L’unico illustratore giudiziario in Italia

Andrea Spinelli disegna imputati e testimoni nelle aule di tribunale di Milano e dintorni, con uno sguardo meno intrusivo rispetto a quello di una telecamera

L'illustratore giudiziario Andrea Spinelli, Milano, marzo 2024 (Stefano Porta/LaPresse)
L'illustratore giudiziario Andrea Spinelli, Milano, marzo 2024 (Stefano Porta/LaPresse)
Caricamento player

Dal 2022 anche in Italia c’è una persona che illustra i processi penali in tribunale. Andrea Spinelli è entrato più volte nelle aule di giustizia di Milano e di alcune città lombarde, per svolgere un’attività molto simile a quella dei disegnatori di processi americani: i courtroom sketcher, gli artisti specializzati nel ritrarre dal vivo protagonisti e momenti salienti in aula.

Prima di Spinelli in Italia non esistevano, perché le udienze dei processi italiani di solito sono pubbliche, chiunque può partecipare, ed è piuttosto raro che sia vietato ai giornalisti di fare foto e riprese. Per questo non si sente, o meglio non si sentiva, l’esigenza di altre forme di rappresentazione.

Quando Spinelli è in tribunale è difficile non notarlo: è l’unica persona in aula che siede a un banco occupato da album da disegno e una tavolozza di acquerelli. Agita il pennello nell’acqua, poi passa rapidamente con il colore sulle sottili linee disegnate poco prima a matita: non ha molto tempo per realizzare le sue opere, solo la durata di un’udienza, tra le tre e le cinque ore solitamente, durante le quali esegue i ritratti di giudici, avvocati, imputati e testimoni. Sul suo album compaiono a volte di profilo o raffigurati di spalle, a volte con dettagli che li rendono perfettamente riconoscibili e altre invece con volti senza occhi, per tutelarne l’identità. Capita anche che alcuni imputati chiedano al giudice di non essere ripresi o fotografati dai giornalisti, ma accettino invece di essere ritratti da Spinelli, come è successo con Giuseppe Calabrò, condannato il 4 febbraio di quest’anno all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti.

Il ritratto di Giuseppe Calabrò (Andrea Spinelli – Arte Giudiziaria)

Gli illustratori giudiziari sono una tradizione soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ma ce ne sono anche in Francia, Germania, Giappone e Hong Kong. A ispirare Spinelli sono stati gli illustratori giudiziari americani, che comparvero nella seconda metà dell’Ottocento. Già all’inizio del Novecento però la fotografia cominciò ad affermarsi come mezzo principale per raccontare e mostrare i processi, anche se presto con alcune restrizioni, come accadde nel 1935 per il processo a Richard Bruno Hauptmann per il rapimento del figlio del celebre aviatore Charles Lindbergh. Visto che per quel caso giudiziario ci furono fin troppe attenzioni morbose, le foto e le trasmissioni radiofoniche dall’interno dell’aula furono vietate, e gli illustratori rimasero l’unica fonte per le immagini dal vivo delle udienze.

Qualcosa di simile è successo anche a Spinelli per un processo molto raccontato sui media italiani: la richiesta di revisione del processo sulla “strage di Erba”, l’omicidio di tre donne e un bambino avvenuto nel 2006 in provincia di Como, per cui vennero condannati Rosa Bazzi e Olindo Romano. La richiesta, che venne poi respinta, serviva a riaprire il caso e a fare un nuovo processo.

Nel 2024, durante le udienze relative alla richiesta di revisione, i giornalisti non furono ammessi in aula e venne chiesto loro di seguire il dibattimento da una stanza al piano interrato del tribunale di Brescia tramite le immagini dell’unica testata autorizzata a riprendere, la Rai. Spinelli c’era, e poté realizzare alcuni ritratti di Bazzi e Romano.

«Inizialmente gli avvocati difensori non erano d’accordo», ricorda Spinelli. «Poi però ho mostrato loro altri miei ritratti e hanno cambiato idea perché si sono resi conto che non deformo l’aspetto o le espressioni degli imputati: rappresento la realtà e sono molto interessato a catturare le emozioni che i processi generano nelle persone, senza giudicarle. Capita però che in casi molto seguiti dai media ci sia questa titubanza iniziale da parte dei soggetti che disegno».

