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  • Martedì 28 aprile 2026

E quindi come se la sta cavando Mamdani?

In quattro mesi il nuovo sindaco di New York si è mostrato molto pragmatico e interessato soprattutto a far funzionare la città

Zohran Mamdani con gli operatori del dipartimento dei Trasporti vicino al ponte di Williamsburg, 6 gennaio 2026 (AP Photo/Yuki Iwamura)
Zohran Mamdani con gli operatori del dipartimento dei Trasporti vicino al ponte di Williamsburg, 6 gennaio 2026 (AP Photo/Yuki Iwamura)
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Da quando è stato eletto sindaco di New York lo scorso novembre, intorno a Zohran Mamdani si sono create enormi aspettative: è il più giovane sindaco della città da decenni (ha 34 anni) e il primo musulmano; si definisce socialista democratico, cosa insolita negli Stati Uniti. Gli oppositori lo presentavano come un pericoloso estremista che avrebbe attuato riforme irresponsabili e radicali; i suoi sostenitori come un politico che avrebbe rivoluzionato la città dopo anni di amministrazioni deludenti.

Sono passati quattro mesi dal suo insediamento, a inizio gennaio, e per il momento non è successa nessuna delle due cose.

Al contrario, fin qui Mamdani si sta comportando come un amministratore pragmatico, disposto a fare compromessi e a cambiare idea pur di raggiungere risultati concreti, senza arroccarsi in posizioni di principio. Il suo carisma e la sua comunicazione molto efficace gli stanno permettendo di evitare ripercussioni quando gli capita di smentire o correggere alcune promesse che aveva fatto in campagna elettorale. Anche per questo il sito di notizie Politico ha scritto che «lo Zohran Mamdani candidato potrebbe non riconoscere lo Zohran Mamdani sindaco».

La sua ispirazione dichiarata sono i politici socialisti che nella prima metà del Novecento governarono per più legislature la città di Milwaukee, nel Wisconsin: un posto molto diverso da New York e uno dei pochi negli Stati Uniti con una storia di governi di sinistra. Quei socialisti finirono per essere soprannominati i “socialisti delle fogne” (sewer socialists), perché invece che fare la rivoluzione e abolire la proprietà privata – quello di cui erano accusati dagli oppositori – si concentrarono sul far funzionare la città.

I sewer socialists governarono Milwaukee in modo riconosciuto come molto efficiente, tra le altre cose rifacendo il sistema fognario della città, da cui il soprannome: si dedicarono a risolvere i problemi e migliorare i servizi pubblici, rinunciando a battaglie dal valore più identitario e simbolico, anche a costo di indispettire alcuni sostenitori. In questo modo mostrarono che non c’era ragione di temere il loro governo e anzi convinsero anche chi non si considerava socialista. In continuità con quel modello, Mamdani dice di fare la «politica delle buche»: è una definizione calzante.

In questi primi mesi la sua amministrazione ha preso varie iniziative per migliorare il decoro dei quartieri, ereditando senza troppe remore anche i progetti della precedente giunta di Eric Adams, sindaco del Partito Democratico che nell’ultimo periodo si era molto avvicinato a Trump. Tra le altre cose ha fatto riparare 100mila buche nelle strade, ha presentato un piano per ridurre le moltissime impalcature superflue sui marciapiedi e ha fatto sistemare una piccola rampa sul ponte di Williamsburg che era pericolosa per i ciclisti.

Alcune di queste iniziative erano già state approvate o ideate prima che Mamdani si insediasse, ma lui è riuscito a comunicarle con grande efficacia sui social, in qualche caso rendendole note a chi prima non le conosceva. Dopo anni di politici Democratici che comunicavano poco e male – da Joe Biden a Kamala Harris – qualcuno vede persino un parallelo tra Mamdani e Trump: i loro stili sono enormemente diversi, ma entrambi parlano moltissimo, postano moltissimo, danno molte interviste e riescono a mettersi sempre al centro della scena.

Zohran Mamdani e Donald Trump nello Studio Ovale della Casa Bianca, Washington, D.C., 21 novembre 2025 (AP Photo/Evan Vucci)

Come spesso accade per i sindaci, la prima situazione complessa per Mamdani è stata un’emergenza legata al meteo, con le due intense tempeste di neve di gennaio e febbraio: eventi sempre difficili da gestire in città estese e densamente popolate come New York. Durante il primo periodo di neve e temperature molto basse, tra fine gennaio e inizio febbraio, almeno 20 persone sono morte a causa del freddo, e l’operato dell’amministrazione comunale era stato molto criticato.

