Israele ha creato una milizia di palestinesi contro Hamas
Si fa chiamare «forze popolari» e fa parte dell’operazione israeliana per controllare i palestinesi nel sud della Striscia di Gaza
di Daniele Raineri

Israele ha dato fucili e mitragliatrici a un gruppo di palestinesi di Gaza per creare una milizia anti Hamas. È un piano che è stato ideato circa sei mesi fa dallo Shin Bet, l’intelligence israeliana che si occupa della sicurezza interna, ed è stato approvato dal primo ministro Benjamin Netanyahu.
La milizia si fa chiamare «servizio antiterrorismo» o anche «forze popolari», è formata da un centinaio di uomini e il capo è Yasser Abu Shabab, 31 anni, un uomo che secondo la stampa araba ha molte connessioni nel sud della Striscia di Gaza. Il sito del giornale israeliano Yedioth Ahronoth scrive che in passato Yasser Abu Shabab era stato arrestato da Hamas, ma che sarebbe scappato dopo che una bomba israeliana aveva colpito il centro di Hamas dove lui era rinchiuso.
Il gruppo per adesso opera nella parte orientale di Rafah, la città del sud della Striscia al confine con l’Egitto devastata dai bombardamenti israeliani. La sua creazione sembra far parte dell’operazione a breve termine pianificata dal governo israeliano per prendere il controllo della distribuzione del cibo e di tutti gli aspetti della vita dei palestinesi di Gaza, e per concentrare tutti gli abitanti nel sud della Striscia.
Di questa operazione fa parte anche la Gaza Humanitarian Foundation, che si occupa di stabilire punti di distribuzione di viveri e beni di prima necessità assieme all’esercito israeliano nel sud della Striscia al posto della capillare rete di organizzazioni indipendenti che prima aiutavano i palestinesi in tutto il territorio.
Su una pagina Facebook che sembra collegata, il gruppo smentisce di avere preso armi dall’esercito israeliano ma sostiene di essersele procurate da solo. Dice inoltre di non essere «uno strumento dell’occupazione». Nessuno a Gaza vuole essere visto come un collaborazionista di Israele.
In un video, Yasser Abu Shabab annuncia la creazione della milizia per proteggere i civili «dal terrore del governo di fatto di Hamas» e dai «ladri di aiuti». Chiede agli abitanti di Rafah di tornare alle loro case e promette che troveranno una sistemazione e cibo. Afferma anche che il gruppo opera sotto la guida dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), il governo palestinese della Cisgiordania dominato dal movimento Fatah, che riceve aiuti dalla comunità internazionale ed è rivale di Hamas.
L’Autorità nazionale palestinese è considerata troppo corrotta e inefficiente da molti palestinesi. Inoltre il governo israeliano è contrario a una eventuale estensione del potere dell’Anp anche su Gaza, sebbene non abbia mai indicato una possibile alternativa che non sia di fatto un’occupazione militare a tempo indeterminato.
Hamas ha pubblicato il video di un attacco con una bomba contro una squadra delle cosiddette «forze popolari» che perlustrava una zona di Rafah. La creazione di una milizia palestinese che combatta contro Hamas e sfrutti il malcontento di una parte dei palestinesi – che è reale e diffuso a Gaza – contro il potere di Hamas è un piano del governo israeliano che ricorda quello che successe quarant’anni fa, quando la nascita della stessa Hamas non fu ostacolata da Israele perché dava fastidio alla leadership palestinese di allora, appartenente al movimento Fatah. Allora si pensava che Hamas sarebbe stata un problema per Fatah. Oggi si pensa che una milizia legata a Fatah potrebbe essere un problema per Hamas. È come se un ciclo avesse fatto un giro completo.
La creazione della milizia da parte dello Shin Bet è cominciata quando il direttore dell’agenzia di intelligence era ancora Ronen Bar, che poi è stato cacciato da Netanyahu. Il primo ministro israeliano ha approvato il piano senza farlo passare per il voto del gabinetto di sicurezza; vuol dire che temeva la bocciatura dei ministri dell’ultradestra, che non vorrebbero dare mai, in nessun caso, armi ai palestinesi. Netanyahu aveva evitato il voto degli stessi ministri nel gabinetto di sicurezza anche quando a maggio aveva deciso di interrompere il blocco degli arrivi di cibo dentro Gaza dopo dieci settimane di assedio totale perché temeva la reazione internazionale.
Sul passato di Yasser Abu Shabab ci sono informazioni discordanti. L’ex ministro Avigdor Lieberman, che appartiene alla destra israeliana ma è contro Netanyahu, scrive che il cosiddetto «servizio antiterrorismo» sarebbe legato allo Stato islamico. Dice anche che gli uomini della milizia sono criminali che per darsi una qualche legittimità hanno aderito all’ideologia salafita, una versione molto rigida dell’Islam. Se anche fosse, appartenere ai salafiti però non vuol dire appartenere allo Stato islamico e per adesso è un’affermazione senza prove.
Ci sono informazioni non verificate sul fatto che Yasser Abu Shabab in passato sia stato arrestato per furto e traffico di droga e che faccia parte del clan Tarabin, una tribù di beduini della penisola del Sinai con decine di migliaia di uomini che fino a qualche anno fa guadagnava anche con il contrabbando attraverso il confine tra Egitto e Striscia di Gaza. Il presunto traffico di droga e l’affiliazione ai Tarabin non vanno molto d’accordo con le accuse di estremismo. Lo Stato islamico era sia contro il traffico di droga sia contro i Tarabin, che nel Sinai hanno combattuto con ferocia contro il gruppo terroristico.
Il leader, Yasser Abu Shabab, ha affermato di lavorare in coordinamento con l’Autorità nazionale palestinese. Se appartenesse allo Stato islamico non farebbe mai una dichiarazione così, perché l’Anp è vista dall’Isis come una cricca di infedeli che accetta finanziamenti dagli Stati Uniti e dall’Europa. Non è possibile conoscere il passato e l’ideologia di ciascuno dei suoi miliziani.
Il serbatoio di arruolamento della milizia è tra i clan locali che malsopportano Hamas e anche tra gli uomini che stanno con Fatah. È possibile che la paga di 650 dollari al mese, il dato è dei media israeliani, e le armi siano un motivo sufficiente per alcuni palestinesi per arruolarsi nella milizia in un contesto come il sud di Gaza, dopo venti mesi di bombardamenti israeliani devastanti che hanno lasciato centinaia di migliaia di persone a inventarsi come sopravvivere giorno per giorno.



