La destra polacca sta prendendo le distanze da Orbán
La sconfitta di Fidesz in Ungheria sta mettendo in discussione un'amicizia che durava da anni e modellata su sistemi politici illiberali

(AP Photo/Czarek Sokolowski)
La sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni in Ungheria sta avendo conseguenze anche sul partito di destra polacco Diritto e Giustizia (PiS). Il PiS ha governato in Polonia dal 2015 al 2023, prendendo Orbán come modello e trasformando il paese in senso sempre più autoritario. Il prossimo anno in Polonia ci saranno le elezioni parlamentari e per la prima volta dopo tanto tempo il PiS sta prendendo cautamente le distanze dal proprio alleato storico: Fidesz, il partito di Orbán.
Nei 16 anni consecutivi in cui è stato primo ministro, Orbán è diventato un riferimento per le destre europee, soprattutto per quella polacca.
Quando vinse per la prima volta nel 2011, Jarosław Kaczyński, leader del PiS, pronunciò una frase che avrebbe poi ripetuto per anni: «Quello che vorrei è ricreare Budapest a Varsavia» (Varsavia è la capitale della Polonia).
Durante i suoi otto anni al potere, il PiS si è in effetti impegnato a replicare il modello proposto da Fidesz. Entrambi i partiti condividono un’agenda sociale conservatrice e l’ostilità verso l’Unione Europea. Hanno posizioni molto restrittive in materia di migrazione e mentre erano al governo hanno progressivamente spostato sotto il loro controllo i media pubblici e la magistratura, erodendo lo stato di diritto.
A gennaio il governo ungherese ha anche dato asilo politico all’ex ministro polacco della Giustizia Zbigniew Ziobro, esponente del PiS, e al suo braccio destro Marcin Romanowski, accusati in Polonia di aver creato e guidato un’organizzazione criminale che avrebbe utilizzato in modo improprio milioni di euro in fondi pubblici per finanziare il loro partito e aziende private legate al governo.
Anche durante l’ultima campagna elettorale in Ungheria, diversi esponenti del PiS hanno appoggiato apertamente Orbán e hanno visitato Budapest. È successo nonostante il PiS e Fidesz mantengano una distanza notevole su uno dei temi politici più sensibili in entrambi i paesi, cioè l’aggressività della Russia e l’invasione russa in Ucraina: mentre per il PiS la Russia è una minaccia diretta alla sopravvivenza della Polonia, Orbán è sempre stato il leader più filorusso di tutta l’Unione Europea.

Viktor Orbán e Jarosław Kaczyński (leader del PiS) a Cracovia, Polonia, 9 dicembre 2016 (AP Photo/Jarek Praszkiewicz)
La sconfitta di Orbán in Ungheria priva sicuramente il PiS di un solido alleato e potrebbe favorire l’attuale primo ministro polacco, il liberale Donald Tusk.
Per Tusk, d’altra parte, la sconfitta di Orbán e la vittoria del leader dell’opposizione ungherese Péter Magyar sono state positive: «Sono felicissimo. Credo di essere più felice di te», ha detto Tusk a Magyar quando gli ha telefonato per congratularsi. E Magyar ha già annunciato che il suo primo viaggio all’estero sarà proprio a Varsavia.
Quando sono arrivati i risultati delle elezioni ungheresi, sui social del PiS non ci sono stati commenti, ma solo attacchi a Tusk e alla sua riforma sanitaria. Molti esponenti del PiS hanno iniziato però a prendere le distanze da Orbán, per esempio sottolineando le differenze tra i due partiti sulla Russia.
Pawel Jablonski, deputato del PiS, ha detto che «la destra polacca deve imparare dalla schiacciante sconfitta di Orbán» e ha parlato della «stanchezza dopo sedici anni di governo a partito unico, amplificata dall’uniformità della retorica, dalla convinzione dell’infallibilità personale e dall’arroganza e dal radicalismo nelle azioni e nella comunicazione».
Per il PiS anche la vicinanza a Donald Trump potrebbe diventare controproducente, come forse è successo in Ungheria. Anche Orbán era molto vicino al trumpismo, e pochi giorni prima del voto il vicepresidente statunitense J.D. Vance era stato a Budapest per mostrare tutto il sostegno dell’amministrazione americana al primo ministro ungherese: è difficile dire se questa mossa abbia danneggiato in qualche modo Orbán, che comunque era già dato molto indietro nei sondaggi, ma quasi certamente non l’ha facilitato.
– Leggi anche: Come Orbán ha perso l’Ungheria
All’inizio di marzo, il leader del PiS Jarosław Kaczyński ha nominato l’ex ministro dell’Istruzione Przemyśław Czarnek, un politico molto radicale, come suo candidato alla carica di primo ministro nelle prossime parlamentari. Czarnek vorrebbe adottare una retorica e uno stile ispirati a quelli di Trump, ma dentro al partito c’è sempre più scetticismo e voglia di distanziarsi dal presidente statunitense.
Un’ultima conseguenza significativa della sconfitta di Orbán per la politica polacca potrebbe essere l’imminente estradizione dell’ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro e di Marcin Romanowski, che vivono a Budapest dopo aver ottenuto lo status di rifugiati politici. Il nuovo primo ministro ungherese Magyar ha fatto esplicito riferimento al loro caso nel suo primo discorso dopo la vittoria dicendo che l’Ungheria «non sarà mai un rifugio per i criminali internazionali».