Con l’avvicinarsi della seconda tempesta, qualche settimana dopo, Mamdani si è corretto e ha cambiato approccio: ha aumentato parecchio le attività di comunicazione per allertare gli abitanti, ha reso disponibili più posti nei rifugi per le persone senza casa – costringendo a spostarsi anche chi non avrebbe voluto lasciare la strada – e ha vietato gli spostamenti non essenziali. Il comune ha offerto anche una paga di 30 dollari all’ora a chiunque avesse aiutato a spalare la neve dai marciapiedi. Le cose sono andate molto meglio.

La campagna elettorale di Mamdani era stata molto più idealistica, basata non tanto sul decoro urbano ma innanzitutto sulla novità e radicalità della sua persona – i Democratici non hanno il problema di trovare un modo per vincere a New York, dove il risultato è scontato – e su tre proposte molto ambiziose: rendere gratuiti gli asili e le scuole per l’infanzia per i bambini fino ai cinque anni; bloccare per quattro anni i prezzi degli affitti calmierati; rendere gratuiti gli autobus.

Sono proposte molto costose e che in diversi casi non possono essere attuate dalla sola città, ma richiedono la collaborazione dello stato di New York. Il problema principale di Mamdani, come contestavano i suoi avversari già in campagna elettorale, è che non ci sono soldi per realizzarle. La città di New York ha il bilancio di gran lunga più ingente di tutte le città statunitensi, da oltre 120 miliardi di dollari. Nonostante questo, spende più di quello che incassa e le ultime amministrazioni hanno attivato o esteso programmi che poi si sono rivelati insostenibili: Mamdani ha detto di aver trovato un buco da circa 7 miliardi di dollari, colmato solo in parte con un contributo straordinario dello stato da 1,5 miliardi.

Per sanare i conti, l’amministrazione ha avviato una sorta di spending review per eliminare gli sprechi e risparmiare fino a 1,7 miliardi. In un video diffuso sui social Mamdani ha detto per esempio che il comune potrebbe risparmiare 27 milioni di dollari riducendo le spese per la cancelleria, 9 milioni eliminando un contratto con la società di consulenza McKinsey, e così via. È un approccio che contraddice lo stereotipo del politico di estrema sinistra, che spende soldi in modo irresponsabile o comunque non si preoccupa troppo delle conseguenze fiscali delle sue decisioni.

– Ascolta Globo: L’esperimento socialista di Zohran Mamdani, con Luciana Grosso

Per finanziare le sue tre promesse principali Mamdani ha sempre proposto di aumentare le tasse sui redditi dei residenti più ricchi di New York, quelli che guadagnano più di un milione di dollari all’anno. Ma un sindaco non ha responsabilità sul sistema fiscale, ovviamente: la competenza è dello stato, e quindi la misura dovrebbe essere approvata dalla governatrice Kathy Hochul.

Quella tra Mamdani e Hochul è una «relazione improbabile», ha scritto il New York Times, e un esempio del pragmatismo di Mamdani: lei è più moderata di lui, è contraria ad alzare le tasse ed è in piena campagna elettorale, perché sta cercando di farsi rieleggere a novembre; Mamdani ha già annunciato che alle primarie sosterrà lei e non i suoi avversari più di sinistra e socialisti, teoricamente a lui più vicini, investendo sul loro reciproco successo.

La relazione fin qui sembra funzionare, e per ora i due hanno trovato un compromesso sulle tasse: è stata introdotta in tutto lo stato una tassa sulle seconde case dal valore di oltre 5 milioni di dollari, che Mamdani ha chiamato “tassa sui pied-à-terre” perché interessa le persone che non vivono in quelle case ma le hanno comprate come investimento o per trascorrerci poche settimane l’anno.

La distanza tra Hochul e Mamdani è un buon esempio delle spaccature interne al Partito Democratico statunitense, dove convivono persone con idee ed esperienze anche molto diverse. Il tradizionale sistema bipartitico a lungo ha appiattito le differenze, ma ultimamente stanno diventando più profonde e difficili da gestire sia per il partito che per gli elettori. La relazione tra i due mostra che dentro quelle differenze può esistere uno spazio per collaborare, se l’obiettivo è mettersi d’accordo e non è opporsi alle spese dell’altro.

Mamdani ha cambiato idea su varie cose rispetto alla campagna elettorale, senza nasconderlo. Poco dopo l’inizio del suo mandato, per esempio, aveva sospeso gli sgomberi degli insediamenti informali di senzatetto, misura a cui si era sempre opposto. Mamdani aveva promesso di fermare gli sgomberi anche quando sono motivati dalla protezione dell’incolumità delle persone, per esempio prima di un periodo di grande freddo: in questi casi la città di New York organizzava il trasporto delle persone senzatetto dentro rifugi temporanei, anche contro la loro volontà.

