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  • Giovedì 5 marzo 2026

L’impatto della guerra sullo sport, non solo in Medio Oriente

Il golfo Persico è sempre più centrale nel calcio, nella Formula 1 e nel tennis; e l'Iran dovrebbe giocare i Mondiali di calcio negli Stati Uniti

di Valerio Moggia

Lo stadio di Lusail, vicino a Doha, in Qatar, nel 2022 (David Ramos/Getty Images)
Lo stadio di Lusail, vicino a Doha, in Qatar, nel 2022 (David Ramos/Getty Images)
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Tra le sue tante conseguenze nel mondo, la guerra in Medio Oriente sta impattando in vari modi anche sullo sport internazionale. C’entrano in parte i problemi ai voli, ma soprattutto il fatto che in risposta agli attacchi compiuto da parte di Stati Uniti e Israele, l’Iran sta colpendo i paesi del golfo Persico, alcuni dei quali stanno avendo negli ultimi anni un ruolo sempre più importante in diversi sport.

Il Qatar, per esempio, possiede il club di calcio detentore della Champions League europea, il Paris Saint-Germain, e ha ospitato i Mondiali di calcio del 2022. L’Arabia Saudita ha uno dei campionati di calcio più ricchi al mondo (dove gioca l’attaccante portoghese Cristiano Ronaldo), ha lanciato nel 2022 un proprio circuito internazionale di golf e dal 2020 ospita il Rally Dakar. Gli Emirati Arabi Uniti organizzano alcuni tornei di tennis ATP e, così come Qatar e Arabia Saudita, ospitano un Gran Premio di Formula 1.

Il 27 marzo lo stadio di Lusail, in Qatar, dovrebbe ospitare la Finalissima, una partita di calcio tra l’Argentina, squadra campione del Sudamerica, e la Spagna, squadra campione d’Europa, ma ovviamente la guerra sta mettendo a rischio la competizione. Al momento nessuno degli organizzatori (la Federazione calcistica del Qatar e le confederazioni calcistiche di Europa e Sudamerica) ha però annunciato un cambio di programma.

È probabile che la partita sarà giocata in Europa, ma la decisione spetta in realtà al Qatar, visto che la Finalissima fa parte di una serie di sei partite che si svolgeranno in quei giorni nell’ambito di un evento chiamato Qatar Football Festival. Le altre squadre coinvolte sono Egitto, Arabia Saudita e Serbia.

Restando al calcio, un altro problema riguarda la FIFA, l’associazione che governa il calcio internazionale, in vista del Mondiale che si svolgerà in Nordamerica dall’11 giugno al 19 luglio. Si sta discutendo molto del possibile ritiro dell’Iran, già qualificato alla fase a gironi e le cui partite saranno tutte negli Stati Uniti. Già sabato 28 febbraio il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, aveva detto che «difficilmente» la selezione potrà prendere parte al torneo. Anche in questo caso ancora non è stata comunicata alcuna decisione definitiva.

È ancora più urgente la situazione della nazionale di calcio maschile dell’Iraq, che il 31 marzo dovrebbe giocare a Monterrey, in Messico, lo spareggio per qualificarsi al Mondiale, affrontando la vincente della sfida tra Bolivia e Suriname. A causa della guerra molti giocatori iracheni non possono lasciare il proprio paese, che condivide con l’Iran un lungo confine.

In caso di ritiro dell’Iran e di sconfitta nello spareggio, l’Iraq potrebbe peraltro essere ripescato per la qualificazione ai Mondiali. L’altra squadra che potrebbe eventualmente prendere il posto dell’Iran sono gli Emirati Arabi Uniti, che erano stati sconfitti dall’Iraq proprio nell’ultimo turno delle qualificazioni asiatiche, nel novembre 2025. Anche in questo caso, tuttavia, ancora non c’è niente di ufficiale.

Nel frattempo la maggior parte delle competizioni sportive in Medio Oriente è stata sospesa, compresi i campionati di calcio dell’Iran, del Qatar e anche di Israele. Ma ci sono anche delle eccezioni, tra cui quella del campionato di calcio saudita, che non è ancora stato sospeso.

