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  • Martedì 6 gennaio 2026

Un ripasso su perché Trump vuole la Groenlandia

Lui cita la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ma la ragione principale sono le riserve di metalli rari della gigantesca isola

Una protesta contro gli Stati Uniti fuori dal consolato americano a Nuuk, lo scorso 15 marzo
Una protesta contro gli Stati Uniti fuori dal consolato americano a Nuuk, lo scorso 15 marzo (EPA/CHRISTIAN KLINDT SOELBECK)
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In questi giorni Donald Trump e vari membri della sua amministrazione sono tornati a parlare con insistenza di annettere la Groenlandia, equiparandola al Venezuela come possibile prossimo obiettivo militare. Questi discorsi martedì hanno provocato una risposta dei principali paesi europei, che si sono schierati con la Danimarca, del cui Regno l’enorme isola fa parte con larghe autonomie.

La risposta europea si è concentrata sul motivo citato in questi giorni da Trump, e cioè che il controllo dell’isola sia una priorità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. La ragione per cui la Groenlandia interessa così tanto al presidente, però, è stata fin dall’inizio anche un’altra: le sue ingenti riserve di metalli rari. Per capire meglio però bisogna analizzare entrambe le questioni, prima quella economica e poi quella militare.

La Groenlandia è ricca delle cosiddette “materie prime critiche”: un gruppo di metalli necessari per il settore tecnologico, perché hanno un ruolo fondamentale nella fabbricazione dei microchip e di vari componenti, ma anche per la transizione energetica. Ha riserve sotterranee conosciute di circa 43 dei 50 materiali che il dipartimento di Stato statunitense considera cruciali, e di 25 dei 34 indicati dalla Commissione Europea.

Varie analisi di questi giorni hanno stabilito un parallelismo con il Venezuela, con i metalli rari al posto del petrolio che è il centro degli interessi statunitensi nel paese. I giacimenti groenlandesi di metalli rari sono così ambiti perché sono perlopiù intonsi, ma esplorarli e sfruttarli è tutt’altro che facile.

Anzitutto, i giacimenti si trovano sotto strati di ghiaccio che o è perenne o non si ritira per la maggior parte dell’anno. Il clima inospitale complica le ricerche. Inoltre in Groenlandia non ci sono infrastrutture sufficienti, né minerarie né logistiche. A inizio 2025 risultavano solo due miniere attive.

Il primo volo dei collegamenti aerei diretti tra Stati Uniti e Groenlandia atterra all'aeroporto di Nuuk, il 14 giugno

Il primo volo dei collegamenti aerei diretti tra Stati Uniti e Groenlandia atterra all’aeroporto di Nuuk, il 14 giugno (EPA/MADS CLAUS RASMUSSEN)

L’isola è enorme, la più grande della Terra, ma scarsamente popolata. Ha 57mila abitanti: poco più di un terzo vive nella capitale Nuuk, gli altri in città sparpagliate sulle coste e non collegate da strade. L’unico modo per spostarsi è l’aereo o la barca, ma è comune restare bloccati nello stesso posto anche per giorni a causa del meteo imprevedibile.

Peraltro, negli ultimi anni le risorse minerarie dell’isola sono state un tema sensibile a livello politico. Il governo di sinistra ambientalista che ha preceduto quello attuale aveva vietato le ricerche di petrolio, dopo avere vinto le elezioni facendo campagna contro lo sfruttamento del giacimento del monte Kuannersuit, secondo una stima il secondo al mondo più ricco di metalli rari e il quinto d’uranio (noto anche col nome in danese di Kvanefjeld).

Il nuovo governo, in carica da fine marzo, è guidato dal partito più timidamente favorevole a nuove esplorazioni, ma le ingerenze di Trump hanno spinto la politica locale a coalizzarsi in difesa della sovranità nazionale, e hanno avuto l’effetto di riavvicinarla alla Danimarca nonostante un irrisolto dibattito sul passato coloniale.

La prima ministra danese Mette Frederiksen con l'ex primo ministro groenlandese Mute Bourup Egede e quello nuovo Jens-Frederik Nielsen a bordo di una nave danese nel porto di Nuuk, il 3 aprile del 2025

La prima ministra danese Mette Frederiksen con l’ex primo ministro groenlandese Mute Bourup Egede e quello nuovo Jens-Frederik Nielsen a bordo di una nave danese nel porto di Nuuk, il 3 aprile del 2025 (EPA/Mads Claus Rasmussen)

Veniamo alla difesa e alla sicurezza nazionale statunitense. Trump ha detto che gli Stati Uniti hanno «assolutamente bisogno» della Groenlandia, sostenendo che sia «circondata dalle navi russe e cinesi». In sostanza, ha accusato la Danimarca di non essere in grado di proteggerla.

In questi mesi però, anche per via delle minacce statunitensi, la Danimarca ha annunciato massicci piani di riarmo. Trump lo ha sminuito, anche recentemente, sostenendo che il paese si fosse limitato ad aggiungere una «slitta trainata dai cani» alle sue forze in Groenlandia.

Non è proprio così. I piani danesi includono un investimento da 8 miliardi di euro nella difesa aerea, l’acquisto di due nuove navi pattugliatrici per l’Artico e di 16 nuovi caccia F-35, degli aerei militari. Sono impegni ragguardevoli per un paese delle dimensioni della Danimarca, che ha circa 6 milioni di abitanti.

La narrazione di Trump presenta l’isola come un punto debole, nonostante gli Stati Uniti abbiano lì una grossa base aerea, quella di Pituffik (che è l’unico posto dove è stato il vicepresidente JD Vance a marzo, quando aveva deciso di rivedere l’itinerario della sua visita per la possibilità di proteste). Inoltre, in virtù di un accordo del 1951, gli Stati Uniti possono costruire basi e muovere liberamente soldati e mezzi in Groenlandia purché consultino il governo locale e quello danese, che in teoria sono alleati della NATO.

Una veduta di Nuuk, in una foto di marzo del 2025

Una veduta di Nuuk, in una foto di marzo del 2025 (Johan Nilsson/TT via ZUMA Press)

Le repliche delle Danimarca e dei paesi europei insistono proprio su questo: è già possibile potenziare insieme la sicurezza della Groenlandia, se è davvero questa la questione esiziale per gli Stati Uniti, senza porla sotto il loro diretto controllo.

Che l’amministrazione Trump faccia sul serio è assodato, o quantomeno molto più seriamente di quando durante il primo mandato si proponeva di acquistare la Groenlandia. Ha nominato un inviato speciale per fare gli interessi degli Stati Uniti nell’isola, ha referenti locali e nei mesi scorsi era stata scoperta un’operazione segreta, condotta da tre uomini statunitensi, per influenzare la politica groenlandese e allontanarla dalla Danimarca.

Infine, tutti i discorsi di Trump sulla Groenlandia scavalcano la popolazione locale, salvo generiche promesse di renderla più ricca. Nei sondaggi, la stragrande maggioranza delle persone groenlandesi intervistate è contraria all’ipotesi che l’isola sia inglobata negli Stati Uniti. Peraltro, sempre secondo i sondaggi, l’annessione della Groenlandia non è benvista neppure dalla popolazione degli Stati Uniti, con l’eccezione dell’elettorato Repubblicano.

– Leggi anche: Non serviva Trump perché la Groenlandia discutesse della sua indipendenza