Le elezioni locali sono andate malissimo per i Laburisti britannici
E benissimo per la destra populista di Reform UK: lo scrutinio è ancora in corso, ma Keir Starmer se n'è già preso la colpa

Le elezioni locali che si sono tenute giovedì in Inghilterra, Scozia e Galles sono andate malissimo per i Laburisti del primo ministro Keir Starmer. In Inghilterra e in Scozia lo scrutinio non è concluso, ma i risultati preliminari sono disastrosi per i Laburisti. In Galles lo scrutinio è finito con la vittoria di un partito indipendentista di ispirazione socialdemocratica, mentre i Laburisti sono arrivati terzi, perdendo le elezioni locali per la prima volta in più di cento anni. Il governo nazionale di Starmer è molto impopolare e a meno di sorprese i risultati renderanno ancora più precaria la sua leadership.
Al momento in Inghilterra i Laburisti hanno dimezzato i consiglieri che avevano negli enti locali, perdendone più di 1.300, anche nelle aree dell’Inghilterra considerate storicamente loro feudi. Molti dei seggi persi dai Laburisti stanno andando al partito di destra populista Reform UK, di Nigel Farage, che sta ripetendo il risultato eccezionale delle amministrative dell’anno scorso: per ora ha ottenuto più di 1.400 consiglieri (prima di questo voto ne aveva solo 2 nei seggi in palio).
Altri dei seggi conquistati da Reform arrivano dai Conservatori, che ne hanno persi quasi 500. Stanno andando bene i Verdi, che a livello nazionale sono ai massimi storici un po’ per via di un nuovo leader molto abile a comunicare, Zack Polanski, un po’ per le difficoltà dei Laburisti. Al momento, i Verdi hanno all’incirca raddoppiato i loro consiglieri.

Poster elettorali di Reform UK a Havering, 8 maggio 2026 (Chris Ratcliffe/Bloomberg)
In Galles il partito più votato è stato Plaid Cymru, indipendentista di ispirazione socialdemocratica: è la prima volta che vince le elezioni, anche se non ha ottenuto la maggioranza nel parlamento locale (43 seggi, quando ne sarebbero serviti 49). Il secondo partito più votato è stato Reform, con 34 seggi. I Laburisti sono arrivati terzi con 9 seggi, due in più dei Conservatori. La sconfitta dei Laburisti è di proporzioni storiche, perché governavano da quando nel 1999 è stato istituito il parlamento gallese e avevano vinto ogni elezione dal 1922 in poi.
In Scozia è, come previsto, nettamente primo il Partito Nazionale Scozzese (SNP), il partito indipendentista che governa ininterrottamente dal 2007. Secondo le proiezioni di BBC News, dovrebbe fermarsi a 63 seggi, 2 sotto la maggioranza. Il leader John Swinney aveva detto che considererà il primo posto il presupposto per chiedere un nuovo referendum per l’indipendenza, che però il parlamento scozzese non ha i poteri di convocare e che il governo nazionale non intende autorizzare.

Il primo ministro britannico e leader dei Laburisti, Keir Starmer, con la moglia Victoria a un seggio elettorale a Londra, 7 maggio 2026 (AP Photo/Kirsty Wigglesworth)
Anche se lo scrutinio è ancora in corso, Starmer si è già assunto la responsabilità del pessimo risultato, chiarendo però di non volersi dimettere: «Non me ne andrò lasciando il paese nel caos». Da mesi la sua leadership è in discussione e un pezzo del partito parla apertamente di sostituirlo come primo ministro: queste manovre sono accelerate dopo lo scandalo peggiore del mandato di Starmer.
Riguarda il coinvolgimento negli Epstein files di Peter Mandelson, uno dei più influenti politici Laburisti durante il loro precedente periodo al governo (1997-2010), che Starmer aveva nominato ambasciatore negli Stati Uniti, contro il parere dei servizi di sicurezza. La difesa di Starmer è stata sostenere di essere stato tenuto all’oscuro dei legami di Mandelson con Epstein, sia dallo stesso Mandelson sia da pezzi dell’amministrazione britannica.
È probabile che, quando saranno più chiare le proporzioni della sconfitta dei Laburisti, le ali del partito che fino a questo momento lo avevano fatto solo in privato possano chiedere pubblicamente a Starmer di farsi da parte. Fanno riferimento ad Angela Rayner, ex vice prima ministra, e al ministro della Salute Wes Streeting: entrambi, secondo i giornali britannici, si sono già mossi per raccogliere tra i parlamentari le firme necessarie a sfiduciare Starmer.
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