Dopo l’intensa tempesta di neve di gennaio, in cui morirono per il freddo anche alcune persone senzatetto che avevano rifiutato di spostarsi nei rifugi, Mamdani ha deciso di riprendere gli sgomberi. Ne ha però spostato la competenza dalla polizia ai servizi sociali, promettendo maggiori sforzi per fare in modo che in futuro, prima dello sgombero, le persone coinvolte si spostino volontariamente nei centri di accoglienza. Nonostante questo, la decisione è stata criticata da diversi attivisti che avevano sostenuto la sua candidatura.

Mamdani si è anche distanziato dallo slogan “defund the police”, cioè dalla richiesta di tagliare i fondi per la polizia diventata popolare nell’estrema sinistra – e molto impopolare nel resto del paese – dopo l’uccisione di George Floyd a Minneapolis nel 2020. Ospite di Fox News, Mamdani ha chiesto scusa agli agenti di polizia per le sue dure critiche del passato; e ha confermato come commissaria di polizia Jessica Tisch, che ha posizioni molto dure sul contrasto alla criminalità e si sta opponendo ad alcune delle riforme promesse da Mamdani, tra cui l’eliminazione di un database di presunti membri delle gang.

– Leggi anche: Da sconosciuto a sindaco di New York in un anno

Sempre con la politica dei compromessi, Mamdani è riuscito a ottenere dallo stato – quindi dalla governatrice Hochul – 1,7 miliardi di dollari per estendere la gratuità dei servizi per l’infanzia ai bambini di 3 e 4 anni, e avviare un programma pilota per quelli di 2 anni. È un risultato importante, anche se non è stato finanziato come aveva promesso, ossia con le tasse sui ricchi. Per ora invece Mamdani ha dovuto rinnegare la promessa di espandere un programma di aiuti per gli inquilini, troppo costoso. Il blocco degli affitti dipende da una commissione indipendente formata da nove persone: sei sono state nominate di recente da Mamdani stesso, ma l’esito non è scontato.

Zohran Mamdani registra un video davanti a un cumulo di neve, New York, 29 gennaio 2026 (AP Photo/Yuki Iwamura)

In un sondaggio di fine marzo, il 48 per cento dei newyorkesi intervistati ha detto di essere soddisfatto del lavoro di Mamdani: è un dato buono ma non esaltante, in una città dove i Democratici sono la grande maggioranza; ed è più basso del 61 per cento che ottenne il precedente sindaco Adams nello stesso momento. Dalle interviste fatte dal New York Times a decine di abitanti di New York, emerge come molti siano preoccupati per il costo della vita. Alcuni criticano la sua propensione all’attivismo, ma in generale c’è un senso di ottimismo e l’idea che serva più tempo per cambiare le cose.

Intanto attorno a Mamdani continuano a muoversi e vedersi attenzioni inedite per un sindaco, anche per il sindaco di una città importante come New York. A metà aprile ha partecipato a un evento pubblico in un asilo del Bronx con l’ex presidente Barack Obama, in un incontro che è stato interpretato come una dimostrazione di apertura e sostegno di Obama per Mamdani e anche un messaggio dello stesso Obama al resto del partito: con lui si può lavorare.

(AP Photo/Angelina Katsanis)

In modo un po’ paradossale, sembra che anche Donald Trump pensi qualcosa del genere. Durante la campagna elettorale il presidente aveva criticato molto Mamdani definendolo un «comunista» e presentandolo come radicale e pericoloso. Da quando Mamdani è stato eletto, lui e Trump si sono incontrati due volte ed è sempre andata sorprendentemente bene, al punto che il presidente si è impegnato a considerare un progetto urbanistico per costruire 12mila case nel Queens. Il New York Times l’ha definita una «magia politica» per Mamdani: incontrare Trump, che ha idee completamente diverse dalle sue ed è noto per il carattere permaloso e impulsivo, e riuscire ad andarci d’accordo.

In una recente intervista con Politico, Mamdani ha detto che continua a giudicare Trump un «fascista», ma che non per questo si rifiuterà di parlarci: «Siamo in disaccordo su molte cose, in pubblico e in privato», ha detto Mamdani, ma sia lui che Trump hanno a cuore New York. «Questo permette al nostro rapporto di essere produttivo», ha aggiunto: ed è un approccio che sta applicando a tutte le sue decisioni.