L’Italia vuole costruire droni insieme all’Ucraina

Ne hanno discusso Zelensky e Meloni a Roma, con l'obiettivo di scambiarsi competenze militari e armi

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)

Nella sua visita di mercoledì a Roma, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato di droni, tra le altre cose. Ne ha discusso con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma soprattutto ne hanno discusso i suoi collaboratori insieme ai funzionari del ministero della Difesa italiano. Zelensky ha presentato quello che chiama Drone Deal, un accordo per condividere le competenze militari ucraine – che in quattro anni di guerra sono cresciute moltissimo – con le industrie della difesa dei paesi alleati in cambio di sistemi e armi che l’Ucraina non produce, come i missili Patriot.

Negli ultimi quattro anni l’Ucraina è diventata uno dei paesi più avanzati al mondo nella progettazione e nell’uso dei droni, sviluppati in parte per ridurre il numero di soldati da mandare al fronte e soprattutto per abbattere i costi rispetto ai sistemi di difesa aerea convenzionali. Semplificando molto: siccome l’Ucraina non aveva soldi per comprare missili intercettori, anziché lanciare missili molto costosi contro i droni russi come si era sempre fatto ha cominciato a lanciare droni contro i droni.

Dal 2022 sono state aperte numerose aziende che hanno sviluppato questo tipo di sistemi di difesa, e oggi l’Ucraina è in grado di produrre centinaia di migliaia di droni intercettori al mese. Una sola azienda, la General Cherry, ne produce 100mila al mese. L’Ucraina ha perfezionato anche altre tecnologie, come i sensori per il riconoscimento dei velivoli in avvicinamento e i sistemi di interferenza delle comunicazioni, che mandano i droni in confusione.

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L’Ucraina si è fatta una reputazione in questo settore anche dopo la collaborazione con i paesi del golfo Persico attaccati dai droni lanciati dall’Iran. Nelle ultime settimane squadre di esperti ucraini sono state inviate in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita con l’obiettivo di aiutare le loro forze armate.

Meloni ha confermato l’interesse italiano a sviluppare una produzione congiunta e ha detto che l’Ucraina è diventata una «nazione guida» nel settore dei droni. L’ipotesi più concreta è avviare una coproduzione con Leonardo, che è partecipata dallo Stato ed è una delle più grandi e importanti aziende europee nel settore della difesa. Leonardo ha recentemente cambiato guida: Lorenzo Mariani ha sostituito l’ex ministro Roberto Cingolani, tra alcune polemiche sulla scelta, voluta dal governo. «La nostra competenza, la nostra esperienza militare, le nostre capacità di difesa nei settori dei droni, dei missili, della guerra elettronica e della condivisione dei dati: proponiamo di combinare tutto questo con le capacità dei nostri partner», ha detto Zelensky.

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I dettagli operativi della collaborazione tra Italia e Ucraina sono ancora da definire e toccherà alle strutture tecniche dei due paesi sviluppare il progetto nelle prossime settimane. Alexander Kamyshin, ex ministro delle Industrie strategiche e oggi consigliere che si occupa dell’arsenale ucraino e di coordinare gli accordi per aprire fabbriche di produzione di armi in Europa, punta ad aprire almeno dieci stabilimenti entro la fine dell’anno. L’Italia non è ancora nella lista, ma dopo l’incontro di mercoledì la trattativa è avviata.

Oltre ai droni, Meloni e Zelensky hanno discusso della sconfitta alle elezioni di Viktor Orbán in Ungheria (Orbán aveva bloccato il prestito europeo da 90 miliardi di euro all’Ucraina) e della guerra in Medio Oriente. Dopo l’incontro con Meloni, Zelensky è andato anche al Quirinale in visita al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che è anche il capo delle forze armate.