Ai festival piacciono tantissimo gli attori che fanno i registi

Quest'anno tra i film di Cannes ce ne sono dodici, tra cui John Travolta al suo esordio

John Travolta nel 2024 (EPA/CAROLINE BREHMAN)
John Travolta nel 2024 (EPA/CAROLINE BREHMAN)
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Una parte sempre più importante della programmazione dei grandi festival è fatta da film i cui registi hanno una carriera avviata come attori. Se ne trovano spesso e quest’anno il festival di Cannes ne ha incluso un numero più alto del solito, dodici, anche per supplire alla scarsità di grandi film commerciali e quindi di star.

È una scelta che conviene a tutti: sia a questi film, che solitamente non hanno budget importanti e che ai festival possono avere un lancio promozionale migliore di quello che avrebbero altrimenti; sia al festival, che può farsi pubblicità con la fama del regista-attore. Raramente però questi film sono memorabili.

Gli attori-registi più noti di questa edizione di Cannes sono Andy Garcia e John Travolta, rispettivamente con Diamond e Propeller One-Way Night Coach. Per Garcia è il terzo film da regista in trent’anni (il primo lo fece nel 1993): un noir poliziesco in cui lui è anche sceneggiatore e protagonista. Per Travolta invece è un esordio: il film è prodotto da Apple TV e la sceneggiatura è tratta da un suo racconto breve sulla storia del primo volo in aereo di un ragazzo. Travolta infatti è un pilota professionista certificato di aerei di linea, e spesso guida anche durante i viaggi di lavoro.

Il film di Garcia si trova in una delle sezioni principali, Fuori concorso, poiché ha un cast con molti nomi noti (oltre a lui, Vicky Krieps, Bill Murray, Dustin Hoffman e Brendan Fraser). Quello di Travolta invece è in una categoria più marginale, Cannes Première. Entrambe non sono competitive, quindi hanno un fine più che altro promozionale.

Nella sezione più importante, il Concorso, quello in cui si vince la Palma d’oro, ci sono tre film diretti da attori: Garance di Jeanne Herry, La bola negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo, e La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet. Gli altri invece sono sparsi nelle altre sezioni. Il nome probabilmente più noto è quello dell’attore messicano Diego Luna, regista di A Mouthful of Ash.

Charline Bourgeois-Tacquet al photocall di La vie d’une femme a Cannes (JB Lacroix/FilmMagic)

Nella maggior parte dei casi non si tratta di attori o attrici che vogliono cambiare carriera: spesso i loro film sono progetti personali che sono riusciti a finanziare solo dirigendoli in prima persona, oppure esperimenti.

Una buona disposizione verso i film diretti da attori e attrici non è una caratteristica esclusiva del festival di Cannes, anche se nessun altro come questo festival ne ha fatto una costante. Di certo non è una novità che gli attori noti e di successo passino alla regia o anche solo che dirigano qualche film lungo tutta una carriera. Clint Eastwood, Ben Affleck o più recentemente Bradley Cooper hanno fatto entrambe le cose. Andando molto più indietro, nel 1955, l’attore britannico Charles Laughton diresse il suo unico film che tuttavia è tra i più apprezzati della storia del cinema: La morte corre sul fiume. Negli ultimi anni però questo passaggio da interprete a regista è diventato più frequente sia negli Stati Uniti che in Europa.

Oggi girare un film costa meno rispetto a un tempo, grazie alle tecnologie digitali, mentre è più difficile promuoverlo e fare in modo che trovi un pubblico, per via della gran mole di prodotti culturali in cerca di attenzione. Un nome conosciuto alla regia fornisce una possibilità in più per farsi notare.

In Italia è molto frequente che accada: tantissimi attori e attrici hanno esordito alla regia negli ultimi dieci anni, tanto che è diventato più raro vedere esordi di registi che non hanno già una carriera nel settore. Alcuni di questi ovviamente presentano i loro film a Cannes, come Valeria Golino, che nel 2013 e poi nel 2018 portò i suoi primi due film Miele ed Euforia, con un’ottima ricezione. Ma anche in Francia è frequente. Solo in questo festival per esempio ci sono film di due attori molto noti in patria e abbastanza all’estero che da tempo sono occasionalmente registi: Guillaume Canet (Karma) e Daniel Auteuil (La Troisième Nuit).

Valeria Golino e il cast di Euforia a Cannes nel 2018 (Stephane Cardinale – Corbis/Corbis via Getty Images)

Nonostante le evidenti implicazioni promozionali non è detto però che siano gli attori o le attrici più famose ad avere il posizionamento migliore nel festival. L’anno scorso Cannes aveva presentato The Chronology of Water dell’attrice Kristen Stewart e Eleanor the Great di Scarlett Johansson, entrambi nella sezione dedicata alle nuove frontiere del cinema (Un Certain Regard). In concorso c’era invece La più piccola di Hafsia Herzi, attrice francese decisamente meno nota.

L’obiettivo di un festival è fare in modo che i film che presenta siano ricevuti nella maniera migliore, specialmente se vuole coltivare un rapporto con chi li ha diretti. Mettere in una sezione importante, e quindi da cui ci si aspetta molto, un film di ambizioni modeste potrebbe portare a una cattiva ricezione. Capitò nel 2016 con Il tuo ultimo sguardo, diretto dall’attore Sean Penn e stroncato con toni che raramente si leggono. Trovare la collocazione più adeguata a un film può fare tutta la differenza e magari stimolare una maggiore indulgenza. Inoltre spesso sono le produzioni o i registi a chiedere di non stare in concorso, temendo la competizione. Tutto è molto condizionato dalla familiarità che il festival ha con l’attore o l’attrice in questione.