si era ritirato al termine della missione. Venerdì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha visitato le truppe nel nord di Israele vicino al confine e ha celebrato le operazioni degli ultimi giorni: il governo israeliano le ha motivate sostenendo che servano a impedire a Hezbollah, il gruppo alleato dell’Iran, di continuare a lanciare droni che arrivino in Israele. I miliziani di Hezbollah spesso fanno avanti-e-indietro per lanciarli da più vicino al confine: l’offensiva di terra di Israele ha comunque obiettivi probabilmente più ambiziosi rispetto al solo bloccare i lanci di Hezbollah.

L’esercito israeliano aveva ricominciato le operazioni di terra martedì. Nei giorni successivi ha intensificato i bombardamenti aerei e giovedì è stata colpita la capitale libanese Beirut per la prima volta da tre settimane. Superare il fiume Litani, e rivendicarlo come ha fatto Netanyahu, ha anche una valenza simbolica: significa che le forze israeliane hanno il mandato di uscire dalla “zona cuscinetto” che loro stesse avevano dichiarato tale, e che lo stanno facendo sempre più spesso.

La zona ha un’estensione nominale di una decina di chilometri dal confine tra Israele e Libano, mentre il fiume Litani scorre a una trentina di chilometri dal confine e gli si avvicina solo nella parte più a est, come mostra la mappa sopra, che avevano diffuso le stesse forze armate israeliane.

Un ragazzo filma il fumo causato da un attacco israeliano su Tiro, il 29 maggio

Un ragazzo filma il fumo causato da un attacco israeliano su Tiro, il 29 maggio (Stringer/dpa)

Netanyahu aveva subìto il cessate il fuoco con il governo libanese: in pratica gli era stato imposto dal presidente statunitense Donald Trump, che aveva fretta di chiudere la guerra in Medio Oriente (da allora non ci sono stati progressi nei negoziati con l’Iran né sulla riapertura dello stretto di Hormuz). Gli attacchi di questi giorni sono una concessione di Netanyahu all’ala più radicale del suo governo di estrema destra, che gli chiede di riprendere la guerra.

– Leggi anche: Il cessate il fuoco in Libano è una sconfitta per Netanyahu

La prosecuzione degli attacchi coi droni di Hezbollah sulle città settentrionali, nonostante anni di campagne militari israeliane, è considerata un fallimento di Netanyahu dalla politica israeliana, inclusa l’opposizione, dove di recente è nata una nuova alleanza contro di lui. È una cosa che Netanyahu ha presente in vista delle elezioni in autunno, in cui è indietro nei sondaggi. Negli scorsi giorni, in questo contesto, ha ordinato anche di espandere l’occupazione nella Striscia di Gaza.

Venerdì negli Stati Uniti c’è stato un nuovo incontro tra Israele e governo libanese: è stato il primo a cui hanno partecipato delegati militari. A parte questo, nei negoziati non ci sono stati passi in avanti: sono complicati, oltreché dalla ripresa delle operazioni israeliane con questa intensità, dal rifiuto di Hezbollah di riconoscerli e di accettarne le decisioni, che il governo libanese al momento non ha la forza per imporgli.