Sono state rinviate a data indefinita anche le partite della Champions League asiatica, il principale torneo di calcio del continente, che erano previste in questi giorni nell’Asia occidentale. Lo stesso è accaduto a due incontri dell’Eurolega di basket: il derby di Tel Aviv, in Israele, tra Maccabi e Hapoel, e la partita Partizan Belgrado-Dubai. In Eurolega ci sono squadre non europee (di Israele e di Dubai) per motivi anzitutto commerciali, visto che il torneo europeo è più economicamente attrattivo di altri.

Gli Emirati Arabi Uniti sono uno dei bersagli principali degli attacchi dei droni iraniani, e per questo motivo hanno dovuto annullare tutti gli eventi previsti in questi giorni. Domenica si sarebbe dovuta giocare ad Abu Dhabi, una partita di cricket tra gli England Lions, la “squadra B” dell’Inghilterra, e il Pakistan, ma anch’essa è stata annullata. Martedì due partite di tennis di un torneo ATP Challenger a Fujairah, sempre negli Emirati, sono state interrotte in seguito all’attacco di un drone a un impianto petrolifero nelle vicinanze. Il torneo è stato poi ovviamente cancellato.

Il tennis è uno degli sport maggiormente interessati dalle conseguenze degli attacchi iraniani nel Golfo, dato che solo sabato scorso è terminato il torneo Dubai Championships. Il vincitore, il russo Daniil Medvedev, ha lasciato gli Emirati Arabi solamente mercoledì, raggiungendo via terra l’Oman assieme ad altri tennisti.

La stessa cosa ha fatto il tennista finlandese Harri Heliövaara, come lui stesso ha raccontato nel suo blog. Assieme alla famiglia e al collega britannico Henry Patten, Heliövaara ha raggiunto in auto il confine con l’Oman, ma lì è stato fermato e rimandato indietro dalle autorità omanite a causa di un problema burocratico. È poi riuscito a salire su un aereo in partenza da Dubai, atterrando a Milano mercoledì sera.

Il calciatore ispano-marocchino Munir El Haddadi, 30enne ex attaccante di Barcellona e Siviglia, da settembre giocava nell’Esteghlal di Teheran. Per permettergli di lasciare il paese la squadra ha messo a sua disposizione un’automobile e un autista, che lo ha portato fino alla frontiera con la Turchia, compiendo un viaggio di 16 ore e di circa 2.000 chilometri, da dove ha preso un aereo per la Spagna.

Per quanto riguarda la Formula 1 ci sono stati problemi nei giorni scorsi per raggiungere l’Australia, sede del primo Gran Premio della stagione, e ci saranno tra qualche settimana: il 12 aprile è previsto il Gran Premio del Bahrein e il 19 quello dell’Arabia Saudita. È a rischio anche il Gran Premio del 12 aprile nella MotoGP, che è previsto in Qatar.

Il Gran Premio dell’Arabia Saudita nell’aprile del 2025 (Clive Mason/Getty Images)

Nel frattempo, venerdì a Verona iniziano i Giochi Paralimpici, a cui parteciperanno anche un atleta iraniano e una israeliana (oltre a 72 statunitensi): lo sciatore di fondo Abolfazl Khatibi e la sciatrice alpina Sheina Vaspi.

Domenica in Australia è iniziata invece la Coppa d’Asia femminile di calcio, a cui partecipa anche l’Iran, unica nazionale del Medio Oriente qualificata per il torneo.

Le giocatrici iraniane hanno debuttato lunedì, perdendo 3-0 contro la Corea del Sud, ma a fare molto parlare è stata la loro decisione di restare in silenzio durante l’inno nazionale. Nessuna ha voluto chiarire se il gesto sia stato una protesta contro il regime (come fatto dai giocatori della squadra maschile durante il Mondiale del 2022, al tempo delle manifestazioni contro l’uccisione di Mahsa Amini) o un segno di lutto. Giovedì contro l’Australia, dopo una partita persa 4 a 0, le giocatrici iraniane hanno cantato l’inno e fatto il saluto militare.

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