Forse Mark Rutte sta esagerando con le sviolinate a Trump
Il segretario generale della NATO ha ottenuto qualche risultato, ma secondo alcuni leader europei è una tattica rischiosa

Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha basato i suoi rapporti con Donald Trump sulla tattica di ricoprirlo di complimenti, a volte con formule esagerate e molto ruffiane. In questo modo, Rutte è effettivamente riuscito a ottenere alcuni risultati. Un numero crescente di paesi europei della NATO però ritiene che stia esagerando con la piaggeria e che le sue lodi sperticate a Trump delegittimino l’alleanza sul lungo periodo.
Si è visto bene lunedì. In un’audizione al Parlamento Europeo Rutte ha usato la stessa retorica di Trump quando accusa i paesi europei di essere subalterni agli Stati Uniti per la sicurezza, e di non pagare abbastanza per la propria difesa. «Se qualcuno qui pensa che l’Unione Europea o l’Europa nel suo complesso possano difendersi senza gli Stati Uniti, continuate a sognare», ha detto Rutte.
Gli Stati Uniti sono di gran lunga i principali finanziatori della NATO. La priorità di Rutte, entrato in carica poco prima della vittoria di Trump alle presidenziali del 2024, è impedirgli di sfasciare l’alleanza, come ha più volte minacciato di fare. Le dichiarazioni di lunedì sono diventate un caso, venendo contestate dagli europarlamentari e poi anche dal governo francese, ma non erano le prime.
Il caso più famoso è della scorsa estate. Trump aveva diffuso sui social lo screenshot di un messaggio molto ruffiano in cui Rutte si congratulava con lui per il bombardamento dei siti nucleari iraniani con un’aggettivazione iperbolica e parole in maiuscolo, tipiche del suo stile. Erano i giorni della riunione della NATO e Rutte gli preannunciava che i paesi europei avrebbero accolto le sue richieste di aumentare le spese militari.
Alla fine della riunione, quando Trump si era vantato per la fine della guerra tra Israele e l’Iran paragonando i due paesi a due ragazzini che litigano a scuola, Rutte gli aveva dato ragione: «Qualche volta papà deve intervenire con le parole forti per fermarli». Aveva detto daddy, “paparino”, un’espressione bizzarra che da allora gli è stata rinfacciata come prova della remissività verso Trump. Trump l’ha ricordata al Forum di Davos, per sostenere che in Europa tutti lo adorassero finché non ha espresso l’intenzione di conquistare la Groenlandia.
Proprio sulla Groenlandia, la mediazione di Rutte sembra avere funzionato. Trump ha detto di essersi accordato con lui sulle condizioni che lo hanno portato a escludere di occupare l’isola con la forza e a ritirare i dazi contro i paesi europei che si erano opposti ai suoi piani. Dell’accordo si sa poco: verrà negoziato nelle prossime settimane, ma probabilmente includerà la sovranità statunitense su alcune basi militari (ne hanno già una).
Diversi media internazionali hanno ricostruito che Rutte ha avuto un ruolo importante nel persuadere Trump, anche grazie al rapporto creato con lui.

Un poster contro Trump, che lo mostra insieme a Jeffrey Epstein, e a favore della NATO su una fermata dell’autobus a Nuuk, in Groenlandia, il 24 gennaio (Sean Gallup/Getty Images)
Questo rapporto è sbilanciato, come ha raccontato anche Politico Europe parlando con vari funzionari e diplomatici europei. L’atteggiamento adulatorio di Rutte è in contraddizione con i blandi tentativi dei capi di governo di prendere posizione contro Trump. Negli stessi giorni in cui il presidente francese Emmanuel Macron lo accusava di essere un bullo, Trump ha diffuso sui social un altro messaggio di Rutte che lo elogiava per i bombardamenti fatti dagli Stati Uniti contro l’ISIS in Siria (e ha diffuso anche un messaggio di Macron, per dispetto).
Rutte si difende da queste accuse sostenendo che la sua tattica funziona. Ha ribadito spesso che, senza Trump, non sarebbe mai riuscito a convincere i paesi della NATO ad aumentare le spese militari fino all’obiettivo del 5 per cento del PIL. Ha detto anche che non gli dà fastidio che Trump condivida i suoi messaggi privati senza chiedergli il permesso: d’altra parte i testi sono coerenti con i toni di Rutte in pubblico, a differenza di quelli di altri leader.

Una bandiera degli Stati Uniti vicino al simbolo della NATO, nella sede centrale dell’organizzazione a Bruxelles (EPA/NICOLAS TUCAT)
Le ricostruzioni dei media sulla Groenlandia hanno sottolineato che Rutte ha mutuato questo approccio dalla sua precedente carriera politica.
È stato per 14 anni consecutivi, dal 2010 al 2024, il primo ministro dei Paesi Bassi, riuscendo a governare con maggioranze variabili e mettendo d’accordo partiti distanti tra loro in un contesto politico assai frammentato (che è rimasto tale). Da politico Rutte era conosciuto per la capacità negoziale, la caparbietà nelle trattative e anche per la disponibilità a parlare con tutti, inclusi gli esponenti dell’opposizione.
Anche da segretario della NATO è, per così dire, reperibile: è noto che cerchi di rispondere nel giro di pochi minuti ai messaggi dei politici (anche se non ha più il vecchio cellulare Nokia che in passato gli aveva causato grane) e spesso ha invitato i leader europei a cena all’Aia per riunioni informali. L’approccio pragmatico e non ideologico di Rutte è riassunto da un motto che gli è stato attribuito quand’era in politica: «Se vuoi visione, dovresti farti visitare da un oculista».
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