Una conversazione con Gisèle Pelicot

La donna francese al centro di un famoso e terribile caso di violenze ha raccontato al Post come ha trasformato il suo processo in una questione politica, nella nuova puntata di Wilson

Gisèle Pelicot (Il Post)
Gisèle Pelicot (Il Post)
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Gisèle Pelicot è la donna francese che per quasi dieci anni fu sedata dal marito e stuprata da lui e da decine di uomini, in una vicenda sconvolgente emersa nel 2020 – nota anche come “gli stupri di Mazan” – e diventata uno dei casi di violenza contro le donne più discussi al mondo. È l’ospite della nuova puntata di Wilson, il podcast di approfondimento del Post condotto ogni giovedì da Francesco Costa.

Durante il processo, Pelicot aveva scelto di rinunciare al diritto all’anonimato e di non nascondersi, sostenendo che «la vergogna deve cambiare lato» e trasformando la propria storia in una questione pubblica e politica. Fino a questo momento, però, non avevamo sentito la sua voce, se non nel processo o in poche interviste all’estero. Nella nuova puntata di Wilson, invece, Gisèle Pelicot racconta tutto in prima persona: la sua vita di prima, il suo matrimonio, le sue scelte durante il processo e quello che è venuto dopo.

Ne è nata una conversazione su violenza, vergogna, responsabilità e su cosa significa ricostruirsi e fuggire dal ruolo della vittima, con Francesco Costa e Giulia Siviero della redazione del Post, che eccezionalmente si può ascoltare gratis su tutte le piattaforme di podcast – Wilson è un podcast per le persone abbonate al Post – e di cui si può vedere un estratto in video su YouTube.

Nella puntata del podcast, la traduzione dal francese delle risposte di Pelicot è di Sonia Folin. Il libro di Gisèle Pelicot si intitola Un inno alla vita ed è uscito in Italia il 17 febbraio per Rizzoli.