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  • Martedì 12 maggio 2026

Keir Starmer non vuole mollare

Il primo ministro britannico ha respinto le molte richieste di dimissioni, nella peggiore crisi in meno di due anni di mandato

Keir Starmer esce dalla residenza del primo ministro a Londra, il 29 aprile
Keir Starmer esce dalla residenza del primo ministro a Londra, il 29 aprile (AP Photo/Kirsty Wigglesworth)
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Durante la riunione del governo britannico di stamattina, il primo ministro Keir Starmer ha ribadito di non volersi dimettere, nonostante nelle scorse ore gliel’abbiano chiesto decine di parlamentari e vari ministri del suo Partito Laburista. Starmer ha sostenuto che un cambio di leadership destabilizzerebbe il paese, come aveva fatto nel discorso di lunedì, e di fatto ha sfidato gli oppositori interni a provare a sfiduciarlo, dicendo che non gli risulta il processo formale sia iniziato. Potrebbe essere questione di ore.

Tra lunedì e martedì almeno sei ministri hanno invitato Starmer a riconsiderare la sua decisione di non farsi da parte dopo i pessimi risultati alle elezioni locali della settimana scorsa. Gliel’hanno chiesto anche 91 parlamentari: è stata quindi superata la soglia necessaria per una mozione di sfiducia formale, quella a cui si è riferito Starmer, per cui servono almeno 81 adesioni. Per avviarla, le firme vanno consegnate alla sede del partito e va indicato già un o una leader alternativi tra i parlamentari, e questo per ora non è successo. A quel punto, raccolte altre candidature, ci sarebbe un’elezione interna, a cui Starmer ha chiarito che parteciperebbe.

Tra i ministri che hanno consigliato a Starmer di ripensarci ce ne sono di molto influenti, tra cui quelle dell’Interno (Shabana Mahmood) e degli Esteri (Yvette Cooper), quelli dell’Energia (Ed Miliband) e della Difesa (John Healey). La posizione di Starmer, insomma, è molto precaria e nelle prossime ore bisognerà vedere se si dimetterà qualcuno di loro, come nell’ondata di dimissioni che nel 2022 travolse il governo di Boris Johnson dei Conservatori. Per ora si sono dimesse tre sottosegretarie e un sottosegretario, dopo gli otto parlamentari con ruoli di sostegno al governo di lunedì, già sostituiti.

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Non tutta l’opposizione interna chiede a Starmer di dimettersi immediatamente, una parte vuole che presenti un piano per cambiare leader entro tempi certi: un’ipotesi è entro settembre. La richiesta ha due obiettivi: cercare di non somigliare ai Conservatori, che nella scorsa legislatura cambiarono tre primi ministri in modo caotico, e dare tempo al principale rivale di Starmer, Andy Burnham, di tornare in parlamento. Un’elezione interna in tempi brevi avvantaggerebbe invece il ministro della Sanità, Wes Streeting, un altro aspirante leader, che ci pensa da tempo.

Burnham è il sindaco dell’area metropolitana di Manchester e l’operazione ha senso perché, dai tempi della pandemia, è il politico Laburista più popolare, molto più di Starmer e dei membri del governo. Per tornare parlamentare, che è il requisito per diventare leader, serve un’elezione suppletiva: Burnham avrebbe già individuato un collegio dove candidarsi dalle parti di Manchester, con il consenso dell’attuale detentore del seggio che si dimetterebbe apposta (ma serve comunque qualche mese).

Lunedì l’ex vice prima ministra Angela Rayner, un’altra aspirante leader, ha chiesto che il partito consenta a Burnham di tornare in parlamento: negli scorsi mesi Starmer l’aveva impedito, considerandolo una minaccia alla sua leadership. Nel discorso di lunedì il primo ministro aveva dato una risposta sibillina, dicendo che la scelta spetta al direttivo del partito, che però di fatto risponde alle sue decisioni. Più tempo aiuterebbe anche Rayner: potrebbe concludersi l’accertamento fiscale sulle irregolarità nell’acquisto di una casa, il motivo per cui a settembre si era dimessa e finora ha esitato a candidarsi.

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