I provini per i film non sono più quelli che avete in mente
A Hollywood ormai sono quasi tutti a distanza, e questo non piace né agli attori né a chi li deve valutare

L’idea che abbiamo dei provini per il cinema deriva dal cinema stesso: nei film sono rappresentati sempre di persona, con l’attore o l’attrice a interpretare alcune battute e una serie di persone a giudicare. In realtà è una cosa che succede sempre più di rado, e chi fa i film lo sa benissimo. Come raccontato al New York Times da diverse casting director, alcune delle quali sono state candidate quest’anno al primo Oscar dedicato a questa professione, il casting si è per lo più spostato online. È una trasformazione che riguarda non solo quante persone possono essere considerate per un ruolo, ma soprattutto quali.
I provini per decenni sono stati fatti convocando diversi attori o attrici in uno stesso luogo, e facendoli entrare uno alla volta in una stanza per recitare le stesse battute o la stessa scena. In molti casi, specialmente per le parti più importanti, una volta scelta una parte del cast i provini venivano fatti in coppia: a chi si candidava per la parte era affiancato l’attore o l’attrice già scelto per l’altra. Si chiamano “provini di chimica” e servono a scegliere un attore o un’attrice anche sulla base della sua compatibilità con l’altro o l’altra con cui reciterà. Fu così per esempio che Richard Gere superò la concorrenza di altri attori importanti, anche più bravi, per Pretty Woman: perché era perfetto in coppia con Julia Roberts.
L’arrivo delle VHS, e quindi della possibilità per molti di registrare da sé un provino, cominciò a cambiare il processo di selezione degli attori a partire dagli anni Ottanta. Non serviva più stare per forza a Los Angeles per la prima selezione, si poteva inviare una videocassetta recitando le battute e poi, solo se superata una prima selezione, partecipare ai provini di persona. Elijah Wood ottenne di poter partecipare alla fase finale della selezione per il ruolo di Frodo in Il Signore degli Anelli inviando un VHS al regista Peter Jackson, in cui leggeva scene del provino in un bosco con un costume da hobbit.
L’arrivo del digitale e della possibilità di inviare video tramite internet ha aumentato le possibilità per gli attori e le attrici di proporsi autonomamente. Emma Stone ottenne uno dei primi ruoli importanti e da protagonista della sua carriera, quello nel film Easy A, inviando un video registrato con la webcam (nel film il suo personaggio ha molte scene in cui parla guardando la videocamera del computer).
Ma nonostante tutto il “self tape”, cioè la registrazione autonoma di un provino, non ha mai sostituito la versione dei provini dal vivo, pur rimanendo spesso un primo passaggio della selezione. Chi valuta gli attori, cioè il direttore del casting e il regista o gli sceneggiatori del film, ha bisogno anche di poter interagire con i candidati, per vedere quanto sono in grado di rispondere alle indicazioni, modificare l’interpretazione ed essere ricettivi a ciò che viene detto loro.
Le modalità a distanza sono rimaste una minoranza fino a prima della pandemia. Invece durante i lockdown e nell’anno successivo, quando era ancora in vigore il distanziamento sociale, essendo attività svolte nella maggior parte dei casi al chiuso, i casting hanno cominciato a utilizzare i self tape come regola. E anche i passaggi successivi hanno cominciato a svolgersi non in presenza ma usando software di videoconferenza come Zoom, così da poter interagire con gli attori in tempo reale.
Come per molti altri ambiti, quei mesi hanno creato un’abitudine e aperto nuove possibilità. I provini online infatti consentono di vagliare anche persone che non possono essere presenti fisicamente, come per esempio attori o attrici che sono su un set a girare un altro film, oppure quelli che vivono in altre parti del mondo. Ed essendo più economici e veloci permettono di ampliare la platea di provinati, includendo anche persone che apparentemente non corrisponderebbero al profilo ricercato.
Oggi si svolgono in molti casi tramite Zoom anche i provini per film importanti, pure quando si tratta di provini “di chimica”, con gli attori che interagiscono a distanza in tempo reale. La cosa non piace né agli attori né ai direttori del casting, ma avviene lo stesso. La ragione principale è la praticità, il risparmio di tempo e le maggiori possibilità che offre questa modalità. È una pratica imposta dalle produzioni, ma secondo i direttori casting così si perde una parte del processo, quella che ha a che fare con la comprensione della persona, al di là della performance. Attori e attrici invece hanno da subito posto dei problemi di ordine sindacale.
– Leggi anche: Come si riconosce un buon casting?
In occasione della rinegoziazione del contratto collettivo del 2023, quella che culminò con uno sciopero, il sindacato degli attori americani discusse di come porsi di fronte ai provini online. Dal punto di vista della maggior parte degli iscritti al sindacato, attori non famosi che non lavorano nelle parti principali ma sono più che altro comparse, i provini digitali sono troppo costosi da sostenere. Può sembrare controintuitivo, ma in realtà per essere davvero considerati e non farsi superare dalla concorrenza gli attori ricorrono a strumenti tecnologici di ripresa di alta qualità.
Secondo un report del Los Angeles Times, molti per avere riprese professionali si appoggiano a servizi audiovisivi che si fanno pagare anche 40 dollari ogni 30 minuti, oppure affittano spazi particolarmente funzionali ai provini che possono essere noleggiati per oltre cento dollari l’ora. In quella trattativa sindacale furono stabilite delle regole standard sia per i sistemi di ripresa (non possono essere troppo sofisticati) sia per ciò che viene richiesto a un attore o un’attrice da un provino online, o il tempo che devono mettere a disposizione.
Le nuove regole entrate in vigore dal 2023 hanno aiutato gli attori, ma non hanno riportato i provini a svolgersi dal vivo. Anzi, sempre di più gli attori stanno imparando dai casi di successo e pensano a modi creativi per registrare i loro provini simulando come possono la scena del film. Per esempio per ottenere il ruolo in Marty Supreme l’attrice Odessa A’zion registrò, mentre si trovava a Budapest su un altro set, un self tape di una scena che si sarebbe svolta in una cabina telefonica, trovando una vera cabina telefonica e piazzando lì la videocamera.
Secondo i casting director questa nuova prassi ha creato un problema che prima non c’era: la pressione intorno alla qualità dei video per i provini. Spesso attori e attrici fanno tantissime prove, e non sempre scelgono quella davvero migliore. Anzi spesso esagerano con la cura e con l’impegno e scelgono la più impostata, perdendo una certa spontaneità che invece i casting director apprezzano.