L’illustratore giudiziario Andrea Spinelli durante una pausa del processo per il femminicidio di Giulia Tramontano, Milano, marzo 2024 (Stefano Porta/LaPresse)

Solitamente Spinelli disegna processi che si svolgono in Corte d’Assise, l’organo giurisdizionale competente per i reati più gravi, i cosiddetti “fatti di sangue”, ovvero ferimenti o omicidi, che sono anche quelli intorno a cui si sviluppa una maggiore attenzione mediatica. L’idea di provare questa professione gli venne nell’agosto del 2022, guardando un documentario sul gruppo noto come “Bestie di Satana”, considerato responsabile di almeno tre omicidi e un suicidio indotto tra il 1998 e il 2004, in Lombardia.

Spinelli allora già lavorava come artista, dipingeva eventi culturali e concerti dal vivo. Dopo aver visto quel documentario contattò il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, che gli propose di provare a disegnare durante un’udienza della Corte d’Assise. Quell’udienza, la prima che Spinelli ha seguito da illustratore giudiziario, era parte del processo a carico di Lucia Finetti, una donna di Milano che aveva ucciso il marito con 14 coltellate durante una lite. Di quel caso, come di tutti i successivi che ha seguito, Spinelli sapeva lo stretto necessario.

«Sono appassionato di true crime e prima di andare in tribunale mi informo, ma non in modo eccessivamente puntiglioso perché per me è importante arrivare in aula con uno sguardo neutrale: mi è utile a registrare e ritrarre le emozioni e le reazioni delle persone senza preconcetti». Nel comunicato scritto dal tribunale di Milano dopo quell’udienza Spinelli viene definito «artista/live painter» e la sua attività «una sperimentazione di ritratti dal vivo». Si fa anche riferimento esplicito al modello statunitense del «courtroom sketching», specificando poi che il ruolo di Spinelli costituisce «un precedente assoluto nel processo penale italiano confermandosi il primo courtroom artist in Italia».

Spinelli ha lavorato anche a Brescia, Como, Parma e Urbino, ma il suo punto di riferimento resta il tribunale di Milano, dove ha seguito casi giudiziari molto complessi come quello di Alessia Pifferi, condannata per aver fatto morire di stenti la figlia neonata, o quello per il femminicidio di Giulia Tramontano. Sono storie su cui i giornali e soprattutto le televisioni italiane si sono concentrate molto, spesso spettacolarizzando la vita privata e le personalità tanto delle vittime quanto degli imputati. La dimensione mediatica di questi processi non è un dettaglio secondario per Spinelli: dice che il suo intento è di ritrarre gli imputati senza che le vicende processuali che li coinvolgono influiscano sul risultato.

Un disegno di Andrea Spinelli durante il processo per il femminicidio di Giulia Tramontano, Milano, 21 marzo 2024 (ANSA/MATTEO BAZZI)

Spinelli fa parte di un protocollo ufficiale firmato dal tribunale e dall’ordine degli avvocati di Milano, che apre eventualmente la strada anche ad altri artisti. Il protocollo prevede che l’ordine degli avvocati raccolga in un elenco i nomi degli artisti disponibili a esercitare la pratica del courtroom sketcher – al momento, l’unico nome presente è quello di Spinelli – nelle aule del tribunale di Milano. Gli avvocati difensori spesso ritengono utile ai loro assistiti essere rappresentati da Spinelli, sia perché la sua presenza in aula è ritenuta meno intrusiva di una telecamera, sia perché a loro parere il suo modo di ritrarre le persone è meno attento a cogliere ogni momento di sconforto e debolezza. Molti l’hanno definito «meno morboso».

Anche Roia, il presidente del tribunale di Milano, è dello stesso parere: «La rappresentazione televisiva e per immagini di una vicenda processuale appare per definizione più invasiva e maggiormente impattante. L’illustrazione giudiziaria si colloca in una gentilezza di racconto che tende anche a rielaborare la mimica e la gestualità dei presenti nelle aule di giustizia», dice.

La sua è una posizione comune a quella di molti avvocati e giudici che Spinelli ha incontrato in questi anni, mentre tra i giornalisti c’è qualche preoccupazione per l’impatto che la sua attività potrebbe avere sul loro lavoro: «C’è stato qualcuno che mi ha rivelato di temere che i giudici potrebbero essere tentati di ridurre la possibilità per i giornalisti di entrare in aula, per via della presenza degli illustratori giudiziari, ma io credo dipenda tutto dal tipo di racconto che si fa di quello che accade durante il processo, che questo avvenga per parole o per immagini».

Spinelli vorrebbe che l’illustrazione giudiziaria diventasse la sua unica professione, ma per mantenersi ha continuato a occuparsi anche di altri ritratti. I suoi disegni realizzati in aula vengono acquistati dai giornali, ma anche da magistrati, imputati o altre persone coinvolte nei processi.